Archivio mensile:novembre 2011

Atmosfera marina

Anni fa il dottor Marcus perse la testa per una sub, passando giornate intere davanti all’oceano. Aspettava che lei tornasse dalle immersioni, e intanto si guardava intorno. Dopo due settimane poteva indovinare quando le nuvole si sarebbero abbassate e quando il sole avrebbe rischiato di bruciare le sue costose camicie. Esaurita l’attesa, col ritorno della sub, Elisabeth si chiamava, l’aria si riempiva di vita. La donna si spogliava e lui l’aiutava con una pazienza e una delicatezza che non avrebbe più avuto verso un umano. Se c’era il sole si sedevano a seguire le onde, se invece il cielo era scuro, rientravano in casa. I baci di Elisabeth avevano il suono leggero delle canzoni cubane, un corpo pulito e gli occhi limpidi. Il complicato cervello di Marcus perdeva il controllo in favore del suo cuore, generando una frequenza cardiaca da cavallo al galoppo. La temperatura subiva delle intermittenze che poi avrebbe chiamato parametro di Elisabeth (riscontrando la reazione in altri nobel innamorati). Riconoscibile quando le oscillazioni si invertono nel giro di due minuti, per poi scegliere una costante elevata temperatura: generando uno stato febbricitante, detto stato di E – si riesce a tenere addosso solo un costume e niente altro, e si ha una convulsa voglia di stare dentro l’amata, unico rimedio per abbassare la temperatura. Il movimento convulso genera acquitrino e talvolta annebbia la vista. Il periodo di pratica durò quattro mesi. E Marcus conobbe quello che pensava fosse il preludio alla felicità, in realtà era la felicità. Una mattina lei emerse e disse:«sono stanca». La perfezione dei gesti svanì.

 Illustrazione di  Emiliano Ponzi, Say her name.

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Il cerchio di Beatrice

I corpi di Gheddafi e di suo figlio Mutassim sono rimasti per quattro giorni in una cella frigorifera di un centro commerciale di Misurata, prima di essere seppelliti. Al dottor Marcus è parsa una scena dantesca. È come se il popolo libico si fosse arrampicato sulla cima del potere e avesse grattato con forza. E poi? Ci sono stati dei falò e delle feste intorno al fuoco. Che creatura era Gheddafi? La sua ostruzione alla democrazia e alla libertà che fonti aveva? I soldi, ok, ma bastano? E chi ha detto che la violenza si paga con la violenza, è realmente libero? Gheddafi è arrivato a noi come uno straccio. E prima si presentava come il tessuto costoso e inarrivabile, aveva una attrazione magnetica per molti paesi occidentali. Poi il respiro della morte ha sporcato tutto. Si insorge per la libertà che non si conosce, si va a cercarla come le cose nascoste o perdute. Lui, li aveva addestrati alla condizione animale, e ha ricevuto un trattamento da jungla. Continua a leggere

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Gary Speed, 1969-2011

La morte è nostalgia per il sonno, volontaria o meno che sia. Sentita o allontanata. Il sonno invece è sempre sollievo. Ci sono passaggi senza spinte e passaggi che chiamano spinte all’assurdo. Un suicidio è sempre un salto. Quando i giorni hanno esaurito movimenti e corse, sudore e persino gioia (che ci sia di mezzo un gol o una donna), il tempo è solo un angolo della mente. A chi resta pare una infinità, che è un sacrilegio sprecare. Per chi va è un deserto da abbandonare. In mezzo: l’incomprensione. C’è una elettricità della vita che davvero ci fa funzionare come lampadine, illuminiamo gli altri e le stanze degli altri, a volte bastiamo persino alle nostre di stanze, e la chiamiamo solitudine. E poi c’è un tempo nel quale l’elettricità si esaurisce. Non è uguale per nessuno, nemmeno per chi dura gli stessi anni di un altro. La vita è una forma energetica. Il corpo un regolatore di flussi: sentimentali, perlopiù. E noi un sistema complesso. E dentro, ci portiamo  un livello di corrente che cerchiamo di tenere alto, ci viene insegnato che così deve essere. Da piccoli c’è un obbligo alla felicità che poi pretendiamo anche nel resto degli anni, ma è una illusione. Ecco, c’è chi crede a quella illusione e la insegue. Chi capisce che – appunto – è una illusione e si siede, dopo che c’ha girato intorno. E chi, scoperto il trucco, aperta la scatola, non riesce a trovare altri motivi per restare. E se ne va. Chi muore, lascia il buio, spegne la sua elettricità: che rimane nei ricordi di chi ha visto le sue stanze illuminate.

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Rain thoughts

Adora la pioggia, il dottor Marcus. Gli piace uscire a passeggiare senza ombrello, e lasciarsi bagnare. Dice che la maggior parte delle sue intuizioni sono arrivate mentre camminava sotto un acquazzone. Il suo progetto più grande è la città d’acqua. E ride, quando la racconta, se è nel suo studio mostra anche i disegni di grattacieli che spuntano dall’acqua come piante. E dopo, chiede: «verrà mai un tempo per questo?»  poi a bassa voce ti dice: «cerca di dimenticare quello che ti sto mostrando. Non è ancora il momento di far venire fuori queste cose». Qui fa sempre una pausa, e non chiedetemi perché la ruga lungo il viso pare illuminarsi. «Posso inventare quello che penso ma se nessuno è pronto, aspetto». Il suo entusiasmo trascina, come i suoi progetti, provate a chiedere ai supereroi di cui si occupa. Che parli del costume di Batman, delle sue macchine o della pioggia non importa, lui riesce sempre a farti sentire quello che prova. Sulla pioggia ha teorie che possono inchiodarti per anni, ha racconti sul quelle che chiama esecuzioni d’onde, per le piogge ventose, ha anche delle storie sui portatori di pioggia, ed è capace di dimostrarti delle affinità tra un giorno una determinata azione e una pioggia improvvisa. «Sono un figlio dell’acqua».  Continua a leggere

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The dark side of the sun

Quando cala la notte a Craryville,  upstate New York, un gruppo di ragazzi può finalmente uscire e provare ad avere un pugno d’ore di normalità. Prima, durante la giornata, il loro corpo (la loro cute) è ostaggio dell’ombra o della luce artificiale. Tempo capovolto. Nessuno di loro può vivere in pieno giorno: niente estate, vacanze, mare. È una vita scavata, da talpa, con il mondo visto da una finestra schermata. Clandestinità di luce, governata dall’incertezza circoscritta di una malattia: si chiama xeroderma pigmentosum (Xp): ipersensibilità alla luce solare, fotofobia, comparsa precoce di lesioni nelle aree fotoesposte, oltre che alterazione neurologica. Oggi la malattia è incurabile. Devi mettere al riparo il tuo corpo dai raggi del sole. Moondance. Illuderti con il buio, in compagnia della luna, aspettando l’alba per rientrare nel circolo vizioso dell’attesa, nella speranza che qualcosa cambi, modificando un ciclo invertito che ti esclude dalla normalità e dalla vita degli altri. La notte, per qualcuno: tempo perso, esplorazione, regione dell’improbabile che non bisogna dire per Oz, madre per Vonnegut, tenera per Fitzgerald, superba per la Merini, dell’oracolo secondo Auster, fatale per Jelloun. La notte mangia i giorni, con loro fa nuovi patti, poi volta le spalle e procede spedita. Si dice abitare la notte e le sue ore, quasi fosse un luogo: striscia scura e buona a coprire tutto, ma non è come stare di fronte alle “tele nere” di Rothko. Continua a leggere

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