Archivi tag: Pier Paolo Pasolini

La morte del maiale

Dalla morte di Bernardo Bertolucci ripenso a quando diciassettenne con un altro amico avevamo letto del suo primo o secondo film, non ricordo, sull’uccisione di un maiale. Credo si chiamasse proprio “la morte del maiale”. Era d’autunno, e avevamo appena visto molti dei film di Bertolucci, capendo poco del suo cinema, ma subendone un fascino enorme, al punto di spingerci all’emulazione. Continua a leggere

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Pasolini, ultima sera

Scrisse, sparigliò. Filmò, lo processarono. Accusò, venne ucciso. Pierpaolo Pasolini, trent’anni dopo. Stessa notte, stessi luoghi. Il viaggio comincia nel cuore della capitale, la attraversa, vive, consuma, finisce all’idroscalo ostiense: periferia della periferia, dove il Tevere si fa largo fra i rifiuti: carcasse di motorini, frigoriferi, lavatrici, parabole, mattoni, tv, sedili d’auto: stratificata archeologia del presente, tutto emerge dalla sabbia scura, vegeta sotto i salti dell’acqua, un dai e dai che è un ciclo di vita, artificiale, surreale; i pesci si salvano gettandosi delle reti delle bilance che sbilenche pendono dai casotti di legno, i pescatori fumano lenti e non parlano, affacciati sul fiume. Dall’altra parte il mare scroscia, s’infrange contro case basse e informi, baracche difese da cani e topi, reti colorate dalla ruggine, muri su muri marci d’acqua, incastri da meraviglia, suggestivi colorati accoppiamenti da Guadalajara, gabbie e persino giardini, eternit a go-go (qui non può far male?), Continua a leggere

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Ancelotti, la Juventus e il compromesso Storico

Forse senza quel temporale a Perugia e senza la decisione di Pierluigi Collina, oggi, Carlo Ancelotti non sarebbe l’allenatore eccezionale che è. In quella lunghissima ora negli spogliatoi del “Renato Curi”, aspettando che smettesse di piovere e che l’arbitro-superuomo rimandasse la partita: si decise la sorte della Juventus che perse la partita col Perugia di Carletto Mazzone e lo scudetto in favore della Lazio di Sven-Göran Eriksson; l’avvenire di Ancelotti; e il suo mestiere (di vincente). Continua a leggere

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Da canaro a dogman: il male al ribasso

Sul bancone c’erano quattro dita, le orecchie, parte delle labbra e del naso, la lingua, i testicoli e il pene di Giancarlo Ricci, ex pugile, che giaceva supino: braccia e gambe divaricate e incatenate, mentre Pietro De Negri detto “il canaro” gli urlava: «Mamma mia come t’hanno conciato male! E chi è stato sto figlio de mignotta?». Continua a leggere

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Un anno di libri

Ancora tra il marziano di Ennio Flaiano e la zia di Alberto Arbasino, eccola l’Italia dei libri. Riassumibile in una canzone di Rino Gaetano: Andrea Camilleri che dribbla Fabio Volo e Paolo Cognetti che passa a Dan Brown e Ken Follett che guarda Carlo Rovelli marcato da Alan Friedman che aspetta Elena Ferrante. Aggiungete un coro di giallisti, qualche balilla e molta tivù: il paesaggio italiano con zombi tra presepe e condominio. Continua a leggere

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