Archivi tag: Einaudi

Max Fox: ladro di biblioteche per amore

Cerca la storia del presente Sergio Luzzatto, e la trova attraverso le imprese di Massimo De Caro, un bugiardo, imbroglione, falsario, ladro. Almeno stando al primo livello, poi c’è il resto, c’è la vita e ci sono le relazioni, c’è la biografia e il contesto, e così, questa si trasforma in una storia esemplare, il tentativo di diventare l’opposto di quello che si dovrebbe essere, una metamorfosi, e, poi, di lato, ci sono anche i tormenti dello storico che rischia di seguirlo, scivolando verso le ragioni di una mente perversa. Ecco “Max Fox” (Einaudi), un libro che solo apparentemente è un saggio, in realtà è l’evoluzione narrativa di una storia che poi sarà film, ovvero come Massimo De Caro partendo da una onesta famiglia della borghesia di sinistra arrivi ad essere una sorta di personaggio della serie Ocean’s di Steven Soderbergh o la versione maschile della falsaria interpretata da Melissa McCarthy in “Can You Ever Forgive Me?” (Copia originale). Continua a leggere

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Missiroli: crisi, conformismo e corsivi baricchiani

Evoca Dino Buzzati e Beppe Fenoglio, forse per un istinto autolesionista, in “Fedeltà” (Einaudi), Marco Missiroli. Li usa come binari e snodi, per poi deragliare. Il suo è un romanzo di fedeltà – di ogni tipo – e crisi: le fedeltà dei suoi personaggi e la sua crisi di scrittore. Se davvero ha impiegato quattro anni per scrivere questa storiella che da un malinteso in bagno finisce in una riconciliazione cimiteriale c’è da preoccuparsi, e moltissimo, perché si vedono le righe della geometria narrativa tracciate e cancellate male, i corsivi baricchiani, e gli incastri – mal smussati – tra i personaggi. Continua a leggere

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De Giovanni: “Vuoto”, vuotissimo, quasi il nulla

Procedendo per eccessi scenografici come le torte del “Cake boss”, tanta pasta di zucchero per avvolgere il nulla, “Vuoto”, (Einaudi) di Maurizio De Giovanni, è una prova di come a volte i titoli raccontino davvero i romanzi e di come il genere poliziesco italiano boccheggi, spiralizzato nella noiosità. Una impalcatura di psicologia spicciola, pagine e pagine di lingua piatta dove bambini e adulti parlano uguale, e uno schema che si ripete mescolando gli stessi ingredienti: Continua a leggere

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Resta Piccolo maschio, dove vai?

Con una banalizzazione ancora più formidabile rispetto al solito, Francesco Piccolo aggiorna il racconto della sua vita sessuale. In pratica è l’evoluzione de “La separazione del maschio” con un peggioramento della scrittura e un appiattimento definitivo dietro la rinuncia a qualsiasi movimento oltre la restituzione del sé. Piccolo, e i suoi replicanti, sono la trasposizione letteraria della sala d’attesa. Ecco l’autofiction. Dove un tempo c’era l’ipocondriaco che, aspettando il turno dal medico, raccontava gli scampati pericoli o la signora che si confidava Continua a leggere

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Più crostacei che squali

È giovane, Giacomo Mazzariol, ed è convinto di aver capito che la sua è una generazione di squali, a leggerli e guardarli sembrano più crostacei. Il suo romanzetto generazionale “Gli squali” (Einaudi) ha tutti i canoni del già visto, da Brizzi a Culicchia, con una scrittura al ribasso rispetto ai suoi predecessori, e molte pagine dalle quali si riemerge con perplessità: ogni volta che è chiamato a dare voce alle scene (due di sesso e un quasi inseguimento) le lascia a metà. E non c’entra Carver, anzi Mazzariol parla di Fante, ovviamente a sproposito. Continua a leggere

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