Archivi tag: Barcellona

Signorini, l’ombra bianca di Maradona

B09HL421CL.01._SCLZZZZZZZ_SX500_Tutta la storia di “Diego, desde adentro” – Planeta (edizione in spagnolo, da tradurre subito) di Luciano Wernicke e Fernando Molina che aiutano Fernando Signorini a ricordare la sua straordinaria vita di preparatore atletico al fianco di Maradona, può essere riassunta con una frase scritta dal fumettista e scrittore di Rosario, Roberto Fontanarrosa: «Non mi importa quello che Diego fece con la sua vita, mi importa quello che ha fatto con la mia». Perché fin dal primo incontro a Barcellona nel 1982, quando Signorini va a vedere gli allenamenti di César Luis Menotti – del quale diverrà assistente – a spese sue, una scommessa su se stesso partendo da Lincoln, Argentina, e si ritrova un passo alla volta travolto dall’umanità di Diego Armando Maradona. Continua a leggere

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Xavi: alla ricerca dell’identità perduta

252846826_4969139266437767_1177527690107648307_nPer recuperare il cuore richiamano il cervello. Xavi vuelve, torna ad allenare il Barcellona, per ritrovare le radici catalane, una missione da Indiana Jones: avventura archeologica alla ricerca dell’ideologia di Johan Cruijff che Ronald Koeman non era riuscito a dare. E c’è anche la filastrocca-profezia: per riavere il Barça catalano creato da un olandese, ci vuole un catalano che gioca all’olandese e che prenda il posto di un altro olandese che non riusciva a far tornare l’ideologia catalana. Continua a leggere

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PaoloRossi: azzurro collodiano

Tutti, prima o poi, siamo gli immortali di qualcuno, ma non sappiamo mai bene quando accade, quelli come Paolo Rossi, invece, sanno perfettamente quando è successo. È stato un attaccante che dilatava gli attimi e gli spazi, la sponda migliore per ogni area di rigore: la sua immortalità, presente in ognuno di noi e che si sommava a quella – che ci portavamo dietro come un tatuaggio su una spalla – di Gianni Rivera a Messico70, era nei tre gol al Brasile al mondiale spagnolo del 1982. La più bella rivincita dai tempi di Alexandre Dumas e del suo “Conte di Montecristo”, dove la spada erano quei gol ai brasiliani, e poi ai polacchi e ai tedeschi, qualcosa tra Lazzaro, il “Verdetto” e Pinocchio shakerati e portati sui campi di calcio. E per giunta “A las cinco de la tarde”, l’ora cantata da Federico García Lorca. Continua a leggere

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Barcellona: crisi d’identità della squadra-nazione

Non bastava unirsi alla letteratura facendo del cinema naturale in ogni azione, no, si sono voluti fare squadra-nazione, e quindi politica all’ennesima potenza, esplicitando, prima delle piazze e dei referendum, il desiderio d’essere altro: un assolutismo culturale e sociale che andava in cerca dell’indipendenza passando dai campi, durante una partita, andando oltre la declinazione religiosa delle squadre irlandesi, l’appartenenza di quelle scozzesi, le accesissime rivalità di quelle sudamericane, e scavalcando anche generi e mestieri che caratterizzavano le squadre sovietiche, il Barcellona ha scelto d’essere una singolarissima espressione politica, complicando tutto, e, ora, paga questa scelta come ogni democrazia europea, con una crisi, d’egoismi e di shakespearismo, come aveva previsto anni da Josè Saramago a proposito degli stati del vecchio continente. Continua a leggere

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Barcellona: Look Back in Anger maradoniano

Barcellona e Napoli fanno parte della geografia maradoniana, non è un caso che il Barça appena saputo della sfida di Champions League abbia messo in rete un video con Diego Maradona e Lionel Messi che immaginificamente giocano con la stessa maglia dribblando il tempo. Ma il tempo di Maradona a Barcellona non è stato felice come quello di Messi, il tempo felice di Messi a Barcellona ricorda quello di Maradona al Napoli, in un rovesciamento borgesiano. Continua a leggere

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