Archivi tag: Zinedine Zidane

Z, l’orgia della stupidità

ZlorgiadelpotereGeorge Romero avrebbe bestemmiato, il regista Michel Hazanavicius ha obbedito. Il suo film, che aprirà il Festival di Cannes, davanti alle proteste dell’Ukraine Institute ha cambiato titolo da “Z (Comme Z)” a “Coupez!”, perché la Z è diventata il simbolo dell’invasione russa (apparendo sui carri armati, camion, e alcune divise), solo che ci sono gli zombie, e quindi nel film chissà come li chiameranno: *ombi, lombi, Combi (un portiere), sgombri, cosi, o X: almeno fino a quando non ci saranno problemi anche con la lettera X, che a me è sempre parsa troppo ambigua fin dalla sua irruzione nella mia vita alla lavagna della scuola. La lingua, dalla schwa alla zeta, sta diventando un pericoloso percorso a ostacoli: per il momento si coltivano asterischi come fiori, ma tra non molto si rovescerà inchiostro su righi interi, come insegnava Emilio Isgrò, che aveva capito tutto. Anche perché la zeta segna un confine tra l’universo dei simboli e l’inizio del caos, una lettera di confine, ultimo avamposto dell’alfabeto. Continua a leggere

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Discorso “unico” su due piedi

La prima battuta è di Enrico Ghezzi, con la parificazione tra il tempo di gioco delle partite di calcio e la durata standard hollywoodiana dei film, ed è un cross per Carmelo Bene: che distrugge il cinema e salva le partite. Il resto è gioco, scambio da ping pong verbale parlando di calcio (perlopiù), tennis, basket, cinema e teatro. È il “Discorso su due piedi” tra Bene e Ghezzi che ventuno anni dopo torna in libreria con la Nave di Teseo (era uscito nel 1998 per Bompiani), rimanendo ancora valido, perché estremo e volutamente laterale, un magma di enunciazioni, diverse teorie, qualche teorema, tanti giudizi e frammenti di sport, e in mezzo: l’assolutezza di Carmelo Bene, la capacità di strologare sull’atto, in una esaltazione del racconto partendo dal gesto, scegliendo il brasiliano Romario come “immediato io”, Continua a leggere

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Neymar jr: calcio superfluo e petroldollari

Evaporato nella sua stessa inquietudine, mammifero disperso nel Grande Sertão cantato da João Guimarães Rosa, incompleto e insoddisfatto, Neymar da Silva Santos Júnior, per brevità Neymar Jr., rischia l’auto-ammutinamento per incapacità di star fermo quando non gioca. Dal Barcellona era corso al Paris Saint Germain attratto più dai petroldollari che dal progetto – anche perché è incapace di pensarsi in gruppo, vittima del proprio assolutismo – ora “si vede” al Real Madrid sperando nella sete di rivalsa di Florentino Pérez, in realtà Neymar incarna tutto il superfluo del calcio contemporaneo. Continua a leggere

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Calciomercato: noia, supervalutazioni e piccoli Omero

Un tempo il calciomercato era come i fuochi sulla spiaggia: intorno si sognava, si mischiavano postazioni e desideri, e soprattutto nascevano cose, persino famiglie, c’erano le canzoni di Battisti e c’era Maradona, ma ora quel fuoco è spento, quella fiamma langue, e pure noi ci annoiamo tantissimo e in giro neanche un attaccante per chiacchierar. Continua a leggere

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Liverpool in the sky with diamonds

Lì, sotto i cieli blu di periferia, come ironizzavano John Lennon e Paul McCartney in “Penny Lane” raccontando la loro Liverpool senza pioggia, dove adesso Jürgen  Klopp allena, dove nessuno – calciatore o tifoso,  a meno che non sia dell’Everton – cammina mai da solo, dove il collettivismo del porto è passato tutto ad Anfield come unico esorcismo in cerca del riscatto storico, Continua a leggere

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