Archivi categoria: manuali

Era una Madonna

Il ragioniere Leopoldo Lava scriveva lettere a Silvana Mangano, che mai rispose. Quando l’attrice morì, tenne il lutto al braccio per un anno. A tutti ripeteva che la loro storia era cominciata in un bar, senza aggiungere altro. Ai più intimi arrivava a dire: «Era una Madonna». Con il tempo, compose tutta la scena: lei che entrava, lui che la guardava, convenevoli, lungo scambio di opinioni, invito a cena e tutto il resto. E se qualcuno chiedeva come mai non fosse partito alla volta di Cinecittà, faceva una pausa, si guardava intorno, e poi mormorava: «i suoi non volevano che sposasse un ragioniere, anche se lei aveva un passato da mondina, ambivano a qualcosa di meglio». Era rimasto nell’ombra, accontentandosi di «brevi, fuggevoli, incontri», e su incontri strizzava l’occhio.

[da “Il fuoco del mio paese. Biografie di gente dimenticata”]

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Evtušenko beve, Limonov rassetta

Un giorno Steven chiede al domestico di preparare le camera degli ospiti più bella per il suo illustre connazionale, il poeta Evgenij Evtušenko. Eduard non ha nessuna stima di quell’ipocrita, dissidente a metà, ricoperto di privilegi e di dacie, che riesce ad avere la botte schifosamente piena e la moglie completamente ubriaca, ma naturalmente non fiata. Continua a leggere

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Il punteggio di Città del Messico

144esima regola del mexicanjournalism: quando una storia si mette male, quando non sai come cominciare o finire, usa la boxe. Milioni di uomini – e ora anche donne – si sono presi a pugni, hanno passato anni a sudare imparando a darli e prenderli, proprio per salvare i romanzi dai punti morti.

[La foto è di Stanley Kubrick]

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I flipper da Berlusconi a Renzi

Il passaggio da Berlusconi a Renzi ricorda il cambio dei flipper, che fu improvviso, e traumatico, almeno per me. All’apparenza i nuovi flipper sembravano migliori, avevano due piani, più palline, e una marea di contatti e luci con una semovibilità due volte più veloce, anche una sensibilità al tilt triplicata, sembravano migliori ma non lo erano. Il vecchio flipper aveva una meccanicità che rassicurava, c’erano meno luci e più idraulica, c’era più artigianato, sentivi la fatica della costruzione, e avevi la possibilità di inchiodare la pallina e prendere la mira, dopo, questa cosa, è diventata quasi inutile, e, così, passata una estate a provarmi, nel vano disperato tentativo di adattarmi al nuovo, ho smesso di giocarci.

[tratto da “Il più maldestro dei tiri”]

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Un anno di Riso Avaro

Woody Allen ha scritto e scrive con una Olympia portatile, una macchina tedesca, pagata 40 dollari, che molto probabilmente gli sopravvivrà. Scrive e poi ritaglia e incolla, spilla e appiccica, creando dei dattiloscritti che sono ritratti, prima ancora di essere mondi stratificati. Me ne sono ricordato guardando il lavoro di Marco Gaucho Filippi, di cui salta subito agli occhi l’attenzione per il dettaglio come conquista di stile prima ancora che di ironia. Ovviamente è molto più figlio di Massimo Bucchi che di Woody Allen – che qui è scomodato per una doppia valenza: padre dell’ironia raffinata e scrittore meccanico nonostante la sua contemporaneità con la Apple –, Continua a leggere

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