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Garibaldi, monarca del tempo: febbre, tifo e spada

Nizza. Al terzo bicchiere di Jack Daniel’s, la lingua del generale Giuseppe Garibaldi si scioglie. Tutta la ritrosia che mi aveva mostrato scompare, la distanza si annulla, e viene fuori la verve oltre la sua voglia di raccontare quaranta anni di battaglie sempre in attacco. Lo incontro, al bar dell’Hotel “Le Negresco” sul lungomare di Nizza, in compagnia di altri due italiani, che passano l’estate con lui e Anita: Luciano Bianciardi, scrittore, e Bettino Craxi, politico. Me li presenta dicendo: «Qualcuno se li ricorderà». E prima che io possa replicare, lui, è già partito con i ricordi. Svelando cose che farebbero invidia a Denis Mack Smith. «Nizza fu una idea di mio padre, sa come sono i padri, pensano che un Napoleone Primo sia meglio del Rio de la Plata: Continua a leggere

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L’ultima zuppa

L’indirizzo era 405 East sulla Tredicesima Strada, angolo con la Prima, Lower East Side di Manhattan, dove sembrava fosse piovuta ruggine, sulle case basse e le scale antincendio. Uno stabilimento industriale trasformato in loft di lusso, lui c’era arrivato con l’assegno di un milione di dollari ricevuto dall’Università di Stanford in cambio del suo archivio. Finalmente poteva avere una grande cucina da ristorante per sperimentare, mescolare e soprattutto divertirsi con gli amici. Ora le sue liste della spesa, che precedevano i suoi pranzi, con la firma in calce, stanno sotto teca, e chi c’era alla sua ultima cena lo racconta nel film che ricostruisce la sua storia: “L’ultima zuppa di pesce”, un film del regista filippino Anthony Cholo Madsen che mette insieme le ore finali del poeta Allen Ginsberg, presentato al Tribeca Film Festival e molto applaudito (purtroppo in Italia ancora non c’è un distributore). Continua a leggere

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Ismail Kadare: Boncompagni e la Carrà fecero cadere il regime di Hoxha

Abbiamo raggiunto al telefono a Parigi: Ismail Kadare, per commentare con lui la scomparsa di Gianni Boncompagni. Il grande scrittore, poeta, sceneggiatore albanese ha più volte ribadito l’importanza della tivù italiana e in particolare di quella fatta da Boncompagni per la caduta di Enver Hoxha.

Come ha saputo della morte di Boncompagni?

«Ero in viaggio, e molti compagni di dissidenza mi hanno mandato messaggi. Per noi, lui era l’uomo della libertà, rappresentava tutto quello che desideravamo. Dietro le sue canzoni d’amore – che non esisterebbero senza il connubio con Raffaella Carrà – c’era la nostra voglia di libertà». Continua a leggere

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Borges gioca a baseball

Appare subito Jorge Luis Borges, a vederlo in azione. Ma è Norman Lewis, il nuovo campione di baseball dei Los Angeles Dodgers. Per lui i paragoni si sono sprecati, arrivando a chiamare in causa il grande Sanford “Sandy” Koufax. Solo che Norman lancia senza guardare, avendo perso la vista, ma a vederlo giocare nessuno nota la differenza.

Cosa è: un miracolo o la vittoria della razionalità?

«Sono il farsi di Dio, la mia imperfezione è la speranza dell’umanità». Continua a leggere

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Postcard

Dear Jorge Luis,

Alfonso Bioy Casares gave me your address. How’s Bustos Domecq? Don’t forget to send the copy of the first edition. Embrace Maria for me (and don’t be jealous). Here the Cairo’s photo, when you touch the camel.

Your,

Marco

[foto tratta dal libro “Atlas”]

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