Archivi tag: Verona

Dissipatio G.G.

okokkjjj-kY2-U2901071344721WTD-350x524@Gazzetta-Web_zoomDissiparsi una volta sola

a Buenos Aires sbottonando

la camicetta con la confusione delle mani

senza l’intuizione solita dell’amore per il pallone

scomponendosi in una trama secondaria

d’apocalisse fuori dall’area di rigore

essere ingannato non da un pallonetto

ma dalla playlist del desiderio

Bésame mucho, Bésame mucho, 

euforia dei corpi, confusione di campo

addio scudetto, Coppa Uefa, compagni,

Hiroshima mon amour nelle vene Continua a leggere

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PaoloRossi: azzurro collodiano

Tutti, prima o poi, siamo gli immortali di qualcuno, ma non sappiamo mai bene quando accade, quelli come Paolo Rossi, invece, sanno perfettamente quando è successo. È stato un attaccante che dilatava gli attimi e gli spazi, la sponda migliore per ogni area di rigore: la sua immortalità, presente in ognuno di noi e che si sommava a quella – che ci portavamo dietro come un tatuaggio su una spalla – di Gianni Rivera a Messico70, era nei tre gol al Brasile al mondiale spagnolo del 1982. La più bella rivincita dai tempi di Alexandre Dumas e del suo “Conte di Montecristo”, dove la spada erano quei gol ai brasiliani, e poi ai polacchi e ai tedeschi, qualcosa tra Lazzaro, il “Verdetto” e Pinocchio shakerati e portati sui campi di calcio. E per giunta “A las cinco de la tarde”, l’ora cantata da Federico García Lorca. Continua a leggere

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Balotelli: picaro senza squadra

Falliti i colpi, sprecate le occasioni, rimette in sesto la lenza e prova ancora a pescare in qualche campo, mentre spegne le candeline del suo ventinovesimo compleanno e si proietta nel futuro con una applicazione che lo invecchia e come didascalia promette a se stesso e agli altri di non cambiare. Mario Balotelli è la più grande discrasia dello sport italiano, l’uomo che peggio raccorda il suo fisico da guerriero Ashanti e la sua biografia (calcistica e non), il calciatore le cui gesta fuori dal campo hanno superato quelle in campo (e chi se le ricorda è un nerd) e che sta sempre sul rasoio dell’ultima occasione. Continua a leggere

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Garella: l’orso tra i pali

La sua lotta è stata col peso più che con i tiri degli attaccanti avversari. Una vita da pugile – di cui c’aveva il naso – lottando con la bilancia per i chili di troppo che poi l’hanno avvolto appena è uscito dal campo, e che lui ha saputo esibire e portare con l’allegria di chi sa vivere con leggerezza. Eppure volava come una farfalla anche se non pungeva come un’ape. Respingeva da canguro, e si muoveva da Orso, Yoghi. Claudio Garella era un portiere composito,  un cocktail, con uno stile sporco, e un grande cuore che teneva insieme specie diverse. Tutto in lui diceva anni Ottanta, dalla capigliatura alle giacche, un trapezista sulla linea di porta, quando sembrava battuto rimediava (divenendo Garellik, un Diabolik di porta), Continua a leggere

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Riprendere i sensi

Piccolo e invisibile, Dries Mertens, passa tra i calciatori del Verona, serpeggiando. Trasformando la sua vocazione in pavloviana dimestichezza. Comincia da lontano, a ridosso del centrocampo, con una serie di scatti col pallone inchiodato ai piedi, riducendo i suoi marcatori: Bianchetti e Moras, in assonnati spettatori del suo passaggio con i compagni Helander e Checchin, il resto lo fa il portiere Coppola lasciandosi beffare dal suo tiro mancinissimo. Continua a leggere

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