Archivi tag: parigi

Favaramericana

Nella provincia di Girgenti, nella Sicilia inventata di Camilleri, tra l’abusivismo e i crolli, a Favara, ci sono Sette cortili che fanno un progetto vero. Bianco Guggenheim. Una farm, con un linguaggio estremo, che prova a ribaltare tutto: cultura mafiosa, illegalità edilizia, tempo immobile. Un progetto che va oltre gli esperimenti di Gibellina e Salemi, ma non usa i Comuni, non spende soldi pubblici, e coinvolge la gente, in un contrasto irreale che vede le foto di Terry Richardson stare sotto il naso delle signore del quartiere con una sorprendente normalità: come se i Sette cortili fossero la Quinta strada. Continua a leggere

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Ismail Kadare: Boncompagni e la Carrà fecero cadere il regime di Hoxha

Abbiamo raggiunto al telefono a Parigi: Ismail Kadare, per commentare con lui la scomparsa di Gianni Boncompagni. Il grande scrittore, poeta, sceneggiatore albanese ha più volte ribadito l’importanza della tivù italiana e in particolare di quella fatta da Boncompagni per la caduta di Enver Hoxha.

Come ha saputo della morte di Boncompagni?

«Ero in viaggio, e molti compagni di dissidenza mi hanno mandato messaggi. Per noi, lui era l’uomo della libertà, rappresentava tutto quello che desideravamo. Dietro le sue canzoni d’amore – che non esisterebbero senza il connubio con Raffaella Carrà – c’era la nostra voglia di libertà». Continua a leggere

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Serge & Whitney

La bellezza è irrilevante davanti all’indisponibilità, pensò Serge Gainsbourg. L’origine della riflessione era Whitney Houston. Rimasta a lungo, per lui, un pentimento. Se fosse stato sobrio, se avesse agito come al solito, invece, si fece prendere dalla frenesia e fallì. A sua discolpa va detto che quella sera Whitney era irresistibile e scosciata. Continua a leggere

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Julio Carré: «malinconica spia morta di un paese che non esiste»

Octavio Paz diceva che uno scrittore “non ha biografia: la sua opera è la sua biografia”, così, per ricordare Osvaldo Soriano – nel ventennale della morte – ho deciso di intervistarne i personaggi. Li ho incontrati all’Hotel Menzogna, dopo una lunga trattativa, il primo che ha deciso di parlare con me è stato Julio Carré: «malinconica spia morta di un paese che non esiste».

Che ha fatto dopo “L’occhio della patria”?

«Sono riuscito a tornare in Argentina, un lungo giro, con scali che non le posso raccontare nel dettaglio, ma che sono durati anni: azzardo e prudenza, azzardo e prudenza, e via così giù giù fino a Buenos Aires, e poi qua in Patagonia». Continua a leggere

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Ma l’epoca mia sembra fatta di poche ore

“Un gallastrone che canta fuori orario alle prime stelle, andato oltre Cartesio (penso dunque sogno)”, si descriveva così, anni fa, in una prefazione a Jorge Valdano. Gianni Mura è il gioco che dalle strade del ciclismo e dai campi di pallone arriva alle pagine. Etica ed estetica che trovano forma nella parola, senza perdere le radici di quello che, incontrando i suoi occhi, gli ha dato stupore. La forza della sua scrittura viene dall’esattezza del suo sguardo, che diventa credibilità del racconto. È l’anomalia che alimenta la speranza, tenuta da una leggerezza che dopo 30 Tour de France gli fa già pensare a quello dell’anno prossimo. Continua a leggere

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