Archivi tag: Vonnegut

Sunset Park, intervista con Paul Auster

Difficile non è sopravvivere alle guerre, ma cancellarne il ricordo. Il reduce è sempre uno straniero, soprattutto rispetto al suo passato. Che sia guerra o dolore quotidiano, è solo una questione di campi larghi, quello che rimane è la ferita. A leggere “Sunset Park” (Einaudi, Premio Napoli 2011), di Paul Auster si capisce che lo scrittore è interessato agli uomini che hanno quella ferita, e che sono finiti di fronte a un baratro, reduci senza guerre. Continua a leggere

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Rimbaud a New York

BressonPoundSMAlla fine mi son fatto la mia tv: “Stanza Pound”, giro nudo per casa leggendo Pound (appunto) a qualche milione di utenti americani, a volte leggo cose mie e dico che sono di Ezra Pound, a volte leggo cose di altri e dico che sono mie, loro ascoltano, e commentano, io penso di aver creato il nuovo vero romanzo americano. In presa diretta. Dopo un anno di grandi numeri sul mio sito, sono arrivate le pubblicità, una nuova casa, e le richieste di postare le mie  videopagine sulla colonna destra dei loro web giornali. Tutto ha un prezzo, e loro sono disposti a pagare per quello che non hanno compreso. Eppure era facile bastava leggere Dickens, Carver o forse Richard Ford e capire che è “il quotidiano” quello che la gente vuole capire, “la normalità” il vero mistero, certo, servono: ironia, invenzioni e giusto montaggio, meglio se come base si usa l’insolito, senza mediazioni, da marine. Continua a leggere

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The dark side of the sun

Quando cala la notte a Craryville,  upstate New York, un gruppo di ragazzi può finalmente uscire e provare ad avere un pugno d’ore di normalità. Prima, durante la giornata, il loro corpo (la loro cute) è ostaggio dell’ombra o della luce artificiale. Tempo capovolto. Nessuno di loro può vivere in pieno giorno: niente estate, vacanze, mare. È una vita scavata, da talpa, con il mondo visto da una finestra schermata. Clandestinità di luce, governata dall’incertezza circoscritta di una malattia: si chiama xeroderma pigmentosum (Xp): ipersensibilità alla luce solare, fotofobia, comparsa precoce di lesioni nelle aree fotoesposte, oltre che alterazione neurologica. Oggi la malattia è incurabile. Devi mettere al riparo il tuo corpo dai raggi del sole. Moondance. Illuderti con il buio, in compagnia della luna, aspettando l’alba per rientrare nel circolo vizioso dell’attesa, nella speranza che qualcosa cambi, modificando un ciclo invertito che ti esclude dalla normalità e dalla vita degli altri. La notte, per qualcuno: tempo perso, esplorazione, regione dell’improbabile che non bisogna dire per Oz, madre per Vonnegut, tenera per Fitzgerald, superba per la Merini, dell’oracolo secondo Auster, fatale per Jelloun. La notte mangia i giorni, con loro fa nuovi patti, poi volta le spalle e procede spedita. Si dice abitare la notte e le sue ore, quasi fosse un luogo: striscia scura e buona a coprire tutto, ma non è come stare di fronte alle “tele nere” di Rothko. Continua a leggere

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Ghiaccio-Nove (refrain)

Una delle prime spedizioni del dottor Marcus, fu al polo Sud, ma solo anni dopo rivelò quello che aveva scoperto. Il suo interesse per il ghiaccio si deve all’amicizia con Felix Hoenikker, scienziato nucleare, e padre della teoria Ghiaccio-Nove, che tutti conoscete. È risaputo che l’uomo insegue il benessere e un certo tipo di calore, quindi a Marcus interessavano il disagio e un certo tipo di freddo sotto lo zero. Poi, al solito, ci mise del suo, sostenendo che il ghiaccio avesse una sua melodia, come certe nuvole di calore avevano a che fare con la musica africana e si erano raffinate con i suoni di Jobim. Marcus arrivò a dire che all’interno del ghiaccio c’era una melodia che poteva essere fatta uscire nel passaggio tra lo stato liquido e quello solido. E la melodia è data dalla quantità di ghiaccio analizzata, per dire: in un iceberg ci sono Beethoven e una orchestra (l’esempio spiazza lo so, ma provate a immaginare). Ovviamente il ghiaccio fa a meno delle parole avendo la potenza del suono. Le chiacchiere si sa diminuiscono il potere della musica. Per questo i musicisti e la musica si rifugiano proprio nel nucleo solido del freddo, cassa armonica per pochi. Ci sono intere sinfonie ancora da scoprire ai più, che però, Marcus, ha tirato fuori e catalogato in un file, chiamato “Shackleton216”. Continua a leggere

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