Archivi tag: Walter Bonatti

La vendetta è nelle mani di Dio

Hugh Glass era un incrocio tra Ambrogio Fogar e Walter Bonatti ma con il fucile, la biografia incerta come tutti quelli che si muovono su una frontiera – in questo caso: Nord Dakota –, e una vendetta da compiere. Un viaggiatore e cacciatore di pelli sopravvissuto all’attacco di una orsa e all’abbandono lungo il Missouri, che compie 320 km per raggiungere il South Dakota dove c’è Fort Kiowa e gli uomini che l’avevano dato per morto e lasciato da solo al gelo e tra gli indiani Sioux e Pawnee e l’ostile natura, con l’aggiunta National Geographic. Tutti i dettagli – della storia vera – nel libro di Michael Punke Revenant (Einaudi), che è anche la base del nuovo film (stesso titolo) di Alejandro González Iñárritu con Leonardo Di Caprio nella parte di Glass. Continua a leggere

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Due vite libere

Walter-Bonatti-e-Rossana-Podestà-a-Courmayeur-nellestate-2010-Photo-Mirella-TenderiniÈ andato a scuola dalle aquile sulle Alpi ed ha conosciuto l’oceano guardando il Po per ore: con i sabbioni delle sponde a fare la parte dei grandi deserti. Così è nato Walter Bonatti. Il resto l’hanno fatto Salgari, Conan Doyle, Jack London, Melville, Defoe, Hemingway e Curwood. Lui voleva “solo” capire se era tutto vero quello di cui aveva letto, verificare se quei posti c’erano, e cosa si provava a vederli oltre le pagine, ed è andato, è partito, non ha più smesso. Continua a leggere

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Tempo atmosferico umano

Walter Bonatti, uomo fatto per stare all’aperto. Negli anni non è cambiato, uguale come solo la pioggia. Quando morì tutti parlarono delle imprese ma era del suo corpo che bisognava dire. Ci sono uomini che sono delle cartoline del mondo, lui era così: un filo di ferro che si annodava alle rocce, il cielo pulito sopra la testa, e sotto, intorno: il vuoto. Il gelo non è riuscito ad avvolgerlo, lui graffiava il ghiaccio, bucava le pareti, passava, in generale. Aveva l’approvazione della natura. La maggior parte delle sue forme gli cedevano il passo. Volendo avrebbe potuto essere una corrente religiosa: quella della tenacia. E l’oggetto spirituale fondamentale, usato come unità di misura sarebbe stato il suo passo, la sua voglia di andare. Aveva dentro un flusso di potenziale divino che i suoi capelli bianchi, negli ultimi anni, denunciavano. A cucire le sue imprese, una dietro l’altra viene fuori una bandiera di sopravvivenza, bianca e blu, e state certi, nessun vento la tratterebbe male. Gli hanno attribuito morti in seguito alla sua iperattività, non era così, e la sua pazienza è stata più alta delle cime che si son lasciate scalare. Sembrava dire: qualsiasi cosa accade, rimango me stesso. La sua attività è stata produrre missioni, così vicine alla morte che nessuno pensava che lui potesse realmente morire. E il K2 è solo un capitolo, un frammento ventoso in una biografia di vasta forma, piena di colpi di scena. La sua vita dice a tutti che l’unica soluzione praticabile è vivere, viversi, quasi che l’esistenza fosse la combustione delle forme fisiche.

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