Archivi categoria: forme d’onda

Raiola: il pizzaiolo dei due mondi

Tridente e trigliceridi, ecco Mino Raiola che gioca in attacco come e più di Zeman – che ha conosciuto bene – senza disdegnare l’esagerazione da gourmet perverso, esagerato. Non è un caso che al campo sia arrivato da una pizzeria e che la sua prima compravendita con profitto sia avvenuta con un McDonald’s. Se Moggi ha portato il sistema nel calcio italiano – connessioni e ricatti, legami e corruzione – Raiola ha portato la roulette russa in quello europeo. Continua a leggere

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RFK Funeral Train

Chi ha visto passare il treno che portava Bobby, sa che su quei vagoni c’era il futuro, e di fianco ai binari a salutarlo c’erano tutti: contadini affamati di pane di granoturco, medici e militari che gridavano: «non avete sentito che hanno fatto?» E se provavi a rispondere, ti dicevano minacciosi: «ora, fai silenzio, passa Bobby». Hasan bambino contemplava la scena e non capiva. Una donna ripeteva senza tregua: «è un giorno immenso di dolore, dovremmo bruciare i campi». Il vento sopra le loro teste strapazzava gli uccelli, un uomo accompagnava l’impresa suonando la tromba, in cielo c’erano nuvole d’inchiostro. Con quel treno passava la storia, e nessuno voleva perdersela. In petto un dolore, in tasca l’agonia. E quando l’ultimo vagone non era che un ricordo, dal tetto di una casa si sentì urlare: «ci hanno rubato il futuro e si son portati via anche l’ultima vacca».

foto di Paul Fusco

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È morto Troisi

Dovevamo fare miracoli per restare in corsa, passavamo gli inverni a teorizzare e le estati ad agire. Inseguivamo la perfezione dell’essere belli (insomma) e perduti (abbastanza), e con la moto. Ovviamente la maggior parte di noi parlava parlava, ma non sapeva dove mettere le mani. Col tempo avevamo imparato i punti chiave dei motori e alcuni anche delle donne, e persino a impennare – stare su una ruota più a lungo possibile, e sotto gli occhi della gente, superando le preoccupazioni e soprattutto le imprecazioni – prima che a fare l’amore; eravamo interpreti di un modulo non motociclistico, ammesso che ci potesse essere, ma di vita, anche se passava tutto sulle due ruote. Steve McQueen di provincia, matrice hegeliana più che nietzschiana – ma questo posso dirlo ora – stilizzati cafoni tra pallone, moto e ragazze. Continua a leggere

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L’ultima zuppa

L’indirizzo era 405 East sulla Tredicesima Strada, angolo con la Prima, Lower East Side di Manhattan, dove sembrava fosse piovuta ruggine, sulle case basse e le scale antincendio. Uno stabilimento industriale trasformato in loft di lusso, lui c’era arrivato con l’assegno di un milione di dollari ricevuto dall’Università di Stanford in cambio del suo archivio. Finalmente poteva avere una grande cucina da ristorante per sperimentare, mescolare e soprattutto divertirsi con gli amici. Ora le sue liste della spesa, che precedevano i suoi pranzi, con la firma in calce, stanno sotto teca, e chi c’era alla sua ultima cena lo racconta nel film che ricostruisce la sua storia: “L’ultima zuppa di pesce”, un film del regista filippino Anthony Cholo Madsen che mette insieme le ore finali del poeta Allen Ginsberg, presentato al Tribeca Film Festival e molto applaudito (purtroppo in Italia ancora non c’è un distributore). Continua a leggere

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