Soggetti per film come almanacchi

“L’affittacani” /1

Durante il regime coronavirus a Roma il signor Attilio Meniconi, ragioniere in pensione, vedovo, affitta i suoi due cani (taglie diverse un alano e un pinscher) agli inquilini del palazzo per farli uscire con giustificazione richiesta dal governo. Intorno all’affitto dei cani si creano diverse storie, quando la signora Giulia Nascinbeni perde il cane Lallo, quello di taglia piccola, tutto cambia perché il solerte vigile Renato Mascheroni scopre che il cane non è della signora Giulia che lo usava non solo per uscire ma per incontrare il magistrato Ermete Secchia, seguono vari esercizi di autorità e tentativi di chiuderla alla buona, ma niente, perché il cane Lallo non si trova (è sfuggito alla presa poco salviniana della signora Nascinbeni correndo libero per Roma). Attilio Meniconi viene scoperto come affittacani, il giro dei coinvolti è di un palazzo intero e nelle confessioni, al cospetto del commissario Manlio Calzoni, vengono fuori gli intrecci amorosi e i traffici: soprattutto uno, quello dei falsi permessi per visitare i genitori anziani e inesistenti del Meniconi. Ma quando tutto sembra precipitare, arriva la fine del contagio, il coronavirus è improvvisamente scomparso, e Lallo si ripresenta al palazzo.

Indicazioni di regia: girare nel palazzo Federici – quello di “Una giornata particolare” di Scola – citare “Umberto D.” nelle interviste, provare a ritrovare il Castellitto che sembrava dovesse essere una parte di Sordi, chiedere a Favino di fare il cane Lallo, la signora Giulia è ovviamente la Ferilli, il magistrato è Verdone. Musiche di chiunque, basta che non abbia fatto lezioni tutorial o concerti streaming in quarantena.

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“2021, una giornata tranquilla” /2

L’Italia dopo la pandemia è diventata la nuova Hong Kong, un protettorato cinese in Europa. Vediamo dibattiti sugli errori commessi durante i mesi del contagio, su come tedeschi e francesi erano favorevoli all’abbandono economico dell’Italia, mentre la Cina la rilevava agevolmente come un hotel a Las Vegas; il pentimento è economico, ovviamente perché ora l’Italia è pericolosamente competitiva. Ripianato il debito pubblico, il paese vive un nuovo boom economico, tutto fila via lisco, tranne alcune libertà individuali, andate perdute, sono rimasti molti dei divieti vigenti durante il contagio, e c’è una frangia di italiani, definita “fuoriusciti”, che non si arrende, sono stimati in 12 mila, perché erano 12 mila quelli che leggevano “Il Mondo” di Pannunzio. Il governo d’accordo con i governatori ha ingaggiato alcuni cacciatori che hanno licenza di uccidere. Il cacciatore29 è il protagonista del film, si chiama Giu-Lio Na-ta-Gli-One, ed è interpretato da Favino. È una specie di Harrison Ford in “Blade runner” solo che si tinge i capelli e ama il brodo di polpo, e si fa la cresta su quelli che uccide, oltre che cacciatore è pure predatore. I fuoriusciti sono considerati una specie di replicanti da abbattere perché nocivi al sogno italo-cinese, per questo si è stabilito che entro l’anno vanno eliminati, tutti. Il cacciatore29 è bravissimo: scova, uccide e deruba, almeno fino a quando non è chiamato ad uccidere Flo-Ra Col-Ang-eLi, una hostess dell’AliCina, che tiene i contatti con i fuoriusciti cinesi attraverso un fan club di Toto Cutugno a Pechino, e ha un solo difetto: ama follemente Ai Weiwei non ricambiata, ed è anche convinta che sia un grande artista. La seguiamo nelle sue traversate da Roma a Pechino e Shangai, vediamo le sue riunioni con i fuoriusciti cinesi, e assistiamo anche ad alcuni attentati: tipo salare il brodo di polpo. Parallelamente seguiamo anche gli appostamenti sfinenti del cacciatore29 che, però, dopo un primo attentato a Pechino, fallito, che genera una seconda Tienanmen, riceve l’ordine di ucciderla a Roma: perché molto più sicura di Pechino in misure omertose. La scena finale è la sparatoria al gate71 con Flora che ha un mitra nella borsa AliCina disegnata da Ar-Ma-ni e il cacciatore29 che viene subito ferito, si spara come un Tarantino per 3 e poi alla fine Flora muore, mentre il cacciatore29, ferito, la guarda cadere e per la prima volta non può derubare la sua vittima, questo genera una crisi che avrà conseguenze che vedremo in 2022. Intanto, mentre il cacciatore29 ci pensa, un uomo delle pulizie che ha appena montato il turno chiede: Ma scusate che è successo? E lui, sparandogli, risponde: Niente, è una giornata tranquilla.

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“Volare da fermi”  /3

Italia postpandemia, nessuno può ancora uscire di casa e al festival di Sanremo non partecipano i cantanti ma i condomini. Amadeus interpretato da Favino presenta in un teatro Ariston vuoto: il primo festival itinerante, le troupe della Rai escono a riprendere l’esibizione dei condomini. Il film segue la preparazione delle esibizioni, le storie delle canzoni e gli/le interpreti e i loro balconi e le loro finestre, e poi il canto libero nelle serate italiane. 20 canzoni da condomini, e 10 da ville dei vip. Edizione con boom di ascolti, per forza di cose. Le vallette che assistono: alcune da casa loro, altre a debita distanza da Amadeus/Favino, cambiano mascherine dei vari stilisti ad ogni presentazione, anche i superospiti si esibiscono con coro condominiale se non domiciliati in villa. Balletti solitari sui pianerottoli e terrazze. Gran finale in collegamento con Pechino dove i sosia di Pavarotti cantano Puccini riscritto: “Nessun esca! Nessun esca! Per carità! / Tu pure, oh Principessa / Nella tua fredda stanza / Guardi le stelle che tremano / D’amore e di speranza / Ma non devi uscir / La notte chiama / Ma il mio mistero è chiuso in me / Il nome mio nessun saprà / Nemmeno il Coronavirus, / No, no, sulla tua bocca non potrò / Baciarti, quando la luce splenderà / Ed il mio bacio si scioglierà sulla tua mascherin /Il silenzio di chi soffre perché non aver / Nemmeno un baciooooooooo/ (ll nome suo nessun saprà/ nemmeno la polizia /E noi dovrem, ahimè, morir, morir) /chiusi in casa / Dilegua, oh notte/ Tramontate, stelle/ Tramontate, stelle/ All’alba vincerò/ Vincerò / Vincerò”.

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“Una 44 Magnum per l’ispettore De Luca” /4

Napoli durante il coronavirus. La gente dopo una iniziale blanda repressione sembrava aver recepito l’ordine di stare a casa, ma poi la camorra adotta il metodo inglese e decide di uscire scegliendo l’immunità di gregge. E l’ispettore De Luca (interpretato da Favino) non ci sta. Vuole che tutti stiano a casa, per il bene del Bene, e comincia una guerra feroce, sparando a quelli che trova sulla sua strada. È uno sporco lavoro e lui lo sa fare. E mentre lo fa al Vomero si moltiplicano le donne ingravidate della sua 44 Magnum. Ma anche la camorra risponde al fuoco, con Gennarino ‘O bidone: due quintali di killer, grande mira, uccide dall’auto senza scomodarsi, ma per la prima volta sbaglia, non accadeva dallo scudetto del Napoli, segue flashback con storia di un magrissimo Gennarino – solo 98 chili – che distratto dai festeggiamenti manca l’onorevole Leopoldo Esposito, che poi per ringraziarlo gli farà da testimone di nozze (breve parentesi su matrimonio con commento dal presente per la nostalgia di fumare dentro i ristoranti e di sparare contro il soffitto). Erano i tempi in cui l’ispettore De Luca lottava nella Locride e a Napoli la camorra ballava. Ma quando anche Gennarino cade per mano dell’irreprensibile ispettore De Luca, la camorra schiera il bambino Michelino, che in realtà è un nano di 56 anni, che non sa far di conto come Di Maio, e interrogato dal poliziotto sulla tabellina del due lo trae in inganno, e poi lo commuove raccontandogli della mamma morta di coronavirus, e delle precarie condizioni del padre, già cuoco abusivo, ma a menù fisso, sul notturno Napoli-Monaco, ora soppresso per via della pandemia. De Luca sembra in trappola: trascinato nel vicolo da Michelino che gli ha anche conficcato un coltello nella coscia prima di essere crivellato dalla sua 44 Magnum. Resiste alla pioggia di proiettili e di guanti infetti del Cotugno, e si fa largo sparando e urlando, facendosi scudo col corpo del nano, e mentre esce dal vicolo, vittorioso, canta Omero per educare il popolo napoletano alla grandezza della poesia greca oltre all’utilità di starsene a casa e di non farlo incazzare. Titoli di coda sulla 44 Magnum fumante.

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“Bello onesto emigrato Australia sposerebbe compaesana non infetta” /5

2021 dall’Australia Nicola De Angelis (interpretato da Favino), capostazione delle ferrovie australiane, cerca una donna italiana, non infetta, attraverso la App “Viva la Sposa viva!”, e dopo diversi tentativi trova la bella Carmela Satta, che mente sulla sua professione di escort, ma dice solo di essere una ex parlamentare del pd che vuole emigrare perché stufa del nazionalismo insorto dopo la pandemia, non ne può più degli italioti, anche se hanno dimostrato tanto coraggio come dicono i tiggì. Nicola davanti alle foto del profilo, poi confermate anche dai vari social, dove Carmela appare, sì, discinta, ma sempre con una compostezza da showgirl di canale5, si convince dopo la negatività al tampone, e le dice di raggiungerlo a Perth. Ma anche lui ha mentito, non è un capostazione ma un semplice operaio ed ha anche il piede caprino, però supportato da una nerchia che Rocco sembra Spadolini, tra gli amici australiani è detto Nick big dick. All’arrivo Carmela non fa storie, dice: “Pensavo peggio, invece sei meglio di Spinaceto”. E lo abbraccia, e cerca anche di farsi cingere nel parcheggio, ma Nicola desiste. Non sa ancora cosa lo aspetta, ha progettato un lungo giro in treno con la sua sposa, che è vero: non ha il coronavirus, ma l’aids, e senza problemi scopa Nicola, poi suo cugino Sandrino un metallaro-poohista di Pesaro convinto di esportare la migliore musica italiana a Perth, i membri della band di Sandrino tutti alla loro prima esperienza sessuale da giovanissimi cinquantaquattrenni: John, Al e Steve; il vero capostazione Ernest, l’idraulico August, l’elettricista Pacho, e tutti i commercianti della comunità italiana della città. Prima di partire per il viaggio che la vedrà donarsi ad ogni stazione come una boccadirosa in trasferta, Carmela ha infettato mezza città. Durante i preparativi per il matrimonio cerca di darla anche al parroco Joseph O’Connor che però è gay e scompostamente rifiuta il dono, al quale non si sottraggono i chierichetti. Durante il viaggio la generosissima Carmela riesce a infettare mezzo treno, prima di essere arrestata. Ultima scena Nick che arrancando col piede caprino insegue l’auto della polizia come uno Zivago australiano.

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“Tienammente” /6

È la storia di Ciro Ascione (interpretato da Favino), disoccupato organizzato che, durante la quarantena pandemica, fa la spesa per tutto il vicolo suo, con rispettive creste. Seguiamo la vita di Ciro, i suoi rapporti cordiali con tutto il vicolo, perlopiù anziani, con le loro storie, vecchi trans, vecchi contrabbandieri senza inps, vecchie prostitute, vecchie cameriere e un vecchio traduttore dallo svedese: Attilio Veraldi. È sua la decisione di mandare fuori solo Ciro che con i suoi 54 anni ben portati di peroni, cocaina e diversi furti senza destrezza: è quello meglio abilitato per soddisfare le spese del vicolo. Tutto fila liscio per una settimana, poi a Napoli arriva l’esercito e si comincia a registrare una leggerissima tensione che poi diventa mano pesante. Ci sono i carri armati per strada, e la filodiffusione dei discorsi d’ammonimento di Vincenzo De Luca. Ciro abilmente ma non tanto sguscia quelle trentasei volte al giorno per fare la spesa a tutti e, ovviamente, la cresta per sé, quando un carro armato gli sbarra la strada al penultimo ritorno a casa, i soldati – solertissimi e incitati dalla filodiffusione della piccola guida – scorgono delle irregolarità: Ciro ha eluso il servizio militare e deve ancora scontare due giorni di carcere per un vecchio furto di un paio di Nike per suo figlio inferiore medio del terzo matrimonio non regolarizzato, a nulla serve invocare l’errore e la straordinarietà della situazione. Va arrestato. Ciro non ci sta e comincia a correre, un altro carro armato gli sbarra la strada, e lui messo alle strette comincia a recitare in modo sconnesso le poesie di Ferdinando Russo che ha imparato dal traduttore Veraldi, ma i soldati sono sardi e scambiano i versi per offese, intanto da tutta la strada c’è gente che canta “Era de maggio” sui balconi, causando un ulteriore fraintendimento, e, alla fine, Ciro viene investito dal carro armato, nella distrazione generale.

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“Le 40 giornate di Napoli” /7

In una tranquilla notte di sorveglianza militare, un grido squarcia il silenzio della città: «Jatevenne ricchiun’!». È il grido di battaglia dei nuovi resistenti, la popolazione di Napoli, passata la pandemia, stanca, che insorge per cacciare i militari italiani come era successo con i tedeschi. Seguiamo le vicende di alcuni napoletani in diverse parti della città che sono si rivoltano all’unisono attraverso le tombole condominiali via balcone. Con sottofondo di tamburi modello “Battaglia di Algeri” e urla apparentemente senza senso: 29-16 e 47. Il piccolo Gennarino (interpretato da Favino) caccia, con l’apporto della sua baby gang, i militari italiani da Forcella, anche per evidenti ragioni commerciali che il battaglione sardo non aveva compreso non conoscendo nulla della città. Il Capitano Capozzi (interpretato da Favino) si fa cecchino al Vomero dagli spalti del Collana e fa impazzire i soldati italiani colpendoli con delle freccette all’amaro Averna e delle registrazioni di Lorenzo Insigne che legge tutto De Giovanni. A Fuorigrotta invece i pensionati (interpretati da Favino) cacciano i militari costringendoli ad ascoltare gli ultimi dischi di Edoardo Bennato e lanciandogli delle polpette al ragù con l’antica ricetta napoletana, pesantissime ed efficaci più dei B52. Il resto lo fanno i ladri (interpretati da Servillo, vi ho fregato) che nella notte hanno smontato i carri armati dei poveri militari e i trans (torna Favino, tranquilli) che assaltano il palazzo della regione prendendo in ostaggio il governatore. Il film finisce con i napoletani che smontano De Luca sul lungomare ri-liberato.

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“Zeppola Connection” /8

Mario Esposito (interpretato da Favino) camorrista, gestisce una pasticceria al centro di Napoli e usa la consegna dei dolci per la droga e per estorcere il pizzo. Durante la pandemia calano le consegne e non rimane che il giorno di San Giuseppe e la scusa delle zeppole per smaltire un grosso carico di droga, anche perché metà città lo aspetta. Ma l’ispettore De Luca e la sua Magnum 44 sanno che questo sarebbe gravissimo per la diffusione del virus e per evitare il contagio insegue e uccide chiunque sia per strada, con la copertura dell’esercito. Cadono runner come fiori di pesco nei film di Kiarostami. La Magnum dell’ispettore non dorme mai, e come ha inciso sulla canna è “una macchina che uccide il contagio alla fonte”. Non c’è spazio per i dubbi come raccontano le gazzette a supporto del giustiziere, non c’è tempo per i ragionamenti né per la poesia, questo è il tempo delle uccisioni sommarie e delle decisioni irrevocabili, dietro un pasticcere, un pizzaiolo, un fornaio, pur anche un semplice barista ci può essere un focolaio, e davanti a un focolaio che sarebbe l’ammissione di una politica sanitaria gestita a cazzo negli ultimi anni meglio un proiettile, un sano promettente proiettile che spegne il pericolo e tiene tutti in casa. L’ispettore De Luca è il Bene, e i pasticceri imprudenti e tutti camorristi – non si spiegherebbe lo spreco di crema nei cornetti e ora nelle zeppole, dietro tutte quelle uova c’è la camorra –. Ma in città compare Joker-Donuts un pasticcere aggregato con i soldati americani, che non ci sta e sfida l’ispettore De Luca a duello, dopo aver consegnato zeppole fritte farcite alla vaniglia e bagnate tre volte nella glassa a tutta Napoli: gettandole da un deltaplano nei quartieri divenuti prigioni. L’ispettore De Luca brancolando nel vuoto decima le truppe americane di stanza a Napoli, al grido “Meglio per mano mia che per mano del virus”. Il duello avviene a Nisida, con sottofondo di Bennato ubriaco che prova a rifare l’armonica di Morricone ma ne viene fuori un girotondo con preghiera alla Enzo Avitabile che pure Joker-Donuts mentre cade sotto i colpi dell’ispettore De Luca chiede di mettergli una cosa più sobria. Finale con l’ispettore che urla: «La città e miaaaaaaaaaaaaaa », mentre la sua Magnum fuma

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“Matrix medieval virus” /9

In un futuro incerto dove i virus si susseguono senza tregua, non si fa in tempo a trovare il vaccino che ne arriva un altro, il governo italiano pensa di clonare l’ispettore De Luca e la sua Magnum 44 per riuscire non tanto ad affrontare le minacce dei virus ma come proficua distrazione per le masse. Dall’originale, ormai vecchio anche se rigenerato dal cambio delle cellule e sempre attivissimo nella caccia a tutto, se ne ottengono diversi in copia conforme e con accento lombardo o toscano, e con modulazione di violenza: si può scegliere di accrescere quella verbale o quella fisica o entrambe mettendolo in modalità Giustiziere per il Federalismo o scegliere la versione da salotto modello Zagrebelsky. I vari governatori dell’Italia – che è divisa con un sistema parafeudale con micro e macro regioni-stato – sono attratti ma anche minacciati: l’ispettore De Luca era diventato re del Regno delle Due Sicilie e temono una riunificazione dell’Italia attraverso i cloni, così lo scelgono con l’accento del proprio territorio e in modalità moderata o peggio Zagrebelsky ignorandone che la verbosità meridionale unita al magistero costituzionalista genera mostri. Questo errore genera una discussione tra regioni-stato tre volte peggio della guerra, con conseguenti duelli, vendette, invasioni, che fanno perdere di vista il virus di turno. Per porre fine alle discussioni e tornare al solo virus, i governatori chiedono di clonare i De Luca- giustiziere per terminare i De Luca-Zagrebelsky, alla fine rimane un esercito di giustizieri che, si scopre, ubbidiscono al disegno dell’originale che riunifica l’Italia facendone un paese stalinista-salernitano.

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“Cravatton” /10

Paesino del Molise, zero casi di corona virus, ma non basta più stare chiusi in casa, il nuovo IspettoregovernatorissimodeglInternidelSud, Vincenzo De Luca, chiede a tutti un altro sacrificio: chi non si è ammalato è colpevole, quindi ogni giorno, tra le famiglie che non hanno dato corpi al grande stato del sud, se ne estrae uno per la salvezza comune, se si è asintomatici si viene contagiati con ebola o sars, non si sfugge. Nel grande giorno della liberazione tutti devono aver pagato un prezzo con una linea di febbre, il sud deve essere interamente toccato dalla pandemia e dal dolore. Alfredo Belladonna (interpretato da Favino), ciclista amatoriale col vezzo di pedalare in cravatta, col reddito di cittadinanza, un vitellone molisano, sorteggiato già tre volte, non si è presentato alla chiamata per contagio e ora è latitante. Per farcela deve superare il confine, ma è difficilissimo, e per scappare deve riuscire a collegarsi con una rete clandestina che con un barcone traghetta i renitenti alla leva-virus: si può scegliere o l’Albania – che ormai è il Messico dei latitanti italiani – o l’approdo a Rimini più difficile da sostenere. Belladonna non ha preferenze sceglierà quello che costa meno prendendo un lastminute per qualunque posto dove possa rimanere integro: ha fatto il militare in Sardegna e quella è stata l’ultima volta che ha lasciato il Molise, in più ha una confusione storico-geografica che in confronto Di Maio è Fernand Braudel. Ma Belladonna ha anche una astuzia selvaggia, che ha affinato in tanti anni di lavoro scansato, sempre andando in bici – gimondiano prima, pantanista dopo – non teme le salite e nemmeno la caccia da parte dell’Esercito della Salvezza deluchiano. Sono giorni duri per il vitellone, quasi preso per via di una corrispondenza ventennale con Concita De Gregorio – alla quale manda selfie in costume adamitico – braccato duramente, alla fine riesce ad imbarcarsi, aiutato dagli scafisti albanesi. Lo vediamo sbarcare a Tirana, felice come un Tardelli82, dove però, dopo poco, viene arrestato IspettoregovernatorissimodeglInternidelSud, De Luca.

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“Napoli Pandemika!” /11

Piazzetta Nilo. Durante la quarantena corona virus, dei coinquilini lucani cercano di superare l’epidemia con i loro pochi mezzi: la Basilicata ha sbarrato l’accesso, i pacchi delle madri, così come i soldi per l’affitto cominciano a scarseggiare e di rivendere il fumo non se ne parla, loro sono iscritti a Libera e poi che direbbe Don Ciotti. Il tempo trascorre tra lunghe discussioni sul diritto di espressione di Noam Chomsky, le dirette di De Luca, aperitivi con caciocavallo di Lagonegro in collegamento con Pinuccio in Erasmus in Galles e tentativi di gruppi di studio sui Coldplay. Terminata l’ultima bottiglia di Aglianico del Vulture, Gerardo di Pescopagano decide di accettare la proposta di Ciro, proprietario di casa: al posto del pagamento dell’affitto, l’appartamento sarà base di smercio per mascherine, camici e amuchina rubati, una vera borsa nera pandemica. Vincenzo e Mariano prima contrari, poi convinti da Gerardo, decidono di tenere nascosto il traffico a Pinuccio. Dalle pareti tolgono i poster di Falcone e Borsellino e appendono quelli di Formigoni e Umberto Smaila. Gli affari aumentano e passano subito alle tute, e poi ai respiratori. E, infine, il grande salto: l’amuchina di contrabbando – con laboratori nei bassi e la nascita di una nuova economia napoletana – chiamata “amuchina Santo Eduardo”. Dei tre lucani iscritti a Libera, finita la pandemia, è rimasto poco: al ritorno in Italia, Pinuccio, dato disperso dopo la terza rivoluzione inglese, guarda ai suoi coinquilini con il disprezzo riservato ai personaggi di Gomorra, prova a raccontare la sua storia in un campo di prigionia per non contagiati, il suo viaggio di ritorno tra fame e frontiere, ma nessuno lo prende in considerazione, sono tutti presi dagli affari o dalla serie tivù sulla vita di Burioni; distrutto dalla fine dell’amicizia e degli ideali, è l’unico del gruppo a laurearsi in filosofia, tesi su Slavoj Žižek e la possibilità di costruire una società trotskista a Napoli, mentre gli altri sono entrati nella gestione di una clinica privata la Santo Eduardo e se la spassano, sognando di portare il Matera in serie A. Ultima scena, Palazzo Giusso, Pinuccio solo con una Peroni familiare.

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“Covid Torah-19” /12

Tel Aviv, 2021. Il ricercatore Avraham Biton ha scoperto il vaccino per il Covid19. Alla notizia informale si crea il panico nei governi. Lui lo ha detto, dopo l’ultimo esperimento, solo al suo direttore del dipartimento di ricerca, il severo Peretz, che, però, era spiato dai cinesi, dagli americani e dai russi, per via di una sua passione per le Barbie, le tre Intelligence lo hanno agganciato su un forum per Barbie: vendendogliene alcune del 1963, ’67 e ’79, e cominciando a monitorare l’evoluzione delle ricerche nel suo laboratorio, intuendo che da lì sarebbe arrivato il vaccino. Bisogna fermare Biton e Peretz, altrimenti finisce la pacchia, meglio morti che di nuovo con la gente per strada, visto che i carri armati ormai vengono usati come forni a microonde per il pane da distribuire, e sul servizio gli italiani sono diventati i migliori. Il governo d’Israele decide di dare l’annuncio, ma salta tutto, perché un palestinese, Hanin Tafes, anch’egli collezionista di Barbie, accoltella il professore Peretz, che gli aveva sottratto una bambola durante un rastrellamento, per anni aveva covato la vendetta: concretizzandola nel momento sbagliato. Nel casino i cinesi tentano di rapire Biton, che, però, riesce a scappare rifugiandosi presso dei coloni amici, che sono delle spie russe e lo consegnano a Putin in cambio del nome del soldato tedesco che aveva ucciso i loro nonni. Ma la jeep russa viene assaltata da un commando di al-Aqsa, che preleva Biton e mentre lo fa già chiede la liberazione di Marwān Barghūthī e poi dopo pochi minuti la restituzione dei territori segnati su una agenda di Arafat comprata dal vescovo di Aleppo al mercato delle pulci del Cairo. Si scopre che Arafat aveva segnato pure la Sardegna e tocca darla ai palestinesi. Ma Israele prende tempo, può perdere se stessa in cambio della salvezza dell’umanità? Ma nun pazziamme proprio, Netanyahu risponde così, convinto che ci fosse una copia degli studi, e invece Biton si è portato tutto dietro. I Palestinesi si montano la testa e cominciano a chiedere cose assurde: tipo Messi all’Atletico Jenin, dei video porno di Jennifer Lopez con Danny DeVito, che Marwān Barghūthī giochi nei Los Angeles Lakers e che Wall Street diventi Bin Laden Street. Ma mentre Trump pensa chi se ne fotte, sì, Netanyahu fottendosene di tutti: bombarda il covo dei terroristi, uccidendo anche Biton, e poi in conferenza stampa dice: Non è che dobbiamo pagare sempre noi ebrei, non c’è un altro cazzo di ricercatore capace di trovare stu’ sfaccimme ‘e vaccino?

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“Caccia all’Asintomatico Rosso” /13

Napoli 2022. L’ispettore De Luca mette su una task force di cacciatori di asintomatici, guidati dal Capitano K che mimetizzato da medico gira per le case a fare tamponi in cerca degli asintomatici. La squadra si muove silenziosa, ed oltre che dal capitano K è composto dal tenente M (che sotto le forme di bella infermiera poi scopre anche gli asintomatici più riottosi), da G maresciallo e ballerino che copre la quota gay e per chi è completamente disinteressato al sesso, avvocati di ogni ordine e grado, c’è l’assicuratore F. In pochi giorni fanno più tamponi della Cina e scoprono asintomatici che poi posano in eterno, secondo le disposizioni dell’ispettore. Tutto sembra procedere come previsto – man mano che sfoltiscono la popolazione asintomatica l’ispettore comunica in diretta le potature che vengono salutate con la ola da casa come un tempo le esecuzioni nel vecchio west – ma c’è un asintomatico che sfugge e continua a contagiare: è il postino Mario Esposito, è stato tracciato ma non intercettato si muove su una moto da enduro, e ogni volta viene mancato dalla squadra di cacciatori. Ormai tutti lo conoscono, ma per rispetto della privacy solo il suo iban non è stato reso pubblico e dopo la scheda letta dai tigì è stato ribattezzato “asintomatico rosso” perché risulta che alle primarie del Pd ha votato Cuperlo. La caccia diventa collettiva, e il postino si rivela più abile di Condor. In realtà vorrebbe consegnarsi ma l’idea di essere ucciso lo infastidisce un po’, e allora fugge. Vive giorni terribili: per fare il pieno alla sua moto è costretto a vendere la collezione di francobolli che celebravano i primi modelli di autocertificazione e quelli dedicati a Burioni, Conte e Fontana, e per mangiare a rivolgersi alla mensa dei benedettini dichiarandosi un ex membro di Confindustria. I benedettini lo accolgono, sfamano e poi denunciano al capitano K, ma siccome dopo cinque minuti non è ancora arrivato, non sapendo come trattenerlo: decidono di crocifiggere l’asintomatico rosso in refettorio. Ultima scena da Masaccio.

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“Covind-19-20-21 Now” /14

Usa 2021. Gli Stati Uniti sono ancora in piena pandemia con milioni di morti, e il paese è un grande Vietnam. L’esercito ha preso il potere. Il presidente Trump ha il solo controllo di Washington – divenuta giungla – attraverso un manipolo di reduci e paparazzi, manda videomessaggi dove canta canzoni di Elvis e rilegge racconti di Carver che poi interpreta come un tempo la bibbia, cui seguono dei gospel con quello che resta della famiglia Jackson – il ritornello è: Centomila morti che volete che sia? –, talvolta manda anche dei vecchi video porno che lo vedono cingere pony e giraffe e raramente anche uomini e donne, per poi contestarli dicendo che sono propaganda del regime pentagono-militar-comunista che gli ha tolto la presidenza. Intanto, Bolsonaro bombarda la California per farci surf, dopo aver deforestato completamente la foresta amazzonica. Poi guarda in camera e dice: Un milione di ettari, che volete che sia? I vertici dell’esercito decidono che sarà il dottor Tedros Adhanom ad andare da Trump, con una missione segreta, “The world watch we”. Parte da New York con due sergenti dei marine pluridecorati e con diversi attestati di tortura e numerosi stage a Guantanamo, e una coniglietta di Play Boy, Julien, di 75 anni, che riesce a far miagolare Trump chiamandolo ogni sera al telefono. Il viaggio sarebbe breve in una situazione normale, ma ormai niente è normale. Bisogna superare diverse avversità, nel Jersey la mafia italiana richiede che tutti sappiano le canzoni di Gigi D’Alessio per avere un lasciapassare e che ne cantino una con i Rem che si sono riunificati dietro una leggerissima pressione e che ora stanno H24 su un palco a sostenere la prova D’Alessio per quelli che devono attraversare lo stato. Il gruppo, prima attraversa l’Hudson con Joseph Stiglitz che li catechizza sulle misure economiche sbagliate prese da Trump, e quando uno dei due marin-eroi – quello forte in matematica – chiede: Ma a che minchia mi serve sta cosa? L’economista se ne esce con una parentesi. Poi si difendono dagli assalti dei motociclisti ecologisti, un gruppo armatissimo che a colpi di canzoni di Joan Baez e romanzi di Franzen provano ad addormentare i passanti, ma il dottore fan dei Metallica non sente più da anni, e i marine sono insensibili al canto degli uccelli. Il momento di svago del viaggio è quando mangiano a casa dei fratelli Coen che si sono riciclati come consulenti ironico-strategici del Pentagono. E alla fine, grazie ai prodigi della lingua della coniglietta di 75 anni, portati come quelli della Gruber, entrano alla Casa Bianca, il dottor Tedros Adhanom – fanatico di Coppola – si aspetta che Trump gli rifaccia un discorso alla Brando/ Kurtz, invece, quello si mette a cantare marcondirondirondello. Adhanom dovrebbe fargli una siringa ma la scena di Trump che canta lo commuove e decide di finirlo con un machete, si alternano le immagini dell’aggressione e quelle di un coro di bambini asiatici che cantano “what the world needs now is love”.

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“Quando arrivano le derrate alimentari” /15 – (per Pupi Avati)

Bologna 2020. Ridotto in povertà dalla chiusura dei jazz club e dal divieto di dare lezioni a giovani musicisti senza talento, Giuàn, per gli amici Roy – clarinettista alla Tony Scott con manie di persecuzione e maestro di Lucio Dalla e Woody Allen – ogni giorno inventa nuovi metodi per combattere la fame e sopravvivere nella spietata città che sembra aver dimenticato l’umanità delle sue osterie e l’accoglienza. Non potendone più di avanzi di risotto alle rane della sua vicina di casa, cerca disperatamente di farsi contagiare per poter essere così ricoverato e ricevere vitto e alloggio in ospedale, ma l’impresa si rivela più difficile del previsto: strade vuote e tutti i senzatetto che incontra sono rigorosamente sani, in più la polizia lo picchia una sera perché non crede alle sue giustificazioni. Prima di gettare la spugna e rinunciare, accetta una cambiale per una scommessa vinta su un assolo di Coltrane in My favourite things e inizia a tossire. Contrariamente alle previsioni, sperando che la sua salute fosse inevitabilmente compromessa per tutti i pacchetti di toscani e dipendenza da spuma di mortadella, la forma lieve di Covid-19 lo assegna ai domiciliari. È Anna, barista dell’Ascension Jazz Club, a portargli ogni giorno la spesa, cercando di sanare così l’antica faida che da anni è in corso tra Giuàn e suo marito Omero, pianista cieco, il Ray Charles di Caṡalàcc’ – l’uomo che suonava la domenica sera le schedine che i clienti lasciavano sul suo pianoforte, e sui due, scanditi da uno dei giovani musicisti, compito che toccò davvero al giovane Avati, il pianista si beve Keith Jarrett  – e che nel 1965 si permise di sporcare uno standard di Bill Evans. Dapprima infastidito da questa benevolenza, Giuàn si ritrova fatalmente attratto dalle lunghe cosce di Anna, sempre troppo scoperte, e i due finiscono a letto sulle note di Thelonious Monk, con lui che le sussurra all’orecchio: sii la mia Billie Holiday. Finita la quarantena, Anna gli lascia come ricordo della loro passione un paio di mutande di pizzo rosse per pulire il clarinetto. Giuàn resta solo, suonando l’assolo di “Easy to love”. Trascorso un anno, Bologna è stata acquistata per una cifra imbarazzante dai cinesi, ma osterie e jazz club sono di nuovo aperti con l’aggiunta delle massaggiatrici cinesi, e Pechino ha stanziato dei fondi straordinari per ricostruzione e jam session in onore della predilezione di Togliatti per la musica negra (i cinesi hanno scoperto questa cosa perché in Cina esce ancora “Pioniere”). All’Ascension Jazz Club: Giuàn e Omero suonano di nuovo insieme Bill Evans, ma ogni volta che Anna passa tra i tavoli e la vede, il clarinettista perde il fraseggio. Ultima scena: Omero in lacrime che suona e annuisce.

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“La Marcetta su Roma” /16
Nella domenica della Pasqua pandemica: sei militanti di Forza Nuova attraversano la città per andare a contestare il papa: avversato da sempre per ragioni calcistiche, non tifando Lazio, questa volta la finalità della protesta è l’interruzione della benedizione pasquale. “Er papa nun può fa sempre urbi et orbi. Quest’anno famo solo urbi che n’avemo più bisogno dell’artri” dice il capo banda, Ordigno uno che c’avuto ‘a malattia altrimenti avrebbe giocato nella Steaua București ma una pubalgia che ancora persiste gli ha negato la Champions League. Gli altri cinque sono dei ragazzotti innamorati di lui e delle sue storie, ieri gli ha detto di quando si scopava la Michelle Hunziker dentro la tenda della setta, il giorno prima di quando s’è scopato la Incontrada nei bagni dell’Autogrill. Partendo da Casalotti, si perdono immediatamente: non sanno leggere Google Maps e soprattutto non conoscono Roma. San Pietro sembra lontanissima, ma chiedono indicazioni a un gruppo di zingari, che con rapidità di trapezisti, prima li aggrediscono e poi li rapinano, sparendo subito nelle fogne dove vivono lontani dalla polizia. Ordigno cerca di ricompattare i manifestanti, ma Labaro ha una crisi improvvisa per complesso di inferiorità e sono costretti a sostare per fare esercizi respiratori. “Er medico me dice che devo crede più in me stesso, mo’ me passa e je spaccamo ‘a faccia.” Davanti alla fermata di Battistini attraversano la strada dei commercialisti lombardi a cavallo: “Andiam a presidiar lo sacro ministero dell’euconomia, stolidi fasci”. Sfuggendo all’aggressione della cavalleria, prendono un taxi, guidato da Otello Ramelli, un comunista che ha conosciuto la moglie alla basilica di Massenzio durante le estati romane. Ancora oggi ad ogni elezione vota Argan, Petroselli e Nicolini dopo aver disegnato falce e martello. Otello carica i giovani fascisti fingendosi uno di loro e li porta a Tor Tre Teste spacciandola per attigua a San Pietro: Nun ce posso arriva’ per via de li blocchi, ma voi girate e ve trovate la chiesa e pure er papa. Gli arditi sono costretti a sequestrare l’auto al giovane Luigi Cellino che la stava lavando come ogni settimana: pandemia o no. Ma gli promettono che fra qualche giorno potrà usare come autolavaggio la Cappella Sistina, e gli lasciano in pegno le loro tessere di Forza Nuova. Una volta arrivati a Piazza San Pietro, si trovato circondanti da una gang di trans che li aggrediscono, facilitando il lavoro delle guardie svizzere e della polizia. Ordigno non riesce a capire chi possa essere stato la spia pronta ad allertarli, in realtà non sa che Addis – uno della banda – passa tutti i sabato notte da Julio e che la notte parla nel sonno, rivelando inconsapevolmente i loro piani segreti. Alla fine, decimati, arrivano al colonnato e le guardie svizzere li mettono in stato di fermo. Ultima scena: il papa a telefono con Mattarella per tranquillizzarlo sul successo dell’operazione, si stacca un attimo, copre il telefonino, e rivolto ai giovani che vengono portati via, ridendo, dice: “Io tifo San Lorenzo, maricones”.
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“Seapizza Express” /17
Napoli, autunno 2020. Il governatorato non ha ancora permesso alla città di tornare alla normalità perché ci sono tre anonimi contagiati che non si trovano, e quindi la pizza è ancora un bene di contrabbando. Il pizzaiolo Sconcilio – già pizzaiolo di regime & forno comunale ora divenuto pizzaiolo abusivo di costa – inforna in mare su una nave cargo-pizzeria, ed ha una flotta di motoscafi per le consegne clandestine in alcuni punti della città guidate dal capitano Liberato che conservando l’anonimato ha voluto fare l’esperienza nuova dando una colonna sonora alla situazione. Altri pizzaioli si arrangiano su pescherecci trasformati in pizzerie, e consegnano con gommoni e barchette, le pizze sono le nuove sigarette, la gente fa pazzie per mangiarle, anche se arrivano fredde nonostante le difese per conservarle. Si è istituita una task force per sgominare il contrabbando di pizze, ma più pescherecci affondano più ne arrivano, il pizzaiolo Mancancello ne ha appena comprati 3 dalla Grecia che subito ha trasformato in pizzerie galleggianti, ripagandosi l’investimento in due giorni e assediando Castel dell’Ovo. La pizza più richiesta è la marinara clandestina: con cornicione ripieno di cozze e vongole, o alici appena pescate. Anche se ‘a margherita ‘ncoronata, con pomodorini del piennolo interi per evocare l’immagine al microscopio del virus, ha un suo pubblico. La più difficile da digerire è la quattro stagioni in quarantena, fatta con gli avanzi dei frigo di tutte le pizzerie chiuse di Napoli, e poi c’è la chiusa ‘ncasa: ripieno con tonno, funghi, cippolone fritto e a richiesta capriolo o cinghiale. Parallelamente i camerieri disoccupati organizzati ogni giorno manifestano contro il governatorato ma vengono dispersi con pompe che sparano asprino d’aversa e valpolicella, ma ormai si presentano con tute ignifughe modello Picone, recipienti per il recuperovino e con un modulo diverso ogni giorno tanto che Benitez e Ancelotti si sono interessati agli schieramenti di protesta e tentativo di presa del palazzo. Il governatore Delancibus – duca di Salerno e dei tamponi perduti come lacrime nella pioggia, signore degli ospedali dimenticati e gran barone della repressione – ha chiesto l’aiuto dell’aviazione per sgominare la flotta pizza-peschereccia, dopo aver tentato di cannoneggiare la grande nave cargo del pizzaiolo Sconcilio, ma l’eccessiva repressione contro i pirati della pizza l’ha portato a scendere nei sondaggi sotto la soglia Fico. Il rimedio sarebbe aprire a tutti e farla finita, ma significherebbe sconfessare la strategia del terrore culinarnapoletano, e allora, da vecchio tiranno, sceglie l’aviazione: stormi di caccia annienta-pizza convergono nel golfo di Napoli con euforia tedesca e nell’esercizio di ricerca bombardano anche Ischia e Capri, i pizzapescherecci e il navonepizzacargo e anche la flotta fantasma pro-migranti del sindaco napoletano DeMagnibus ormeggiata a Procida per un raveparty. Gran finale oltre Apocalypse Now con il governatore Delancibus che urla: Il meridione è mio, mentre il Vesuvio erutta e la pizza muore, con Liberato che si salva grazie a Gigione, riciclandosi come nuovo Pulcinella.
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“Delucantibauhaus contro l’Armata italiotidelMes” /18

Estate 2020, il terribile governatore Delucantibauhaus sovieto-campagnolo d’aristocrazia dubbia, è l’unico ad opporsi alla riapertura dell’Italia, così il resto del paese si organizza per andare a liberare lo santo sepolcro campano, lo COTUGNO oppresso da lo feroce baroncoglioncione dal perduto senno, che ha fatto costruire mura come quelle de Girosilemme e un fossato. Al grido di: “Senza corona, Senza Maradona, Senza terrona, Delucantibauhaus va in mona”, marciano dal nord verso Napoli: i feroci Bankalanzichenecchi: misto di uscieri di banche austrosvizotedesche con Volkswagen che dovevano andare al macero per via dei gas e ora vengono usate come armi di sterminio; li Mediolanumcommercialisti a cavallo: laureati uno, tutti gli altri son galliane, tra cui anche alcuni calciapallatori del MonzamediaMilan; i Templari de lo sacro Ronaldo, gli spietata Piemajuventini che vogliono tornare a giocare lo campionato e a vincere con rigore; gli Alpinpadroncini veneti e li loro cugini, i Verdicchiappo’: li due stemmi de la terra de Giuseppe Verdi; i Granapadansoldati emiliani e li figli rinnegati di Cofferati, Barbemiliani; li Granducatirenziani, che son tre; i Buricaretti laziali, i Bagnadriatici e i Ligurtotiani che aspettano i turisti; e infin: sperduti gruppi d’eremite et errante genti come i LindoferratidellAppennino perduto, gli infedeli Mediasettumili de fra’ Missirolo che avanzano a bordo di un tram rubato a Rimini, e poi gli Zappazaisti contadinlegocattograppisti e i Fontanassistiti de Comunione, Battesimo & Fatturazione. L’enorme esercito però, già a Sora, subisce un attacco da parte dei cartaplani di Capua, uno squadrone di ultraleggeri che bombardano li valorosi guerrieri con articoli di Saviano che provocano sonnolenza collettiva e discussioni inutili protratte fino a lo borgo antico di Caserta, dalle cui mura invece de lo sacro foco cola latte di bufala cocente andato a la malora secondo l’antica ricetta de frati Servillo. A Piscinola l’esercito di Delucantibauhaus con un fiondone costruito con le molle delle mascherine donate dai cinesidimaio lancia Pulcinella, mandolini, pizze e babà sull’esercito liberatore bloccandoli a tavola per diverse ore, poi alla richiesta di cozze cozze e altre cozze ancor, li sommergono di scorze di lupini cucite a pezzi di murales di Jorit, ma capitolano perché la camorra si è alleata ai Bankalanzichenecchi che al posto dei vessilli avevano issato i conticorrenti dei camorristi. Battaglia finale tra Delucantibauhaus e il feroce Dragonüberalles alla guida degli italiotidelMes. Sotto lo sguardo atterrito di Garibaldi l’uscieraustrosvizotedesco massacra il sovieto-campagnolo, a colpi di spada e de lo sacro nome di LibertoDraghi, lo vecchio Delucantibauhaus prova la difesa con scudo di MarioAbate e affondando fievoli colpetti alla Murolo che si perdono nelle nubi di gasVolkswagen. Alla fine cade con finale SergioBruni, e con lui Napoli e la Campania e soprattutto lo santo sepolcro campano: lo COTUGNO.

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“Mo’ Better Virus” /19

Genova 2020. Robert Svariony Covid-19 Orange Duemilaventi, metodico studente di medicina, coltiva la sua passione per la musica e affina la tecnica di pianista jazz sulle variazioni di Thelonious Monk e le oscillazioni dei grafici del contagio coronavirus in Cina. Allo scoppio dell’epidemia in Italia, sviluppa una grave forma di ipocondria che lo porta presto ad allestire in casa un laboratorio di autoanalisi per scoprire di giorno in giorno di non essere positivo. Sente tutti i sintomi, si fa fare un elettrocardiogramma ogni 6 ore, e ad ogni leggera epistassi da raffreddore, corre dalla madre parlando di emorragia. Angosciato, paranoico e con i capelli ormai fuori posto più di George Best quando giocava, abbandona gli studi per fuggire su un transatlantico, l’Auditelian, e dedicarsi finalmente al jazz come pianista dell’orchestra di bordo. Ogni sera si sfida all’ultimo assolo con Hillary Kapuascinski, pianista e cantante blues, un po’ Bessie Smith e un po’ Marie Curie all’asilo, interrotti dalle note di accompagnamento di Fabien Chupa Fazzie, un trombettista con la lingua da camaleonte. La storia va avanti, il transatlantico è una specie di arca di Noè di non contagiati, ancorata nel porto di Genova, dove i vip del paese se la spassano registrando programmi tivù e aspettando la fine della pandemia. Tutto procede per il meglio tra controlli come in clinica, accoppiamenti misti modello Eyes wide Shut, partite a burraco e interviste rigorosamente a cazzo. Ma poi sale a bordo il vecchio Julius Camacho Tarro un pianista pistolero, un po’ bandito un po’ rincoglionito virologo si fa annunciare come il medico di Giulio II poi corregge in Paolo VI poi ritratta e prende un Celestino qualunque per due euro al buffet. Viene visitato, è sano, non contagiato, nonostante risulti affetto da una alitosi al gusto fogne di Città del Messico con leggerissimi aromi di cipolla di Tropea masticata da cani del gas, è venuto a sfidare veramente – non come fa ogni sera Hillary Kapuascinski – Robert Svariony Covid-19 Orange Duemilaventi, che dopo una attenta visita medica, accetta la sfida. Due pianoforti, due uomini – si fa per dire – e un trombettista che poi si schiererà col vincitore. Il vecchio Julius suona come una mitragliatrice mescolando generi e virus, il giovane Robert risponde con vaccini e arrampicate di note; replica il vecchio con una ballata alla Tom Waits e colera e il giovane deve rincorrerlo alzandosi in piedi e proponendo un Keith Jarrett con Ebola; dopo ore di musica e medicina con la gente sfinita come e più dalla D’Urso, il sulfureo Julius lascia il suo piano e comincia a prendere a pugni l’innocente Robert, che incassa come un Apollo poi scaglia il Fabien fattosi vaso da compagnia addosso al vecchio, intanto Hillary Kapuascinski canta “Estate” di Bruno Martino, e i due si annullano a vicenda, proprio mentre Bruno Vespa annuncia il coinvolgimento del virus nella strage di Bologna.

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