Archivi categoria: forme d’onda

Una vertigine chiamata Sergio Leone

Siamo dalle parti del mito, un Omero che genera pistoleri e gangster, ecco Sergio Leone, per brevità regista. Uno che nella Roma degli anni Quaranta guardando in fondo alla ripida scalinata di Viale Glorioso, scendendo a capofitto, vedeva il vecchio west, cavalli dove c’erano carri armati americani, e messicani in fuga dove sbaraccavano i tedeschi. Un visionario, certo. Uno che faceva film su cose che non ci sono più. Favola e Storia. Fantasia e realismo, che poi il compagno di scuola ritrovato avrebbe cucito in note, quel gran genio del suo amico: Ennio Morricone. Continua a leggere

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Il tennista trimezzato

C’era la finale di Wimbledon, l’estate intorno, e nel suo spogliatoio il tennista Roger Weber aveva un grosso problema che si era trascinato, e con molta difficoltà, per tutto il torneo. Da una parte, sul lettino, stava la sua faccia che provava a trovare un ultimo accordo, e dalle altre parti stavano la sua testa, il suo tronco con braccia e gambe e i suoi piedi, che non volevano più sentire ragioni. Una storia complicata, quella del tennista Weber, che lo vedeva indugiare mentre fissava la scissione del suo corpo, che era cominciata quando aveva deciso, su indicazione del suo manager, di affidarsi a sponsor diversi, sfruttando al massimo la diversificazione, non tenendo conto che le lotte tra i marchi potessero estendersi fino al possesso delle parti che ricoprivano. Continua a leggere

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La fuga di Rombo

L’estate della scomparsa di Rombo, me la ricordo bene perché c’era ancora Bruno Pizzul che diceva: E adesso bisogna soffrire, quando arrivavano i rigori. Era un comandamento che apparteneva al nostro spirito calcistico e da quello fuori dal campo arrivava fino a noi che stavamo a casa davanti alla tivù. Continua a leggere

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McEnroe & Borg: stelle primarie

Non erano due tennisti, ma due mondi. In un sistema binario, che fuori dai campi da tennis, per complicare le cose, si invertivano. John McEnroe era caldo, Björn Borg freddo. E via così: pazzo, calmo; riccio, liscio; esuberante, posato. Uno parlava giocando più di quando Muhammad Ali facesse boxando. L’altro scriveva i silenzi nemmeno fosse Eduardo De Filippo. Fuori John era dolce e pacificato, mentre Björn era il vero stravagante, l’estremo, il tormentato. Insieme sembravano un romanzo di Philip Roth. Continua a leggere

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