Archivio mensile:aprile 2014

Una banana vi seppellirà

10264828_845077898839627_7417577612178003619_nPiù ironico di Rosa Parks meno ideologico di Tommie Smith così Dani Alves, con un gesto beffardo, ha risolto una domenica di tristezza: irridendo il razzismo che gli era piovuto addosso sotto forma di banana. Partita del campionato spagnolo, Villareal-Barcellona, il difensore brasiliano, sta per battere un calcio d’angolo, quando gli arriva davanti ai piedi e al pallone una banana dagli spalti. Continua a leggere

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Solo gli astemi pensano che è bello bere

1609741_844239002259963_1980111790832224862_nEra un pezzo unico, per niente conforme. Poteva essere un grande segretario di partito o un medico piuttosto che un allenatore e avrebbe ottenuto lo stesso risultato: essere amato. Perché puoi giocare bene, male, dominare, perdere, diventare il numero uno o il millesimo, puoi essere famoso o anche odiato, vincere la Liga col Real Madrid o disputare una stagione mediocre con l’Ascoli ma quello che conta veramente è essere amato, e Vujadin Boskov lo era. Lasciava intendere di aver capito non solo il segreto del calcio ma quello più grande del mondo. E su mondo: ammiccava. Poi non era vero, ma non aveva importanza, perché intanto ti aveva illuso e mentre lo faceva ti divertivi, ti sentivi al sicuro, ti lasciavi guidare. Continua a leggere

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an innocent man in a living hell

10300865_10152014887507050_2103787784030860222_nPiù dei pugni fu il sangue che gli piovve addosso a renderlo famoso. Il pugile che sarebbe potuto diventare campione del mondo dei medi ma la colpa arrivò prima della possibilità di combattere per il titolo. Rubin Carter “Hurricane”, il vento impietoso del ring, veloce, irascibile, coraggioso, aggressivo, apparentemente non si fermava davanti a niente. Non furono pugni a stenderlo ma una ingiusta accusa di triplice omicidio nel 1966 a Paterson, che lo tenne 19 anni in prigione. Quando John Artis (compagno di sventura, carcere, vita),  Continua a leggere

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Una idea di Gabriel García Márquez

Gabriel-García-MárquezGabriel García Márquez conobbe Osvaldo Soriano all’Avana prima che vincesse il premio Nobel, poi si rividero a Parigi, l’ultima volta sempre a Cuba, era appena uscito “L’amore ai tempi del colera” e gli presentò la moglie Mercedes e Fidel Castro. A Márquez era molto piaciuto “La resa del leone” «anche se è il romanzo di un argentino». E Osvaldo Soriano gli chiese se poteva scrivere del loro incontro perché se la passava proprio male, Marquez si mise a ridere e gli disse di sì. Quella conversazione o profilo si chiama: “García Márquez: il potere e la gloria”. Continua a leggere

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L’autunno del Patriarca

el_oto_o_del_patriarcaPrima di essere un romanzo “L’autunno del Patriarca” è un esperimento; grandioso, contraddittorio, barocco, sull’unica figura di rilievo prodotta dal mondo sudamericano: il dittatore. Gabriel Garcia Marquez sembra voler mostrare tutti i virtuosismi del suo registro stilistico: muri e muri di parole, frasi lunghissime, rari punti e pause solo alla fine dei capitoli. Una sola lunga intera piano-sequenza – più tardi lo farà sullo schermo Aleksandr Sokurov con “L’arca russa” – e che solo José Saramago sarà capace di ripetere sulla pagina. In mezzo a questo deserto di parole ci sono: il narratore, il patriarca, sua madre, le sue amanti, sua moglie Leticia Nazareno e un “noi” che potrebbe incarnare i sudditi del patriarca, un coro che si passa la voce della sua presunta morte e poi la smentisce, uno sguardo che va sempre oltre, travalica e ritorna, un eterno andirivieni tra le gardenie. Continua a leggere

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