Archivi tag: Feltrinelli

Una radio tra uomini e donne

L’invasione della radio nella sfera della quotidianità, fino a rivitalizzarla. Una voce, quella di Virtudes Leo, risponde alle lettere degli ascoltatori, sorprendendoli. Ma non riesce mai a sorprendere il lettore. Le sue incursioni vocali nelle alcove di coppie e scapoli in cerca d’amor, nella Spagna anni settanta, sono studiate preoccupazioni che non arrivano mai a bordeggiare la grandezza di un Alberto Castagna o di una Maria De Filippi: veri flaubertiani (anche se televisivi). Continua a leggere

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Un lungo pasto

Tra filo spinato ed SS, in una caserma sterilizzata e tetra, a poca distanza da Adolf Hitler: Rosa Sauer prova i suoi pasti. È con altre donne nella condizione di privilegio di poter mangiare, ma anche di poter morire ogni volta. Vive su un baratro, come se fosse in prima linea, la sua trincea è un tavolo. Siamo nell’autunno del ’43, e Rosa lascia Berlino per il paese dei suoceri, mentre suo marito Gregor combatte sul fronte russo. Il passaggio comporta il cambio di condizione e la scelta come assaggiatrice. Continua a leggere

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Prodotti di Serra

Michele Serra ha sempre avuto due corde: quella che per brevità diremo “togliattiana”, intesa come sguardo, elaborazione e punizione, altrimenti tragica; e quella brillante, ironica, che lo portava a dirigere “Cuore” e a imitare i grandi con molto humour. Un talento proteiforme. Poi, col tempo, la parte tragica, il rimbrotto, hanno avuto la meglio, e quello che poteva essere un Vittorio Gassman – bravissimo nelle oscillazioni – della scrittura è diventato un incrocio tra Alberto Moravia, Gianni Morandi e Frate Indovino. Continua a leggere

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Chiara Gamberale: realismo patinato

«Nel rumore irreparabile che fa la gente mentre esiste, noi avremmo accordato un flauto». Lidia – conduttrice radiofonica –  progetta la sua storia con Lorenzo – scrittore –, incontrato in un Luna Park il 29 febbraio. Sono i protagonisti de “La zona cieca” (Feltrinelli), di Chiara Gamberale. Che più o meno involontariamente ha rinnovato il realismo patinato: un incrocio fra il vecchio fotoromanzo e la classica telenovela. Una sorta di “Monopoli” sentimentale con carte e lanci di dadi. Storie al limite della credibilità condite da quasi tragedie e un mucchio di problemi, ma tutte risolvibili con l’amore. Piovono i «ti amo» e le frasi ad effetto: micce erotiche disinnescate e improbabilità, «Lorenzo dormiva su un vecchio divano con i cuscini sporchi di mestruazioni». Continua a leggere

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Facite comme si ‘mmiez’a vuje stesse pur’io

«Tu sei piccirillo, non sai che c’è qualcosa peggio ‘ra morte». Sì, leggere Roberto Saviano che scrive queste cose. Continua la storia de “La paranza dei bambini” con “Bacio feroce” (Feltrinelli) un titolo da canzone di Carmen Consoli. Con in testa ’o Maraja e i suoi Biscottino, Tucano, Briato’, le Susette e ’o White e Napoli e il tremendismo della sua realtà reso ancora più barocco e nero dalla corrucciata lingua di Saviano. Che, abbassando l’età dei boss, abbassa anche la guardia rispetto al racconto: ci son ragazzini che davanti alla spiegazione della distribuzione di droga dicono «chest’ ‘a delivery» come se fossero di Soho, poi tornando di Ponticelli quando non sanno che vuol dire «player»; corteggiano alte bionde con le stesse battute di Stanis La Rochelle – tradendo la cattività di Saviano – esuberante divetto della serie “Gli occhi del cuore”; Continua a leggere

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