Archivio mensile:ottobre 2015

Insigne, Mertens: pali, gol e mugugni

Il fuoriclasse è ingovernabile o almeno prova sempre a esserlo, che ci sia da scartare o da dissentire. E, il bambino infinito, Lorenzo Insigne, dissente rumorosamente quando il padre Maurizio Sarri lo toglie dal campo e dal gioco al ventesimo del secondo tempo. E sbaglia. È sempre difficile lasciare le partite dove ci si diverte, e questo Napoli si diverte moltissimo. Tutti sono vertici di un triangolo secondo il teorema di Pep Guardiola e ipotenuse sulle quali costruire gol e quadrati, secondo il postulato di Arrigo Sacchi, così al ragazzo napoletano non va giù l’uscita per il suo antagonista rabbioso Dries Mertens – all’inizio sembrava dovesse essere titolare – che subito colpisce un palo per mettersi in pari con quello di Insigne, e dopo segna come se fosse lui, dando ragione al giocatore di scacchi Maurizio Sarri. Continua a leggere

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Il padrone

Due pali e un gol per certificare che dalla normalità si può anche guarire. Gonzalo Higuain aggancia a volo, e senza guardare, un pallone che Ghoulam aveva messo in mezzo con la consueta forza, spedendolo alle spalle del suo connazionale Bizzarri. Niente da fare, oltre l’estetica del gesto, una girata a terra, c’è la forza della volontà. Higuain voleva segnare, voleva interrompere la mancanza di gol in trasferta nel campionato italiano, e soprattutto ampliare il suo momento da urlo. Continua a leggere

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Gabbiadini, lo zen, e l’arte della manutenzione del gol

Il molteplice Gabbiadini è sempre lo scarto inatteso: fuori e dentro l’area di rigore. Prima la spinge di forza in porta, scivolando e colpendo con la suola – un gol alla Ibrahimovich – fiondandosi sul cross di Allan e agganciandola in spaccata; poi con un tiro da lontano, mentre il pallone ancora gli rimbalza davanti, la mette di nuovo alle spalle di Andersen, trasformando l’intera difesa del Midtjylland in un falò bruciato dalla sua vanità tecnica, il “solito” gol da fuori area, che, sponda sul palo, si deposita in rete. Continua a leggere

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La Lega Nord e l’annoso problema di girarsi

Infine, c’è da chiedersi della Lega Nord: che calcio ha praticato in questi anni? Apparsa in A come il Chievo promettendo di diventare la Juventus, si è rivelata una Spal – ora vive nel sentimento tutto reazionario del rimpianto – con qualche ministro in più e molti scudetti in meno. Il suo problema era tutto identitario: in conferenza stampa prometteva quattro punte, in campo giocava con mezza, riducendosi ad ogni campionato e finendo per praticare un catenaccio tutto lombardo che non raggiungeva nemmeno i campi dell’Emilia Romagna. Alla fine ha lasciato un difensore come Umberto Bossi, uno alla Pasquale Bruno – che se non c’avessi giocato contro, saresti andato a farci una pizza volentieri come ha fatto Massimo Fini, che di pallone se ne intende – per passare a un capo ultrà come Matteo Salvini su cross di una ala destra senza fantasia come Roberto Maroni. Continua a leggere

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Pasadena, una sconfitta berlusconiana

E quante volte Berlusconi ha rigiocato Italia-Brasile a Pasadena, senza i rigori sbagliati, maledicendo Romario scopertosi – solo anni dopo – comunista e irridente del povero Pelé governativo; con il rigore di Baggio cade il suo primo governo, prima ancora dell’avviso di garanzia, e del debole pressing a centrocampo di Bossi e D’Alema. È a Pasadena, col mondiale mancato, che si interrompe il primo progetto di B, Continua a leggere

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