Archivio mensile:febbraio 2017

Borges gioca a baseball

Appare subito Jorge Luis Borges, a vederlo in azione. Ma è Norman Lewis, il nuovo campione di baseball dei Los Angeles Dodgers. Per lui i paragoni si sono sprecati, arrivando a chiamare in causa il grande Sanford “Sandy” Koufax. Solo che Norman lancia senza guardare, avendo perso la vista, ma a vederlo giocare nessuno nota la differenza.

Cosa è: un miracolo o la vittoria della razionalità?

«Sono il farsi di Dio, la mia imperfezione è la speranza dell’umanità». Continua a leggere

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Il ritorno di Tony Credici

Beppe Gronchi aveva bisogno che la storia della scimmia Rihanna stupisse davvero. Ci voleva un regista capace di girare un film senza senso su Roma, e mentre creava le aspettative sul girato, impazziva a farsi venire un nome. Aveva provato a rimontare i vecchi film di Mario Schifano ma forse Bonito Oliva poteva ancora accorgersi del trucco, e non gli andava che la beffa finisse come una inchiesta su Cristo; aveva provato a mescolare Andy Warhol con Nanni Moretti, ma il risultato era un Muccino sensato; aveva cercato nei libri di Tiziano Sclavi una idea valida per continuare a stupire, ma niet. E quando disperato, sembrava pronto a mettere in rete quel poco che la scimmia era riuscita a girare: i tetti sghembi della Palmiro Togliatti – un prologo buono per Blob – da una bancarella gli era apparso Tony Credici, chi cazzo se lo ricordava più. Ma soprattutto era vivo? Continua a leggere

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Lampedooza mon amour

Lungo, sinuoso, il negro, stava in piedi sulla tavola da surf, e sembrava guidare gli altri. Una apparizione. In bilico sulle onde, c’era quella che poi venne chiamata la prima ondata migratoria in surf. Stavano piantanti sul mare, nero su blu. Noi, a Lampedooza, pensammo: è come respirare in mezzo alle lacrime; loro, invece, ridevano, a proprio vantaggio. Era la grande trovata della gioventù africana, e nessuno sapeva come avevano appreso il surf che li aveva emancipati dai barconi e quindi resi liberi in mare come in terra. Il surf creava una anomalia, spostava tutto. Continua a leggere

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Il frigorifero del poeta

Il frigorifero del poeta è un pigiama con le pulci. La sua casa un ex stabilimento industriale. L’ultimo pasto: zuppa di pesce. Ha un cancro allo stomaco, finestre luminose su strada affollata, poche parole ancora e lo spirito ucciso dagli stupefacenti. Con un’aria di felicità invisibile sapeva rievocare le piccole cose, accettare il caso, ridurre la vita in un rigo. Diceva che: «per entrare nel corpo del mondo bisogna rinunciare al proprio». L’aveva fatto. Meditazione. Di uno spirito superiore, parlavano i critici andandogli dietro. «Il successo genera consenso, il consenso non sempre se ne intende di libri», replicava lui. Sulla tovaglia che accompagnava la zuppa di pesce c’erano i suoi ultimi versi, ma più che una poesia sembrava un algoritmo esploso, si capiva poco, scriveva della presunzione che genera il dolore, della somiglianza con gli altri, smagriti e urlanti, sopraffatti dall’ombra. Il resto, solchi.


[photo di Mark Menjivar]

La fidanzata di Lenin

Penso che i paesi abbandonati siano i lunedì di Dio. Sono ritornato a vederne due, nella provincia di Salerno: Romagnano al Monte e Roscigno Vecchia, il primo lasciato dopo il terremoto dell’ottanta, il secondo in seguito a diverse frane ha preso a svuotarsi all’inizio del secolo scorso, non voglio farvi la storia, che in molti conosceranno già, voglio ragionare sulle rovine, partendo da Ruskin passando per la lingua ebraica con Amos Oz, per l’arte dell’artista cinese Song Dong, per la fidanzata di Lenin in soffitta, per arrivare a come reagiamo davanti all’autopsia di un posto. È un discorso lungo, cercherò di metterlo giù con chiarezza. Partiamo da Ruskin, un critico importante, che scrisse: la composizione è l’ordinamento di cose disuguali. Continua a leggere

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