Archivi tag: vita

Show me the way

Breitenbach-07Al tempo non importa niente di noi, sa che la paura è storia, e quando verrà a cercarci ci troverà in scomposte camere da letto, a sognare un albero sul quale vorremmo salire per guardare gli altri dall’alto: convinti che quello è il nostro mondo di salvezza. Se svegli: proveremo a supplicare, accampando scuse passate, carità di respiri. Non sappiamo mai quando sarà veramente la nostra ultima volta, e per questo ci prendiamo molto molto sul serio. Soprattutto gli scrittori si prendono sul serio, invece, dovrebbero capire che le loro opere sono disperate e inutili, proprio, come le foto di moda.

Photo of Josef Breitenbach

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Come nel mio caso, ad esempio

Ho visto un mucchio di ippodromi in giro per il mondo, belli brutti, grandi piccoli, legali e non, in tutti ho scommesso, qualche volta ho anche vinto, ma non era quello lo scopo, l’ho fatto per il gusto di starci dentro. Credo che la vita abbia a che fare con le corse dei cavalli e non con quelle delle auto, anche se l’adrenalina è la stessa, ma senza casco. È il vento sulla faccia che fa la differenza, e la speranza di chi guarda i cavalli andare, ci vado per quei volti, che hanno la colpa attaccata addosso come la pelle, le loro vite sono alfabeti scritti da bimbi: sbilenchi, con curve improvvise e dalla parte sbagliata, pieghe su pieghe, esitazioni, rattoppi, errori e riscritture nella stessa pagina sullo stesso rigo, una fede enorme con la consapevolezza che no, oggi non è come ieri, o almeno si spera. Il loro lanciarsi nel vuoto – che è il raggiungere il banco delle scommesse o l’uomo che sta in disparte e ha una posta maggiore da offrire – mi comnuove. Continua a leggere

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A phone conversation

«Le strade prendono i nomi dei poeti che muoiono»
«Sì, e i bambini quelli dei nonni che li precedendo»
«Mi prendi in giro?»
«Abbastanza»
«Non ho mai saputo come chiamarla, è questo il problema?»
«Dici che è una questione nominale?»
«Anche»,
«Tu pensi che sia altro?»
«Sono convinto che non abbiamo nessun controllo sulla vita che ci tiene lontani da chi amiamo» «Potrebbe essere una indicazione»
«Mi stai dicendo che il destino funziona come il traffico?»
«Semplifichi»
«Sì, di continuo, vorrei capire, smettere di star male»
«Lasciami indovinare: vorresti una vita migliore?»
«Sì, una vita migliore, che c’è di male?» Continua a leggere

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Bob, il futuro e la partenza inconsapevole

Nel latrato dei cani sta il segreto della notte, canta alla radio il pianista nero, e Bob, pallone sotto la testa, disteso in terra, sorride, guardano Dumas, il suo cane che, invece, ha vinto il divano. Gli aspetti specifici di un pomeriggio fanno parte di un canone personale che qui non intendiamo raccontare, ci interessano le variabili in circolo tra radio e orecchio, e l’ubicazione speciale di un pensiero solo, quello che si chiede: che forma ha il futuro, visto a tanto così da terra? La maggior parte delle frequenze captate non risponde alla domanda, e noi allora proviamo a risalire, senza urtare la suscettibilità del cane, scartando e scartando quello che arriva in cuffia e non è musica. Il cane – chiariamoci – è testimone di un unico desiderio, la fame, infatti non è inquadrato. C’è, invece, un valore da zero a tre che è già stato superato, e questo le nostre orbite l’hanno assorbito. Andiamo avanti. Scartati i suoni esterni che catalogheremo come popolazione distinta estranea alla casa o luogo in esame, e dentro ci vanno anche rumori complessivi, tipo auto, donne e gatti e loro emissione di esistenza, ma senza vincoli di razza. Continua a leggere

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Il cielo

Non succede mica tutti i giorni di puntare sul finale, come Mozart, e chiudere bene. La maggior parte di noi se la batte momento per momento, e pazienza se non abbiamo saputo costruire nessuna civiltà. Per farlo occorrono delitti, buio in attesa del giorno e una città per lo sfondo. Anche una strada che sia deserto a pochi passi dal vero. E attenzione, perchè la vita, talvolta, tenta pure di spiegare, i segni sono molteplici: una ragazza di corsa che spunta da un viale, capelli scompigliati, una lettera: futili parole, una vittoria che non volevi, persino da un libro di John Le Carré può passare, e fredda attraversarti, oppure dirti che si vive smarrendo ma tutto prima o poi riappare, perché Dio gioca geometricamente.

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