Archivi tag: cinema

Grande Teatro Anatomico Ferreri

2ewdIl cinema di Marco Ferreri è un teatro anatomico, dove il motore è la morte. Solo con la morte c’è la possibilità d’indagine. Ogni corpo è una carcassa in potenza, e mentre gli altri, tutti gli altri, si preoccupano di fare un cinema della vita, dell’illusione, Ferreri sventra quelle carcasse, e le porta alla fine, con una dolcezza baconiana, pennella il dolore in colori accesi, allegri, colpendo in faccia gli spettatori, dilatando i desideri e scavalcando il senso del pudore, allargando gli spazi – da quelli della mente a quelli dello stomaco fino a quelli delle metropoli – e tirando dentro la storia umana gli animali come solo Anna Maria Ortese farà nel romanzo. Continua a leggere

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Belfast: disunitevi e moltiplicatevi

locandinaÈ il 1969, nell’Irlanda del Nord, Buddy (Jude Hill/notevolissimo) ha dieci anni, un mucchio di domande, deve scalare i banchi della sua classe per arrivare alla biondina che sente di amare, vuole andare sulla luna, giocare a calcio, e risolvere i problemi di matematica. Sua madre (Caitríona Balfe) è ossessionata dalle tasse, sua nonna (Judi Dench) nasconde il suo cuore, suo nonno (Ciarán Hinds) è un minatore con l’ironia giusta, suo padre (Jamie Dornan) lavora in Inghilterra e torna ogni due settimane. Loro sono protestanti, ma nella strada ci sono anche i cattolici, e sembra un western, come quelli che il ragazzino vede in tv con suo fratello. Kenneth Branagh (sceneggiatore, regista e co-produttore) disegna un film, Belfast, con la geometria sghemba e il bianco e nero di Vivian Maier, e lo avvolge con la musica di Van Morrison, ogni inquadratura bordeggia la compiutezza, i dialoghi sono cuciti perfettamente, non c’è nulla fuori posto, non c’è indugio, non ci sono sbavature, è un film che non porta pesi pure raccontando una storia pesantissima. Continua a leggere

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Lina, nessun’altra e centomila chilometri di titoli

262908507_617148262824540_2273783522090448294_n1) Gli occhiali più belli del cinema italiano, a metà tra la montatura ironica di Woody Allen e la lente deformante di Federico Fellini.

2) Una nave corsara: estranea e guerriera, intransigente sul set quanto empatica con i personaggi che ha creato, Lina Wertmüller è stata così diversa da non appartenere a nessuno.

3) Una lotta ad oltranza contro le domande del cavolo delle interviste, le impreparazioni dei giornalisti, le analisi senza aver visto i suoi film. Lina è come dovrebbe essere, tutto, ma voi vi accontentate.

4) Doveva tutto alla sua compagna di banco, Flora Carabella, moglie di Marcello Mastroianni, che seguì per studiare insieme all’accademia teatrale diretta da Pietro Sharoff. E poi dite che in Italia la scuola non serve. Continua a leggere

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“È stata la mano di Dio”: ‘na cosa a dicere

locandinapg1«Tutto è autobiografia, niente è una confessione», scrive Amos Oz in “Una storia di amore e di tenebraraccontando la sua famiglia, forse avrebbe dovuto utilizzarlo come epigrafe anche Paolo Sorrentino ne “È stata la mano di Dio”, evitando le domande travagliesche sulla verità – sopravvalutatissima – che ora abitano anche i critici cinematografici. Sorrentino sceglie Maradona come epigrafe e il suo: Ho fatto il possibile, come a dire questa è l’acqua. E trattandosi di acqua napoletana degli anni Ottanta, c’è tantissimo. Si comincia con un San Gennaro pop-gagà-desichiano e si finisce con un monaciello che saluta un treno come se salutasse il Rex. Magia, affetti, evocazioni, per quello che non si è visto e si inventa, o per quello che si è vissuto e lo si reinventa. Tutto il cinema precedente di Sorrentino aveva un ritmo ovattato, grandi estetismi, ricerca della scena, e ora sappiamo che doveva fare da preludio a questa eruzione di semplicità. Continua a leggere

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Capuano Antonio, ottantadue anni ad aprile

1443007379138_0570x0400_0x0x0x0_15733712125371) Capuano è Napoli: strafottente, unico, sgangherato e come la città preferisce riconoscersi come ultimo e laterale. Difficile ricamarci sopra uno spot, anche se si è Dolce & Gabbana. Perché non si vende e soprattutto non si compra.

2) Mentre voi cercate di articolare una risposta educata e di senso, Capuano ha già risolto tutto dicendo: e che me ne fotte? Continua a leggere

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