Archivi categoria: manuali

I tre giorni del Condor applicati alla cultura italiana

Dice Mario Vargas Llosa che un romanzo, se è un buon romanzo, “ci libera dalla nostra condizione limitata facendoci vivere in modo più ricco e più profondo”, da questo possiamo dedurre come mai siamo così annodati e poveri quando entriamo ma soprattutto quando usciamo da una libreria. Perché a volerne cercare, negli ultimi dieci anni, facciamo quindici ma pure venti, di romanzi italiani capaci di salvarci: diventa dura. Continua a leggere

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Era una Madonna

Il ragioniere Leopoldo Lava scriveva lettere a Silvana Mangano, che mai rispose. Quando l’attrice morì, tenne il lutto al braccio per un anno. A tutti ripeteva che la loro storia era cominciata in un bar, senza aggiungere altro. Ai più intimi arrivava a dire: «Era una Madonna». Con il tempo, compose tutta la scena: lei che entrava, lui che la guardava, convenevoli, lungo scambio di opinioni, invito a cena e tutto il resto. E se qualcuno chiedeva come mai non fosse partito alla volta di Cinecittà, faceva una pausa, si guardava intorno, e poi mormorava: «i suoi non volevano che sposasse un ragioniere, anche se lei aveva un passato da mondina, ambivano a qualcosa di meglio». Era rimasto nell’ombra, accontentandosi di «brevi, fuggevoli, incontri», e su incontri strizzava l’occhio.

[da “Il fuoco del mio paese. Biografie di gente dimenticata”]

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Evtušenko beve, Limonov rassetta

Un giorno Steven chiede al domestico di preparare le camera degli ospiti più bella per il suo illustre connazionale, il poeta Evgenij Evtušenko. Eduard non ha nessuna stima di quell’ipocrita, dissidente a metà, ricoperto di privilegi e di dacie, che riesce ad avere la botte schifosamente piena e la moglie completamente ubriaca, ma naturalmente non fiata. Continua a leggere

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Il punteggio di Città del Messico

144esima regola del mexicanjournalism: quando una storia si mette male, quando non sai come cominciare o finire, usa la boxe. Milioni di uomini – e ora anche donne – si sono presi a pugni, hanno passato anni a sudare imparando a darli e prenderli, proprio per salvare i romanzi dai punti morti.

[La foto è di Stanley Kubrick]

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I flipper da Berlusconi a Renzi

Il passaggio da Berlusconi a Renzi ricorda il cambio dei flipper, che fu improvviso, e traumatico, almeno per me. All’apparenza i nuovi flipper sembravano migliori, avevano due piani, più palline, e una marea di contatti e luci con una semovibilità due volte più veloce, anche una sensibilità al tilt triplicata, sembravano migliori ma non lo erano. Il vecchio flipper aveva una meccanicità che rassicurava, c’erano meno luci e più idraulica, c’era più artigianato, sentivi la fatica della costruzione, e avevi la possibilità di inchiodare la pallina e prendere la mira, dopo, questa cosa, è diventata quasi inutile, e, così, passata una estate a provarmi, nel vano disperato tentativo di adattarmi al nuovo, ho smesso di giocarci.

[tratto da “Il più maldestro dei tiri”]

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