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Mertens: a passo di milonga

L’esperimento Mertens è riuscito, Sarri ha avuto ragione. Gol dopo gol c’è stato un falò di dubbi, complessi, idee sbagliate e purtroppo anche di Gabbiadini “caduti alla panchina”. Aveva bisogno di spazio, gol e di una benedizione, Dries Baixinho Mertens, per consolidare il suo nuovo ruolo, e sono arrivati. Sette gol in sette giorni. Tre al Cagliari, quattro al Torino, ma non è tanto il quanto, ma il come: a fare la differenza. Continua a leggere

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Quando le squadre le facevano i gesuiti e le aree di rigore le sgombravano i carabinieri

E uno come Zoff, dico della stessa misura umana, non solo capa­ce di armonizzarsi al gioco, ma proprio della stessa creta, era Luigi Meneghello che – saetando in rete il palón – molto prima di Matteo Darmian e Graziano Pellè o Vialli o Zola, dimostrò in Premier Lea­gue che un italiano poteva essere ripetutamente il migliore in campo. E sul campo aveva imparato l’inglese, prima di finire ad insegnar­lo, mischiandolo al tatticismo delle parole italiane. Cros, Ossei, Au, Tròine, Còrne, Gol. E sempre sul campo aveva imparato il rispetto per le regole e gli uomini, che lui si trascinò su su anche in monta­gna, quando il catenaccio era una esigenza e col contropiede non si vincevano i campionati ma le guerre. Il gioco del pallone era entrato nella sua vita prima delle lettere, e poteva, anche, parlare a lungo di motociclette come un meccanico cresciuto alla Guzzi; Continua a leggere

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Il subentratore

Edy-RejaÈ uno di quelli che conservano i numeri di ieri, per questo lo trovano sempre quando serve. Il suo prefisso è 3-5-2, viene da lontano, è fuori tempo, quindi è giusto per le squadre che hanno sbagliato stagione. È il subentratore, Edy Reja, faccia da Bartali, naso come una salita, curve a gomito intorno agli occhi, poche le gite. L’ultimo highlander di un calcio che è passato, quando giocava lui le maglie avevano il bottone come le camicie. Continua a leggere

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Venticinque metri e un dente rotto

timthumbVenticinque metri e un dente rotto, è questa la distanza che separa Frattamaggiore da Fuorigrotta passando per Dortmund. Tra il piede destro di Lorenzo Insigne e il sorriso triste di Mitch Langerak, portiere del Borussia, c’è una barriera che è mondo complesso e distante: condensato in quattro uomini, e scavalcata in una manciata di secondi. Tiro, traversa, gol. Il pallone è un animale viaggiante che prende traiettorie fantastiche quando trova piedi nobili capaci di dargli parabole perfette. Continua a leggere

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