Archivi tag: calcio

Victor Osimhen: il molleggiato di Lagos

Senza nomeIl molleggiato di Lagos vive nell’erranza. Avanza da ballerino di tip-tap ma con la forza di un rugbista, un ossimoro dalle gambe lunghissime, come quelle di Florence Joyner Griffith, Flo-Jo per l’America, una freccia nera che attraversa i campi verdi e fa vedere rosso ai difensori: Victor Osimhen, dribbla tutti, salta sulle loro teste e segna, segna, segna. Continua a leggere

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Gerd Müller, il prodigio del domatore

Senza nomeSorrideva d’infanzia

nella folla dei terzini

ad ogni gol. Continua a leggere

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Simon Kjær, invictus

Senza nomeNel tempo immobile del dolore, Simon Kjær è stato il movimento della salvezza. Non ha avuto bisogno dell’invocazione whitmaniana – O Capitano! mio Capitano! – che i ragazzi de “L’attimo fuggente” trasformano in refrain per uscire dal conformismo, no Simon Kjær, capitano della Danimarca che oggi tutti conoscono, si è mosso con una efficienza da pronto soccorso, ha spostato la lingua di Christian Eriksen, l’ha adagiato su un lato, e poi lasciato spazio ai soccorsi, chiamando a protezione del suo corpo il resto della squadra, sembrava la “testuggine” invocata dal “Gladiatore” Russell Crowe. Non c’erano soldati romani, ma un esercito di telecamere. Poteva bastare? No, certo che no, è andato incontro alla compagna di Eriksen, Sabrina Kvist Jensen, corsa in campo, per tenerla in un abbraccio. Gli europei li ha vinti lui, con tutto il carico di epica. Continua a leggere

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Burgnich, marinaio di terra: tackle e grappa

Il suo nome è fissato, più o meno per l’eternità, nella memoria di ogni italiano affetto da pallonite. Poi ci sono le immagini che seguono il nome, in una sembra un Cristo sacrificato sulla croce di Pelé, sotto il cielo dell’Azteca, la sua mano è distesa alla Goya a cercare il chiodo, mentre la testa del brasiliano segna lasciandolo con aereo stupore a guardare; nell’altra è un palombaro che scende nei fondali marini con Cousteau, ma lo squalo che gli sfugge era Ezio Pascutti. Il resto, tutto il resto, è gloria. Tarcisio Burgnich saltato fuori da un romanzo di Luigi Meneghello, personaggio malinconico con un nome che suonava – come i suoi passi da pistolero sui campi – e che tutti abbiam sempre sbagliato a pronunciare nella celebre filastrocca che si leggeva come una terzina dantesca – Sarti, Burgnich, Facchetti, citata persino dall’elitario Nanni Moretti in “Ecce bombo” – pronunciandolo come se fosse un pugno, invece era un nome da grappa, con la ìch da singhiozzo. Continua a leggere

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Un Mourziano a Roma

L’unico paragone possibile è con Tomas Milian anche per musicalità di lingua, disinvoltura di parolaccia e atteggiamento spaccone, ma da quando il cinema di genere è morto, nessuno ci pensa. Kim Arcalli, il montatore e sceneggiatore fuori tempo, diceva che Milian era «un meteorite precipitato a Roma» nell’Aprile del 1959, ora a parte il Marziano di Flaiano che arriva in astronave, dallo spazio, l’altro meteorite è José Mourinho. Continua a leggere

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