Archivi tag: Verona

Balotelli: picaro senza squadra

Falliti i colpi, sprecate le occasioni, rimette in sesto la lenza e prova ancora a pescare in qualche campo, mentre spegne le candeline del suo ventinovesimo compleanno e si proietta nel futuro con una applicazione che lo invecchia e come didascalia promette a se stesso e agli altri di non cambiare. Mario Balotelli è la più grande discrasia dello sport italiano, l’uomo che peggio raccorda il suo fisico da guerriero Ashanti e la sua biografia (calcistica e non), il calciatore le cui gesta fuori dal campo hanno superato quelle in campo (e chi se le ricorda è un nerd) e che sta sempre sul rasoio dell’ultima occasione. Continua a leggere

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Garella: l’orso tra i pali

La sua lotta è stata col peso più che con i tiri degli attaccanti avversari. Una vita da pugile – di cui c’aveva il naso – lottando con la bilancia per i chili di troppo che poi l’hanno avvolto appena è uscito dal campo, e che lui ha saputo esibire e portare con l’allegria di chi sa vivere con leggerezza. Eppure volava come una farfalla anche se non pungeva come un’ape. Respingeva da canguro, e si muoveva da Orso, Yoghi. Claudio Garella era un portiere composito,  un cocktail, con uno stile sporco, e un grande cuore che teneva insieme specie diverse. Tutto in lui diceva anni Ottanta, dalla capigliatura alle giacche, un trapezista sulla linea di porta, quando sembrava battuto rimediava (divenendo Garellik, un Diabolik di porta), Continua a leggere

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Riprendere i sensi

Piccolo e invisibile, Dries Mertens, passa tra i calciatori del Verona, serpeggiando. Trasformando la sua vocazione in pavloviana dimestichezza. Comincia da lontano, a ridosso del centrocampo, con una serie di scatti col pallone inchiodato ai piedi, riducendo i suoi marcatori: Bianchetti e Moras, in assonnati spettatori del suo passaggio con i compagni Helander e Checchin, il resto lo fa il portiere Coppola lasciandosi beffare dal suo tiro mancinissimo. Continua a leggere

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Un Insigne a Verona

Insigne segna, il Napoli vince, e il Bentegodi si intristisce. Obbligato sempre a mostrare i suoi numeri, costretto ad allestire un varietà pallonaro, forzato ad apparecchiare tutto il repertorio che possiede, Lorenzo Insigne anche quando non ne ha, quando non gli riesce il tiro a giro o il passaggio illuminante e con uno stadio intero che lo insulta, alla fine esibisce se stesso, fa quello che deve fare e porta i tifosi del Verona al silenzio mentre abbraccia Sarri. Pochi minuti di grande calcio per inchiodare la squadra di Mandorlini alla mediocrità e riscattare il Napoli e l’enorme quantità di gioco prodotto che non trovava il gol. E, quando esce, si prende anche il lusso di applaudire gli ultrà che lo fischiano, con un sorriso leggermente sarcastico a un angolo della bocca, quello che dice il Vesuvio non lava Napoli ma toglie punti al Verona. Continua a leggere

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Dalla cravatta alla tuta

XDalla banca al campo, dalla cravatta alla tuta, dagli sportelli e le transazioni agli schemi e ai campi di calcio: Maurizio Sarri, è figlio del ciclismo, per questo prima di arrivare in serie A ha girato tutta la provincia italiana. È il sogno del calcio, o quello che ne rimane, la lunga trafila prima della serie A. Nessun regalo. Tutto studiato, costruito, atteso. Perché il suo è un calcio da scacchi: figlio delle matematiche, Continua a leggere

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