Archivi categoria: stiamo tutti andando nella stessa direzione?

Feola e una specie di voluptas dolendi

Non mi ricordo se poi vincemmo quel torneo, non mi ricordo che pochi altri componenti di quella squadra, e non mi ricordo se era una semifinale o un quarto di finale, niente di importante, parlo di un torneo estivo di calcetto di almeno 25 anni fa, in una provincia sperduta e nascosta, che non costituiva cardine per nulla di importante anche se non lo sapevo ancora, quello che ricordo è che io ero il ragazzino e tu il fuoriquota, entrambi stavamo in piedi sulla fascia laterale sinistra, Continua a leggere

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A Iván Fandino

Muore il torero

offrendosi in dono

nella rovina del coraggio.

 

 

 

foto di Iroz Gaizka

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Oltre il sipario

«La cordigliera che contempli è il sipario di un teatro: sollevalo e addentrati in esso. Il mondo che si estende dall’altra parte corrisponde alle tue emozioni e ai tuoi aneliti: aspro, selvaggio, arso dal sole e scolpito dai quattro elementi. Lo hai presagito prima nello spazio vulcanico di Gaudì, poi nell’altopiano lunare del Gran Erg e nelle dune infinite di Tarfaya. Non c’è vegetazione, nessun segno di vita, nessuna impronta umana ad addolcire la sua sontuosità nuda e austera. Le apparizioni e le eclissi del minuscolo astro che vi riscalda perpetuano i suoi cicli millenari davanti a un anfiteatro vuoto. Tutti i colori e le sfumature dello spettro si combinano in un’apoteosi allestita per te. Sarai il suo unico spettatore se ti sbarazzerai di ogni bene e di ogni affetto che ti trattengono in quest’effimero isolotto. Continua a leggere

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Karl Marx Show

Varcò la soglia e si addentrò in un’immensa galleria con dipinti a olio appesi su pannelli disposti a zigzag, un’infinità di quadri dalle prestigiose cornici, immagini a grandezza naturale, robusti fochisti di moderni complessi siderurgici, pionieri siberiani impegnati nell’entusiasmante costruzione di un canale, kolchoziani di un’allegria contagiosa alla guida dei loro trattori, operaie dedite anima e corpo alla realizzazione degli obiettivi prefissati, un Iosif Vissarionovič ringiovanito che irrorava un gruppo estasiato di bambini con la rugiada delle sue parole, contadini e contadine che cercavano di battere nuovi record, bionde campagnole dagli occhi azzurri eroine dell’ultimo Piano quinquennale Continua a leggere

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Drappeggiati e cuciti

Nel mondo esistono due tipi di civiltà, dichiarava solennemente Rossellini, che si distinguono in base al tipo di abiti indossati dalla gente. Da una parte c’è la civiltà dei «drappeggiati», e dall’altra quella dei «cuciti». Le persone drappeggiate tendono a essere rilassate, meditative, calorose, comunicative, più sensuali e meno alienate. Le persone cucite sono più efficienti, ma tendono a essere nervose, fredde, incapaci di esprimere le propri emozioni, sessualmente frigide e tendenzialmente paralizzate da un’implacabile malinconia. I greci e i romani, osserva, erano drappeggiati; i nordici cuciti. I cattolici di norma erano drappeggiati; i protestanti cuciti. E gli indiani? Per Rossellini, gli indiani erano la quintessenza della civiltà drappeggiata, come dimostrato da sari, dhoti e lungi. Ecco perché, teorizzava Rossellini, gli indiani cercavano di aprire la propria mente a ogni forma di conoscenza e ambivano a una sintesi poetica del mondo. Ed era proprio questo che lui intendeva mostrare nei film che avrebbe girato in India.

[Dileep Padgaonkar, Stregato dal suo fascino, Roberto Rossellini in India, trad. Anna Nadotti e Norman Gobetti, Einaudi, 2011, p. 71]
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