Archivi tag: Napoli

Paolo Rumiz e una orchestra molto speciale

Chi ha letto “La cotogna di Istanbul” conosce il legame tra Paolo Rumiz – scrittore e giornalista – e la musica, il suo saper annodare la scrittura ai suoni, e non si sorprenderà di trovarlo sul palco con una grande orchestra. Continua a leggere

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Enzo Striano: una partita lunga trent’anni

Enzo Striano è Theodore Dreiser che gioca a flipper con Napoli. A trent’anni dalla sua morte possiamo ancora vederlo, in piedi, mostrare la sua fisicità, e di conseguenza: con sponde e salti, colpi di polso e d’anca, strategie e sorrisi, raggiungere il jackpot e ridere della sua impresa. Continua a leggere

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Giordano: l’Indio di Trastevere

L’Indio di Trastevere – come lo chiama Fernando Acitelli in una poesia ritratto – aveva l’estro dei bassifondi per questo si legò a Maradona senza bisogno di molte partite, era la puzza della strada che li annodava nelle aree di rigore. Dietro si portavano le risse e il sudore delle corse dietro a un pallone, le giornate a conquistare spazi minimi per un calcio prima sognato e poi giocato. Vedendo correre Bruno Giordano, che a parti invertite e con meno libri rappresentò l’altro eretico che da Roma scese a Napoli non per farsi processare ma per diventare viceré della città, si intuiva la sua carica testosteroidea e la sua voglia di salire in cima. Si portava dietro gli oratori e le vesti svolazzanti delle suore che gli urlavano dietro, le borgate passate di mano da Pierpaolo Pasolini a Claudio Caligari con l’eroina che marcava meglio dei difensori sui campi, Continua a leggere

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Bagni: ombra maradoniana

L’anima di riserva, quella che mancava. Un collettore tra viscere napoletane e campo. L’esuberanza del vicolo pur venendo da lontano. L’uomo in più, in aggiunta a Maradona, il carattere della squadra, che da rissoso diventa saggio, e memore d’un passato da ala destra è capace anche di numeri che in quegli anni uno nel suo ruolo non faceva: alternava le rovesciate a vigorosi tackle, i dribbling a recuperi da marine. Salvatore Bagni era il calciatore sempre pronto a fare il suo dovere. Un Passarella senza epica da caudillo, con le piadine della riviera romagnola a stemperarne la furia, e l’Inter lasciata senza rimpianti. Quattro gli allenatori che fino all’anno dello scudetto lo avevano segnato: Ilario Castagner che al Perugia lo fa diventare calciatore dall’Interregionale, Continua a leggere

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Garella: l’orso tra i pali

La sua lotta è stata col peso più che con i tiri degli attaccanti avversari. Una vita da pugile – di cui c’aveva il naso – lottando con la bilancia per i chili di troppo che poi l’hanno avvolto appena è uscito dal campo, e che lui ha saputo esibire e portare con l’allegria di chi sa vivere con leggerezza. Eppure volava come una farfalla anche se non pungeva come un’ape. Respingeva da canguro, e si muoveva da Orso, Yoghi. Claudio Garella era un portiere composito,  un cocktail, con uno stile sporco, e un grande cuore che teneva insieme specie diverse. Tutto in lui diceva anni Ottanta, dalla capigliatura alle giacche, un trapezista sulla linea di porta, quando sembrava battuto rimediava (divenendo Garellik, un Diabolik di porta), Continua a leggere

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