Archivi categoria: fútbol

Feola e una specie di voluptas dolendi

Non mi ricordo se poi vincemmo quel torneo, non mi ricordo che pochi altri componenti di quella squadra, e non mi ricordo se era una semifinale o un quarto di finale, niente di importante, parlo di un torneo estivo di calcetto di almeno 25 anni fa, in una provincia sperduta e nascosta, che non costituiva cardine per nulla di importante anche se non lo sapevo ancora, quello che ricordo è che io ero il ragazzino e tu il fuoriquota, entrambi stavamo in piedi sulla fascia laterale sinistra, Continua a leggere

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Gli stivali del campione

Avevo sedici anni, quando rubai gli stivali del campione, lucidi più degli scarpini, erano nel nostro spogliatoio, e a Newcastle pioveva, no, non li misi ai piedi – erano tre numeri più grandi – ma nello zaino, e portandoli a scuola, nell’intervallo, li mostrai ai compagni. Come e più della Coppa Campioni, erano un trofeo, tutti conoscevano quegli stivali. E no, non mi vergognai del furto. Anzi, mi parve l’unica cosa da fare. Erano giorni che ci pensavo, ad ogni allenamento accorciavo la distanza tra me e loro, esplorando tutte le implicazioni possibili fino a cadere nel possesso. Nel tragitto dal campo alla scuola era come avere il ghiaccio nella borsa. Misurai la presenza delle cose. Ed ebbi paura. Ma poi, sotto al banco, il ghiaccio divenne altro, un bottino prezioso di stelle e anche un album di figurine intero, quello dell’anno ancora da venire.  Continua a leggere

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Raiola: il pizzaiolo dei due mondi

Tridente e trigliceridi, ecco Mino Raiola che gioca in attacco come e più di Zeman – che ha conosciuto bene – senza disdegnare l’esagerazione da gourmet perverso, esagerato. Non è un caso che al campo sia arrivato da una pizzeria e che la sua prima compravendita con profitto sia avvenuta con un McDonald’s. Se Moggi ha portato il sistema nel calcio italiano – connessioni e ricatti, legami e corruzione – Raiola ha portato la roulette russa in quello europeo. Continua a leggere

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Insigne: dieci verticale

Quando Antonio Conte, ai passati europei, assegnò la maglia numero dieci della Nazionale a Thiago Motta: tutti capimmo che i tempi erano cambiati e che a scorrere negli anni i nomi, di chi c’aveva sudato prima in quella maglia, sembrava un countdown per i fantasisti che finivano. Sivori, Rivera, Antognoni, Baggio, Albertini, Del Piero, Totti, De Rossi, Di Natale, Cassano, Motta. Così a farla breve. Si capisce che la maglia e il ruolo hanno oscillato tra fantasisti e centrocampisti con i piedi buoni, e dopo la scelta del CT Conte sembrava destinata ad una funzione diversa. Continua a leggere

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Gli scarpini di Totti

Quando il Thailandese vide Francesco “Stecca” Santoni alla sua porta con la scatola delle scarpe tra le mani capì che non aveva scampo. Se era arrivato a quel punto non c’era molto da discutere. Lo fece entrare e gli spiegò che doveva fare in fretta perché aspettava gente, e Stecca promise di non fargli perdere tempo, voleva solo proporgli un grande affare anzi il più grande affare della sua vita. Disse proprio così, come se fosse una cosa nuova, una sorpresa. Il Thailandese sapeva già di cosa si trattava, lo sapeva mezza Roma e anche buona parte dell’altra, quella laziale. E lo sapeva tutto il quartiere, l’unica cosa che non si sapeva era dove le avesse nascoste per tutti quegli anni. Al Thailandese venne quasi voglia di proporgli solo quella risposta piuttosto che il resto, Continua a leggere

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