Auto blu

10303_66cm_ 047L’ignoto blu calò su tutte le auto degli italiani una notte di febbraio. Da Trieste ad Agrigento, da Aosta a Cagliari con punte anche a Tirana: tutto quello che aveva quattro ruote prese il colore del cielo. Il primo a dare l’allarme fu l’ingegnere Bugatti Davide – almeno secondo la ricostruzione dei tg – trovando la sua Jaguar XF «Privata dell’aristocratico grigio madreperla in favore di un banale blu ministeriale», così denunciò il fatto a uno smarrito appuntato dei carabinieri di Bologna, Ascione Ciro, che non comprese il senso della denuncia e prima di riattaccare, ebbe la solerzia di chiedere: «Ha una foto che possa attestare l’autenticità del colore precedente?» La domanda in sé non era sbagliata, era la storia ad essere molto più grande della sua preoccupazione. Che in poco divenne allarme. Quel tipo di denunce arrivò in tutte le stazioni di polizia e carabinieri. “Se scopro il carrozziere che si è tolto questo sfizio lo faccio uccidere da Moggi con le mie mani” twittò Lapo Elkann al cospetto della sua Ferrari ex maculata. Claudio Martelli fu molto contento di ritrovarsi, anni dopo, in auto blu, tanto che passò la mattina ad accarezzarla. Briatore, invece, lo trovò insopportabile e affidò il dissenso a un dirigibile con la scritta: “In un paese dove tutti hanno l’auto blu la Formula Uno non ha più senso”. Saviano vide la colorazione come una pioggia acida blu voluta dai casalesi e sprigionata dalla Terra dei Fuochi, condensando il concetto in cinquantamila caratteri per tre puntate su “Repubblica”. Giuliano Ferrara lesse la mano dell’ignoto blu come secondo segno della fine del mondo dopo la legge che rendeva legale l’eutanasia dei minori in Belgio. Marchionne inviò un video da una località segreta – precisando che era un paradiso fiscale – nel quale si attribuiva il merito di aver compreso che qualcosa di strano avrebbe colpito le auto sul suolo italiano, per questo lo aveva lasciato, e pretendeva lo scalpo di Landini dagli operai Fiom. I politici furono gli ultimi ad accorgersi dell’assurdo, solo quando si ritrovarono incolonnati in una fila segmentata e tutta blu che non si muoveva nonostante i lampeggianti: capirono che c’era qualcosa che non andava. In poco, la maggioranza degli italiani aveva digerito la colorazione e assunto il giusto carattere da tenere come fortunati possessori di una auto blu, cambiando guida e abbigliamento. Più difficile fu capire che a tutti era stato dato lo stesso privilegio. E se si escludono: i leghisti che provarono – inutilmente – a dipingere le loro di verde; i grilletti che abbandonarono le loro normali auto passate di grado col cambio di colore, percependo il fatto: come una prova al buio di Grillo per sondare la loro attrazione verso il potere o come una pericolosa colorazione voluta dal Grande Sistema; Civati che denunciò in un instant book scaricabile dal Post come una manovra da “Brazil” di Terry Gilliam voluta da Renzi per tirarlo dentro l’assurda operazione “Oltre il giardino” sentendosi Amélie Poulain stuprata da Mr. Crocodile Dundee; tutti gli altri accettarono la cosa di buon grado come un regalo dello Stato. E dopo i primi giorni di stupore, euforia, denunce, lotte, il fenomeno passò come un regalo democratico, con i tg che smessi i sondaggi: “Sei più felice ora guidando la tua auto blu o prima col suo anonimo colore?” Spedirono gli inviati tra gli spacciatori nigeriani in auto blu, gli spazzini indiani in auto blu, i muratori napoletani in auto blu, gli scippatori albanesi in auto blu, e chiesero ai grandi stilisti consigli per gli abbinamenti. Tutto cambiò quando Papa Francesco si accorse che la sua Renault 4 da bianco candido era passata al blu Stato e che ogni Papamobile aveva perso il candore della neve. Durante l’Angelus denunciò la corruzione demoniaca del potere, scomunicando i cattolici che accettavano il privilegio. Fu così che cominciarono le prime demolizioni pubbliche, con video su You Tube, pagine Facebook, foto su Instagram e celebrazioni di messe ai semafori per scongiurare le tentazioni che avevano invaso il paese, l’Espresso mandò Fabrizio Gatti in giro tra gli apostoli del movimento “Rinuncia al blu” che ormai erano Testimoni di Geova invasati che al posto delle case assediavano i cruscotti. Renzi, prima di un decreto che ristabilisse privilegi e priorità fece bruciare l’auto di Letta, e poi twittò: “per il tuo compleanno, dolcEnrico”. Quello che però ignorava il nuovissimo presidente del Consiglio era che per le strade si fronteggiavano “I guerrieri del blu”, se volevi essere un deputato o meglio un senatore in estinzione dovevi dimostrarlo nell’Arena, non quella di Giletti – che pure aveva dedicato diverse puntate al fenomeno dell’uguaglianza blu – ma quella che in ogni città chiedeva ai privilegiati di provarlo sul campo con test da stuntman, superandole accedevi al privilegio, e venivi distinto con un segno di vernice blu sotto l’occhio destro. Il ministro dei trasporti del nuovissimo governo, Fisichella, no, non Giancarlo il pilota di Formula Uno ma Rino l’arcivescovo, aveva pensato di porre fine alla questione differenziando le targhe dei ministri col giallo, i grandi deputati con il violetto, i saggi senatori col bianco e per l’esercito dei regionali o degli speciali e degli ex sempre incarica: l’arancio, lasciando fuori il rosso per il presidente della Repubblica, e il verde ormai secessionato e intrattabile. Ma il governo si divise sulla proposta. Alessandro Baricco tenne una lezione al parlamento sulla situazione orwelliana che si era creata e propose la soluzione “Signore delle mosche”, nessuno capì. Quando tutto sembrava perduto, neanche una proposta trovava maggioranza, dopo ore di dibattiti, Scilipoti chiese: «E se le facessimo ripitturare?» prima Marino aveva detto: «Che mi frega, tanto io vado in bicicletta». La situazione era talmente grave che i tg a reti unificate sotto la conduzione di Bertolaso al posto del meteo davano i resoconti delle distruzioni cattoliche e i risultati delle arene dalle varie città con i nuovi deputati e senatori. Dopo anni di caos, la Consulta dichiarò incostituzionali le auto blu: “perché foriere di una eccessiva sovra-rappresentazione e produttrici di una oggettiva e grave alterazione della rappresentanza democratica”. E Leonardo Bongiorno, figlio di Mike, sindaco di Milano col PAB (Partito Auto Blu), scalò il governo promettendo una nuova colorazione, possibile grazie a una soluzione chimica cinese e una equa distribuzione delle autovetture con i telequiz.

[Uscito l’altro ieri sul Fatto Quotidiano]

Foto di Stanley Kubrick

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