Archivi tag: Feltrinelli

Gamberale: educazione sentimentale frou frou

Diceva Vladimir Nabokov: “La letteratura non è nata il giorno in cui un ragazzino corse via dalla valle di Neanderthal inseguito da un grande lupo grigio, gridando «Al lupo, al lupo»: è nata il giorno in cui un ragazzino, correndo, gridò «Al lupo, al lupo» senza avere nessun lupo alle calcagna”. Purtroppo, buona parte degli scrittori italiani ha bisogno del lupo per raccontare e quindi scrive perlopiù di sé. Da anni seguiamo la vita di Chiara Gamberale che, a intervalli di un anno o due aggiorna la sua piccola telenovela, si svolge tra amori e amici con tanti problemi; seguiamo con interesse la sua versione spicciola dell’esistenza con innesti di Freud frainteso e scene porno soft con accenni e ammicchi, per poi sfumare come nei cinema parrocchiali raccontati da Giuseppe Tornatore. Continua a leggere

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Giacomo Papi: né radical né chic

“Il censimento dei radical chic” (Feltrinelli), di Giacomo Papi, appartiene ai romanzi con una buona idea e un cattivo sviluppo. Da una parte fotografa l’atmosfera che viviamo, il rovesciamento della definizione coniata dalla scrittore americano Tom Wolfe nel 1970 e divenuta offesa da estendere a tutti – non c’è bisogno d’essere né radicali né chic –  usata persino come categoria del risentimento nei manifesti dei Cinque Stelle nel post nomina di Lino Banfi alla commissione italiana dell’Unesco, dall’altra la storia non riesce a raggiungere un punto di svolta, non andando oltre la restituzione del parlarsi addosso tipico degli intellettuali italiani. Continua a leggere

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Ianniello: illusioni recitate a soggetto

Sovvertire e/o condizionare la realtà con elementi che la migliorano o la peggiorano a seconda delle richieste della committenza, è quello che fa “La compagnia delle Illusioni” (Feltrinelli) messa in piedi da Enrico Ianniello attraverso la fantomatica Zia Maggie, mescolando teatro e vita, storie scritte e da riscrivere. Il suo personaggio, Antonio Morra in arte ’O Mollusco – attore reso famoso da un solo personaggio laterale in una serie tv che lo porta a riscuotere ancora foto e richieste dalla gente che incontra per strada –, Continua a leggere

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Andrea G. Pinketts, l’importante è esagerare

Voleva essere il Grande Gatsby, ma lo fregavano le camicie. Aveva il fisico, lavorava sulla lingua e le facce, ma esagerava con i colori. Uno sciupone di vita e parole. Andrea G. Pinketts, in realtà Andrea Giovanni Pinchetti, «Pinketts, il vero cognome della mia famiglia, fu italianizzato sotto il fascismo. Io sono milanesissimo ma di padre irlandese. Mia mamma invece è trentina, di padre tedesco»; prima che scrittore era una creatura della notte, un animale da bar che viveva come antidoti alla paura: Continua a leggere

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Marone, un mondo di piccole cose napoletane

Aldo Buzzi voleva l’ergastolo per «quelli che, dopo aver nominato New York, se devono nominarla una seconda volta, dicono la Grande Mela», io lo vorrei per quelli che fanno le metafore su Napoli «anziana nobildonna un po’ dimessa che non ha perso il gusto di sentirsi elegante nei dettagli». E Lorenzo Marone in “Cara Napoli” (Feltrinelli) ci regala New York e Grande Mela e diverse metafore su Napoli, oltre infilarci Pino Daniele ogni tre pagine, Continua a leggere

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