Archivi categoria: forme d’onda

I collezionisti dell’effimero

327592251_572660001479419_2473070263969529092_nPrima di essere deportata ad Auschwitz, Irène Némirovsky, fece in tempo a scrivere “Tempesta in giugno”, romanzo di un grande esodo, e tra le tante storie mi colpì quella di Charlie Langelet: il collezionista di porcellane che nel caos cerca di salvarle. E mi fece pensare al protagonista di “Utz” di Bruce Chatwin: Kaspar Utz, grande collezionista di porcellana di Meissen, che è costretto a difendere nella Praga “normalizzata” dopo l’invasione sovietica. Chatwin scrive il suo romanzo come la Némirovsky poco prima di morire. Entrambi si erano trovati nella condizione – poi trasposta nelle pagine – di dover salvare l’indispensabile (su questo va letto “La Valigia” di Sergej Dovlatov che si trova davanti a una codificazione del salvabile a pensare «Ma davvero è tutto qui? E risposi: sì, è tutto qui»): Continua a leggere

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Kobe Bryant: Fellini gioca a basket

kobe-bryant-1200Tra la via Emilia e l’Nba, su un campo di piastrelle, Do the Right Thing e Amarcord, Fellini e poi Spike Lee, prima i campi – la tabula rasa gucciniana – e le strade antiche marcate ai bordi dalle fantasie di un duomo, Giuseppe Verdi e la nebbia poi il rap e i grattacieli, perché Kobe Bryant era l’America in casa, che da Rieti a Reggio Calabria alleva il bambino che poi a Reggio Emilia sogna di diventare grande, s’immagina lontano guardando il padre Joe da vicino, su campi meno luminosi, senza Dream Team, ma con gli insegnamenti italiani: «A 11 anni ero il più alto della squadra, ma gli allenatori ci dicevano: se volete imparare a giocare a basket, dovete imparare a fare tutto. Nessuno ha mai pensato di farmi giocare da lungo perché ero alto. In America? Se sei alto ti dicono giochi da lungo, se sei piccolo ti fanno fare il play. Se sono diventato un giocatore completo, è perché sono cresciuto in Italia».

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Vialli, il ribelle al dolore

7112910_14134147_dd47e9c058783ab6e97b47e77f09e400Si mette a sedere Gianluca Vialli, cambia posto, come una orchidea piegata dalla luce, ha bisogno di più aria, di riflettere sulla meraviglia delle cose guardate e fatte. In questi anni c’ha abituato alla sua lotta, ne ha fatto una cronaca discreta dove pudore e dolore non si lasciavano mai scavalcare dal dettaglio. Continua a leggere

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Ayrton Senna, un’altra storia

Senna kart 1Aveva l’amore per la meccanica insinuato nelle profondità del codice genetico: e ne fece vertigine. Ayrton Senna era il fondatore di un impero basato sui sorpassi impossibili, in spazi risicati, e in imprese che richiedevano uno spossamento pari solo a quello di certi stregoni di Haiti. Parlava con Dio, lo vedeva, e un po’ lo incarnava in qualche curva, certo, non nell’ultima, dove venne sacrificato. Oggi avrebbe sessantadue anni e no, non lo abbiamo visto invecchiare. È lecito immaginare un finale diverso, c’è il bivio, c’è quella possibilità, come ha fatto Quentin Tarantino in “C’era una volta a… Hollywood” ridando la vita a Sharon Tate, Continua a leggere

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Vitti n’attrice

xDue fari abbaglianti, gli occhi di Monica Vitti, gli schermi più grandi che il cinema abbia mai avuto.

Come per Bernard Tapie, il quotidiano “Le Monde” diffuse per errore la notizia della sua morte. Sorrise, scherzò e replicò, ringraziando per averle allungato la vita. L’esistenza è troppo breve per non insegnare la cordialità ai francesi. Continua a leggere

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