Archivio mensile:aprile 2014

Una banana vi seppellirà

10264828_845077898839627_7417577612178003619_nPiù ironico di Rosa Parks meno ideologico di Tommie Smith così Dani Alves, con un gesto beffardo, ha risolto una domenica di tristezza: irridendo il razzismo che gli era piovuto addosso sotto forma di banana. Partita del campionato spagnolo, Villareal-Barcellona, il difensore brasiliano, sta per battere un calcio d’angolo, quando gli arriva davanti ai piedi e al pallone una banana dagli spalti. Continua a leggere

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Solo gli astemi pensano che è bello bere

1609741_844239002259963_1980111790832224862_nEra un pezzo unico, per niente conforme. Poteva essere un grande segretario di partito o un medico piuttosto che un allenatore e avrebbe ottenuto lo stesso risultato: essere amato. Perché puoi giocare bene, male, dominare, perdere, diventare il numero uno o il millesimo, puoi essere famoso o anche odiato, vincere la Liga col Real Madrid o disputare una stagione mediocre con l’Ascoli ma quello che conta veramente è essere amato, e Vujadin Boskov lo era. Lasciava intendere di aver capito non solo il segreto del calcio ma quello più grande del mondo. E su mondo: ammiccava. Poi non era vero, ma non aveva importanza, perché intanto ti aveva illuso e mentre lo faceva ti divertivi, ti sentivi al sicuro, ti lasciavi guidare. Continua a leggere

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¿Donde está el niño Guzmán?

IrA. Perro-y-Puma2007Gli argentini quando parli di calcio ti rispondono con un assioma: «Maradona è il calciatore più forte del mondo ed è solo uno dei migliori calciatori argentini». Voi ridete, e poi domandate, e chi sono gli altri? Fuori i nomi. Se non siete fortunati, avrete nomi che conoscete: da Alfredo Di Stefano a Mario Kempes, passando per Osvaldo Ardiles, Omar Sivori, fino a Messi, Tevez, Higuain qualcuno dirà persino Valdano o Verón, Batistuta, Redondo, Riquelme, e ne dimentico molti, l’elenco può durare ore, i sentimenti si declinano sempre in forme inaspettate, inaudite. Se, invece, è il vostro giorno e di fronte avete l’uomo giusto, la risposta sarà: Javier Felipe Guzmán. Rimanendo in silenzio, dopo la smorfia di soddisfazione del vostro interlocutore che, pensando, eccone un altro da battezzare, vi guarderà dall’altare e vi umilierà dicendo: Ma come non conosci Javier Felipe Guzmán? Continua a leggere

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an innocent man in a living hell

10300865_10152014887507050_2103787784030860222_nPiù dei pugni fu il sangue che gli piovve addosso a renderlo famoso. Il pugile che sarebbe potuto diventare campione del mondo dei medi ma la colpa arrivò prima della possibilità di combattere per il titolo. Rubin Carter “Hurricane”, il vento impietoso del ring, veloce, irascibile, coraggioso, aggressivo, apparentemente non si fermava davanti a niente. Non furono pugni a stenderlo ma una ingiusta accusa di triplice omicidio nel 1966 a Paterson, che lo tenne 19 anni in prigione. Quando John Artis (compagno di sventura, carcere, vita),  Continua a leggere

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Una idea di Gabriel García Márquez

Gabriel-García-MárquezGabriel García Márquez conobbe Osvaldo Soriano all’Avana prima che vincesse il premio Nobel, poi si rividero a Parigi, l’ultima volta sempre a Cuba, era appena uscito “L’amore ai tempi del colera” e gli presentò la moglie Mercedes e Fidel Castro. A Márquez era molto piaciuto “La resa del leone” «anche se è il romanzo di un argentino». E Osvaldo Soriano gli chiese se poteva scrivere del loro incontro perché se la passava proprio male, Marquez si mise a ridere e gli disse di sì. Quella conversazione o profilo si chiama: “García Márquez: il potere e la gloria”. Continua a leggere

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