Doughnuts

A US Army corporal, former POW in Germany, gulps doughnuts and cokes at Le Havre airfieldSalve, sono Mary Wallace, sì, quella delle “Ciambelle Wallace”, proprio «le ciambelle d’America», «le uniche ciambelle possibili», «le ciambelle belle», «le ciambelle col cuore», «le ciambelle che non tradiscono»,  quelle che hanno sul pacco e sulla singola bustina il carrista americano che ne morde una come l’osso un cane. Sono qui in tv per raccontarvi della mia storia e del mio marchio, sì, sì, dico marchio e non fabbrica perché in fondo abbiamo solo ampliato lo spazio e messo a nastro la confezione rispetto all’inizio, quando le ciambelle le faceva mia madre e con lei mia nonna – l’idea era stata sua – il resto l’ha fatto quel genio che è stato mio padre, un fotografo amatoriale prima: quando è andato in guerra per conto della nostra bandiera, e poi un fotografo di matrimoni e funerali, fino a quando non abbiamo tutti preso a lavorare per forza alle ciambelle. Lui, per ringraziarle, si è fatto scolpire una enorme scultura nel giardino da un artista italiano, per tutti quelli che ancora non sapevano. Sua è la foto che ogni giorno stampiamo sui nostri pacchi, sulle nostre buste, su tutto quello che riguarda le ciambelle di famiglia, scattata in Europa. Le ciambelle sono la nostra misura del mondo. Ne abbiamo di tre tipi: quelle mini che vendiamo alle compagnie aeree e agli aeroporti per i distributori automatici, quelle normali che vendiamo a tutti i supermercati d’America e le giganti modello torta per posti raffinati, abbiamo quelle a crema, panna e cioccolata o con la marmellata di mele, ciliegie, arance. Abbiamo quelle con zucchero e glassa e quelle semplici, con frutti canditi e con corallini di caramello. Stiamo anche pensando a una ciambellona celebrativa al formaggio, ma per ora non se ne parla. Sono qua invece per raccontarvi che alla fine di dicembre compiremo 70 anni di attività, e abbiamo deciso di affidare un documentario sulla nostra storia a Johnny Depp che ne ha mangiate di ciambelle Wallace fin da ragazzino, e infatti ha aderito con gioia. Abbiamo chiesto a Matt Groening di raccontare con una puntata speciale dei Simpson – che non andrà in onda ma uscirà in dvd con le ciambelle celebrative – di svelare da dove venga l’amore di Homer per le ciambelle, e indovinate un po’? Groening è difficile da convincere ma alla fine è in debito, a casa sua si mangiavano ciambelle Wallace e tv, è già molto se non gli chiedo i diritti d’autore. Scherzo, Matt è un caro ragazzo ed è stato molto felice di aderire alla nostra iniziativa, i proventi della serie speciale andranno tutti per la costruzione di due scuole: una a Kabul e l’altra Baghdad. Abbiamo anche bandito un concorso per avere un jingle da legare alla campagna celebrativa: al vincitore sarà fornita una confezione di ciambelle a settimana per tutto il resto dei suoi giorni. E nella settimana che precederà l’anniversario ci sarà nelle nostre sedi una settimana di festa, io girerò le sette fabbriche (Phoenix, Sacramento, Springfield, Boston, Santa Fe, Richmond)  per tornare nella mia città, Chicago il 23 dicembre e chiudere con la grande festa della ciambellosità e il concerto di Bob Dylan, che indovinate, indovinate? Può fare a meno anche della moto ma non delle ciambelle Wallace. E ora cantiamo tutti il gospel che ha scritto per noi il reverendo Martin E. Lincoln: su, su,

Photo12/UIG/Getty

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