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Era una Madonna

Il ragioniere Leopoldo Lava scriveva lettere a Silvana Mangano, che mai rispose. Quando l’attrice morì, tenne il lutto al braccio per un anno. A tutti ripeteva che la loro storia era cominciata in un bar, senza aggiungere altro. Ai più intimi arrivava a dire: «Era una Madonna». Con il tempo, compose tutta la scena: lei che entrava, lui che la guardava, convenevoli, lungo scambio di opinioni, invito a cena e tutto il resto. E se qualcuno chiedeva come mai non fosse partito alla volta di Cinecittà, faceva una pausa, si guardava intorno, e poi mormorava: «i suoi non volevano che sposasse un ragioniere, anche se lei aveva un passato da mondina, ambivano a qualcosa di meglio». Era rimasto nell’ombra, accontentandosi di «brevi, fuggevoli, incontri», e su incontri strizzava l’occhio.

[da “Il fuoco del mio paese. Biografie di gente dimenticata”]

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Eduardo Galeano e l’arte dell’imprevisto

Come tutti gli uruguagi voleva essere un calciatore, lo divenne sulla carta nelle storie che ha raccontato, sui campi gli andò male. Eduardo Galeano nelle pagine sta a Osvaldo Soriano come Pelé sta a Maradona, se la giocano in funzione del tifoso che li guarda. Nato a Montevideo tifava Nacional ma non gli riusciva di odiare né Juan Alberto Schiaffino né Julio César Abbadie che giocavano nel Peñarol: Continua a leggere

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Mazzone 80

Un Ferguson da bar, anche se non ha coppe in bacheca, che si porta dietro l’animosità delle carte da gioco applicata al pallone e il fumo delle sigarette che lo avvolge come nuvole da fumetto. Carlo Mazzone compie 80 anni il 19 marzo, e guarda da lontano i campi, dalla tribuna della vecchiaia: quasi 800 panchine in serie A e più di 1000 se contiamo anche C e B, un mucchio di campioni allevati e cresciuti come figli, tante stagioni senza mai perdere l’entusiasmo, mettendo a fuoco l’adesione a una vita di contrabbando all’assalto della partita migliore. «In questi giorni sto ricevendo tantissimi messaggi e telefonate da parte di amici, addetti ai lavori, da numerosi miei ex calciatori, ma anche sostenitori delle squadre che ho allenato e la cosa mi ha fatto tanto piacere. Continua a leggere

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Ma, si sa, i fuoriclasse

«Io dispongo sempre bene le mie squadre in campo. Il problema è che quando inizia la partita i giocatori si muovono», diceva Alfio Basile allenatore del Boca Juniors, dell’Argentina e di molte altre squadre. Le complicazioni vengono dopo, appunto, quando tutti si muovono al ritmo del pallone, e i pensieri rimangono sulle panchine, o arrivano improvvisi ai calciatori mentre stanno tradendo il loro compito o anche mentre lo eseguono oltre ogni previsione. Continua a leggere

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