Archivi tag: New York

Evtušenko beve, Limonov rassetta

Un giorno Steven chiede al domestico di preparare le camera degli ospiti più bella per il suo illustre connazionale, il poeta Evgenij Evtušenko. Eduard non ha nessuna stima di quell’ipocrita, dissidente a metà, ricoperto di privilegi e di dacie, che riesce ad avere la botte schifosamente piena e la moglie completamente ubriaca, ma naturalmente non fiata. Continua a leggere

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Gli stadi del Wisconsin

Mark Artaud ha scritto in sogno: “Gli stadi del Wisconsin”, storia di una partita di baseball disputata tra Milwaukee Brewers e St.Louis Cardinals, esplorando le biografie di quelli che erano presenti, legati da una strana notorietà. Ha scelto quello stato perché la parola è un inglesizzazione dell’adattamento francese di un nome indiano che significa “il luogo dove viviamo”. Si va da Jill Price, americana, 42 anni, che soffre di “sindrome della memoria sovraccarica” e non può dimenticare neppure un suo gesto degli ultimi 34 anni. A Pietro Psaier: artista fantasma. Fredric J. Baur che inventò il contenitore cilindrico delle “Pringles”, Dan Cooper uno dei primi dirottatori d’aereo, James Oyebola pugile con tragica fine, Wayne A. Schenk l’uomo che in un mese scoprirà prima di essere malato di cancro ai polmoni poi di aver vinto il primo premio della lotteria di NY, e molti altri. Chiude la partita e il libro: Bruce Springsteen che ha cantato una serenata per New York.

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Joe Frazier: my way

Joe Frazier quello che stese Muhammad Ali, seppure per una volta sola. I suoi incontri erano tempeste che si abbattevano sul ring, per chi le guardava da fuori: spettacolo, per chi ci stava sotto: calamità. Era così, aveva la brutalità della natura. Oro olimpico nel 1964 a Tokyo, per tre volte (1967, 1970 e 1971) pugile dell’anno secondo la rivista “Ring Magazine”. Continua a leggere

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The Recognitions

Quelli che scrivono

si dividono in due categorie:

chi vuole fondare una rivista

e chi no.

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Non c’è che una stagione: l’estate

Quando dice: «io provo a fare commedie», abbassa la voce, ed è lì che viene fuori l’Enrico Vanzina che non insegue suo padre Steno ma prova a continuare la sua lezione, con amore, senza gara, anche dopo aver sceneggiato più di cento film. È bravissimo nel raccontare le storie della sua vita, nell’evocare i ricordi, cambiando voci e lingue, recitando gli incontri, mimando le facce e la gestualità delle persone conosciute, alternando leggerezza e malinconia, dettagli e campi larghi, è il cinema che si fa a parole, quello che precede la scrittura e poi il girato: che spetta all’altro pezzo della coppia, il fratello Carlo. Insieme possono dire di aver vissuto e di averlo saputo raccontare. A loro si deve il film che dopo “Il sorpasso” di Dino Risi è riuscito a catturare il sentimento dell’estate: “Sapore di mare”. «Noi volevamo proprio evocare “Il Sorpasso”, che rimane il film più bello del cinema italiano: un viaggio, una auto, due amici, ferragosto e il senso della vita. Abbiam cercato anche Catherine Spaak ma non poteva. E, poi, proprio quelli che i produttori non volevano, sono stati gli attori che più hanno beneficiato di quel film». Continua a leggere

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