Archivi categoria: forme d’onda

Victor Cavallo: nulla da volere, solo volare

MP00082948Scendeva con una maglietta gialla lungo la discesa alberata della Garbatella, adorava Mike Tyson e Agostino Di Bartolomei. Victor Cavallo, faccia da imperatore romano, capelli ricci, scuro, dichiarava di non essere Macario, era un poeta beat, uno dei pochi italiani che hanno vissuto da poeta vero. Roma era la sua NewYorkLasVegasSanFrancisco e Scarface uno sfigato che aveva scommesso sulla partita sbagliata, voleva una vita di taxi e di basilico dolce come una donna e con le labbra morbide, perché non gliene importava nulla di volere, preferiva volare. Continua a leggere

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Pupetta Maresca in confessione da cucina

 

270354155_5351825264834625_448567200364417925_n«Ognuno si costruisce la sua sorte, la mia è di sofferenza. Guardi, guardi le mie rughe sono tutte di tristezza». E indica la fronte, sotto i capelli rosso fuoco. Le parole caricate con forza, la sento parlare e me la ricordo alla conferenza stampa del 13 febbraio ’82 quando Assunta Maresca, Pupetta, rese pubblica la sua ostilità a Raffaele Cutolo e alla NCO (la nuova camorra organizzata). Continua a leggere

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Roth e Levi: il vizio del lavoro

f32Quando Philip Roth va a Torino, nel settembre 1986, per intervistarlo, mancano sette mesi al suicidio di Primo Levi. I due scrittori hanno cominciato a parlare nella primavera precedente, a Londra, e Roth sembra incuriosito principalmente da due cose: della fabbrica di vernici dove Levi ha lavorato e della sua capacità di restare nello stesso contesto – famiglia (la moglie Lucia, la madre e la suocera e i figli a poca distanza), città, quartiere (che gli ricorda la West End Avenue di Manhattan, per il flusso di automobili, bus e tram) e ovviamente fabbrica – per tutta la vita, dopo lo squarcio Auschwitz. Roth è probabilmente il primo scrittore ad aver capito che Primo Levi non è solo il Testimone di uno dei più grandi orrori dell’umanità, la Shoah, ma è uno scrittore fuori dal comune, capace di uscire dal tempo restando sempre nello stesso posto. Continua a leggere

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L’altra possibilità di Napoleone

2xzMentre il vascello inglese Northumberland lo porta a Sant’Elena, dove sbarcò il 17 ottobre del 1815, dopo due mesi di viaggio, è probabile che non ricordasse l’appunto preso da ragazzo guardando l’oceano Atlantico e finendo a scrivere un nome e un commento: «Sant’Elena, piccola isola». Jorge Luis Borges avrebbe detto che se non avesse scritto il nome dell’isola, un piccolo punto – divenuto quello finale – in una traiettoria che dallo sguardo si fa di vita, avremmo avuto un altro Napoleone, e lui un’altra vita. Quell’appunto che era una premonizione oscura, una di quelle intuizioni che l’istinto si concede in anticipo sui tempi, senza motivo, era l’ultima tappa del viaggio avventuroso di un uomo che cambiò il mondo. Se non avesse notato quel nome di donna – una donna che Omero usa come pretesto per una guerra, un personaggio tragico – scritto in mezzo al blu dell’oceano, ma un altro nome, e avesse appuntato quello: è probabile che avremmo avuto un Napoleone scrittore, come desiderava, prima di essere risucchiato nella vita dell’imperatore. Continua a leggere

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Lina, nessun’altra e centomila chilometri di titoli

262908507_617148262824540_2273783522090448294_n1) Gli occhiali più belli del cinema italiano, a metà tra la montatura ironica di Woody Allen e la lente deformante di Federico Fellini.

2) Una nave corsara: estranea e guerriera, intransigente sul set quanto empatica con i personaggi che ha creato, Lina Wertmüller è stata così diversa da non appartenere a nessuno.

3) Una lotta ad oltranza contro le domande del cavolo delle interviste, le impreparazioni dei giornalisti, le analisi senza aver visto i suoi film. Lina è come dovrebbe essere, tutto, ma voi vi accontentate.

4) Doveva tutto alla sua compagna di banco, Flora Carabella, moglie di Marcello Mastroianni, che seguì per studiare insieme all’accademia teatrale diretta da Pietro Sharoff. E poi dite che in Italia la scuola non serve. Continua a leggere

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