Archivi tag: Werner Herzog

Pasadena, una sconfitta berlusconiana

E quante volte Berlusconi ha rigiocato Italia-Brasile a Pasadena, senza i rigori sbagliati, maledicendo Romario scopertosi – solo anni dopo – comunista e irridente del povero Pelé governativo; con il rigore di Baggio cade il suo primo governo, prima ancora dell’avviso di garanzia, e del debole pressing a centrocampo di Bossi e D’Alema. È a Pasadena, col mondiale mancato, che si interrompe il primo progetto di B, Continua a leggere

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Cinema Italia

dd2968f5-9eae-4480-b233-3acf8d0e1bc6-460x276Quando Diego Godin fa il Grande Sertão nell’area italiana e segna, in campo c’è una tale confusione che un sambodromo in confronto è una sala d’aspetto. I telecronisti sono fermi al morso di Luis Suarez, Chiellini sta facendo Sofialorén con la spalla al vento, nei tifosi italiani si prospetta la ripetizione della partita con la Costa Rica, film d’azione, una sola, la loro. Uruguay Uno, Itala Zero. Continua a leggere

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Cantona presidente

cA guardarlo sui muri, il mondiale brasiliano non è lo stesso che ci raccontano i giornali. Prima dell’allegria c’è il lamento, e i moduli non trovano spazio se non dopo le proteste. Per quanto possano giocare al ribasso, c’è un mondo disegnato per le strade, un paese immaginato, che non corrisponde a quello che gli altri si aspettano. Non per le violenze, non per le manifestazioni, ma perché il Brasile è riuscito ad andare oltre se stesso, oltre la propria cultura calcistica in nome della richiesta di giustizia sociale. E guardando a quelle strade a quelle piazze, tutti, possiamo sentire la stanchezza di un sistema che sta implodendo, che ha nelle qualificazioni delle nazionali minori, Continua a leggere

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il meraviglioso uso del filo di lana

Morso da un topo ad Assuan, giocava tra le macerie a Monaco, scambiò un uomo della compagnia elettrica per Dio. Voleva andare in Congo ma non ci arrivò e fu una delle poche volte che non fece quello che voleva. A scuola non ci pensava, immaginava, invece, l’Albania come posto chiuso e magico. Ha disceso fiumi, volato in molti cieli, e la sua culla ci mancò poco che rimanesse sotto un bombardamento. Continua a leggere

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Il quarto desiderio di José

Manuel Bonald (Madrid,1947-2011). Poeta, saggista e scrittore. La sua prima raccolta di poesie è “Ore morte”(1968), segue “L’eroe non ha tempo”(1969), poi arriva il saggio su Don Chisciotte “Sancho Panza siamo tutti noi, ovvero come stiamo a guardare i pazzi” (1970), divenuto un classico, viene elogiato da Gabriel Garcia Marquez, Mario Vargas Llosa e Manuel Scorza, e diventa un libro fondamentale per la generazione di Roberto Bolaño che ne scrive numerose volte. Bonald, fa vita ritirata, di lui si sa pochissimo, e le apparizione pubbliche sono risicate, se ne parla come del Salinger spagnolo. Scompare davanti al successo inaspettato del libro, per ricomparire nel 1975 con “Tempo di pace” corposo romanzo (mille pagine), che racconta la vita di Francisco Franco, suscita moltissime polemiche, e vende anche discretamente rispetto all’illeggibilità della storia, ogni capito ha una voce differente, e una città spagnola (c’è quasi tutta la Spagna) con personaggi assurdi, che raccontano il loro Franco, poi arriva lui, ma solo dopo 500 pagine, per smentire quelle voci e dare la sua versione dei fatti. In molti provano a comprare i diritti cinematografici, ma Bonald non cede. Due anni dopo pubblica un esile libro “Ágata è stanca”, storia di una ballerina. Ritratto intimo di donna con moltissimi ricordi hard. I giornali scriveranno che si tratta della sua storia d’amore con la ballerina di flamenco Adriana Marcos, ma nel racconto non c’è accenno a un amore con uno scrittore, tutt’altro. Il libro ha molto successo, e questa volta Bonald cede a Miguel Morales i diritti cinematografici, ma dopo l’uscita del film scrive un articolo per El Pais, dove critica aspramente la trasposizione, e ne prende le distanze. Continua a leggere

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