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William T. Vollmann – Cioè:…che mi hai portato a fare sotto a Pomigliano se mi vuoi chiedere solo quante pagine scrivo al giorno?

immagine_3_37Come in una specie di catastrofe fisica, una somma causale di vizi o errori, tutto collassa quando uno degli organizzatori dice: «Ci dispiace, ma dobbiamo andare a mangiare, siamo a digiuno da ore, lo scrittore e i presentatori anche, lavoriamo da tempo, l’incontro finisce qua». L’incontro, era quello con William T. Vollmann, scrittore americano in tour in Italia, e si svolgeva a Pomigliano d’Arco. Quello che aveva preceduto questa catastrofe intellettuale di derivazione fisica, erano state 4-5 domande banali, circondate dai fatti personali dei due presentatori, con risposte tradotte male da un ragazzo appena tornato dall’Erasmus in Inghilterra, suppongo. E lo dico con tutta la compassione possibile, ma c’erano omissioni, salti lessicali, finezze linguistiche non colte, e soprattutto tanta confusione, avvolta dal glamour, perché come anni fa ci fece scoprire Wim Wenders: non conta più essere ma filmare, non conta la discussione, il pensiero, l’elaborazione, ma soltanto l’immagine che testimonia l’evento. E ci sta. Il fatto che Vollmann venga frainteso e tradotto male – per chi legittimamente non comprenda la sua lingua – è relativo rispetto alla restituzione fotografica di Vollmann che parla. Mi rendo conto che questo è un dato minimo, ma diventa fondamentale rispetto al fatto che chi compie queste azioni spesso le reitera con la bandiera di solidarietà di turno, in questo caso quella ucraina, dato non secondario. Continua a leggere

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What a Wonderful World

275811681_712100899791118_7555198102833491622_nZelens’kyj pensa al grande futuro dell’Ucraina, divisa in quattro grandi serie: Netflix, Prime, BBC e HBO.

Se Obama per Clint Eastwood era una sedia vuota, Biden corrisponderà a un divano a tre piazze.

Per Putin vale la regola dell’oligarca: quando voi ancora mangiavate con loro le tartine, noi avevamo già ordinato la quarta vodka, urlando merda. Continua a leggere

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Marvin Hagler: il guantone in testa

Nato dalla calce e dai mattoni, generato non creato dai cantieri, Marvin Hagler, divenne Marvelous, scavalcando le corde di un ring. Dall’edilizia si portò dietro i fratelli Pat e Goody Petronelli – che finirono nel suo angolo a fargli da manager e coach – e il gergo: quel buttare giù, che dalle pareti lui traslò ai pugili. E ne andarono giù in tanti, man mano che cambiava ring, combatteva e inseguiva il titolo di campione del mondo dei medi, Continua a leggere

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Minà: vita, avventure, incontri e ricordi

Gianni Minà è la scatola nera di un mondo felice che non c’è più: tutto quello che abbiamo amato, che lui ha cercato, raccontato e connesso con l’Italia. Per questo ora soffre a ricordare, soffre a darci il backstage di quegli anni, e lo fa con delle cartoline da quel tempo, piccoli frammenti di una enorme grandezza. Dentro queste cartoline che sono i capitoli del suo nuovo libro, “Storia di un boxeur latino” (minimum fax), ci siamo noi, dispersi tra le righe, a ricordarci di quando Minà portava in tivù scrittori, attori, registi, musicisti, chiunque avesse qualcosa di davvero interessante da dire e lo dicesse bene; erano un altro mondo e un’altra Italia, quella di oggi soffre a connettersi, è pigra e poco interessata agli altri, e i Minà vengono stroncati sul nascere. Continua a leggere

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Whirlpool: la fabbrica sull’argine

L’hanno cancellata con una X su un grafico, e sotto c’erano le facce delle donne e degli uomini che ritrovate in questa pagina. Lo stabilimento Whirlpool di Ponticelli è uscito dalla prospettiva della multinazionale americana, come lo stabilimento Evansville (Indiana), dove producevano frigoriferi, finito in Messico per abbassare i costi di produzione. Continua a leggere

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