Archivi tag: Maradona

Mimmo Paladino e il cosmocalcio artistico

Adesso che il Napoli attraverso i suoi movimenti crea geometrie, che ogni azione è una vertigine di gesti, e che ogni spazio ha una impalcatura di pensiero, è giusto parlarne con un grande artista come Mimmo Paladino. Pittore, scultore, incisore, ma soprattutto uno dei pochi ad avere un linguaggio proprio, radicato, non artefatto. Una forza della natura, che diventa segno, contraddistinguendosi. Fuori dai meccanicismi della riproducibilità, oltre la banalità dell’ideologia, Paladino rappresenta la libertà di essere se stessi, senza condizionamenti di tempo. Capace di elaborare una risposta singolare, impeccabile, includente. Continua a leggere

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Cinque palloni d’oro e nessuna epicità

Bastano cinque palloni d’oro per essere il migliore? Maradona direbbe: «No», Pelé riderebbe prima di parlare di sé, l’unico ad annuire sarebbe Alfredo Di Stefano, la terza via – calcistica – tra i due. Ha importanza? Forse, per gli sponsor, per l’ego, per le squadre – sì in questo ordine –. Nella lotta tra Lionel Messi e Cristiano Ronaldo, con l’assegnazione del titolo per il 2017 al portoghese, arriva una parità tra i trofei personali, quella tra club è una storia diversa, anche se per entrambi hanno contato molto. I precedenti e mai passati detentori della punta piramidale del calcio mondiale, i due che negherebbero l’importanza del Ballon d’Or, Maradona e Pelé, erano squadre a parte, ed è questo il punto. L’altro, che segna la distanza, è l’epica. Continua a leggere

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Garella: l’orso tra i pali

La sua lotta è stata col peso più che con i tiri degli attaccanti avversari. Una vita da pugile – di cui c’aveva il naso – lottando con la bilancia per i chili di troppo che poi l’hanno avvolto appena è uscito dal campo, e che lui ha saputo esibire e portare con l’allegria di chi sa vivere con leggerezza. Eppure volava come una farfalla anche se non pungeva come un’ape. Respingeva da canguro, e si muoveva da Orso, Yoghi. Claudio Garella era un portiere composito,  un cocktail, con uno stile sporco, e un grande cuore che teneva insieme specie diverse. Tutto in lui diceva anni Ottanta, dalla capigliatura alle giacche, un trapezista sulla linea di porta, quando sembrava battuto rimediava (divenendo Garellik, un Diabolik di porta), Continua a leggere

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Ma, si sa, i fuoriclasse

«Io dispongo sempre bene le mie squadre in campo. Il problema è che quando inizia la partita i giocatori si muovono», diceva Alfio Basile allenatore del Boca Juniors, dell’Argentina e di molte altre squadre. Le complicazioni vengono dopo, appunto, quando tutti si muovono al ritmo del pallone, e i pensieri rimangono sulle panchine, o arrivano improvvisi ai calciatori mentre stanno tradendo il loro compito o anche mentre lo eseguono oltre ogni previsione. Continua a leggere

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Il ritorno

Da quando era uscito di galera, Funiculì Funiculà, se ne stava tranquillo tra un disco di Sergio Bruni e una sfogliatella. Riguardava la sceneggiata, rileggeva le poesie di Ferdinando Russo, aveva persino ripreso a collezionare le cartoline vista golfo, i pastori e i ciucciarielli in ceramica. Verso mezzogiorno giocava con lo strummolo, accendeva qualche stellina per i natali passati in carcere, e nel pomeriggio indossava la maschera di Pulcinella. Continua a leggere

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