Sdigiunarsi

Lo confesso volentieri, ogni tanto mi piace rimettermi in cattedra, come facevo una ventina di anni or sono, al liceo, e fare lezione. Stavolta spiego che cameriere è locuzione impropria, quando la si usi per definire l’individuo che ti serve a tavola. A rigore, cameriere è soltanto quello che bada alle camere. Quello che serve a tavola, un tempo lo si chiamava, e giustamente, il favoleggiante. La parola parrà buffa, ma solo perché disusata. Come dicono gli inglesi? Dicono waiter, cioè, alla lettera, attendente. Come diciamo noi, ma da militari. I francesi dicono garçon, cioè ragazzo. E lo dicevamo anche noi, garzone, nel senso di apprendista, ragazzo da scozzonare. Garçon, si badi bene, è generico e impreciso quasi quanto cameriere. Si dice garçon anche a un uomo di sessant’anni, questo lo sanno tutti. ci sarebbe poi da studiare il gergo così complesso dei grandi alberghi: sapere che cosa sia il maître, lo chef, il commis. Quando parlano di albergo, gli inserviente di albergo non dicono mai albergo, dicono “casa”. Secondo me è molto bello. Dicono anche “cameriere ai piani”. Dicono “caffellatte completo” e intendono la colazione alla continentale, con pane, burro, marmellata. L’altra colazione, all’inglese, la chiamano “breakfast”, che significa alla lettera, “rompi digiuno”. Un tempo anche in Toscana si diceva “sdigiunarsi”, nel senso di “fare colazione”. Anche da noi si poteva “sdigiunarsi” con pane, prosciutto e magari una cipollina fresca. Sdigiunarsi è molto bello. Qui alla Menara puoi sdigiunarti sia col caffellatte sia con la colazione all’inglese, intendi solida, di uova e bacon. Cioè pancetta. Quella che da ragazzo mi avevano insegnato a chiamare carnesecca. O anche rigatino. Per via delle righe, bianche e rosse. Anche qui alla Menara si può chiedere uova e carnesecca. Uova e rigatino. Basta dire bacon. La Menara, dernier cri de la technique moderne, 100 chambres toutes avec salle de bain. W.C. privé et Loggia. Vue incomparabile sur l’Atlas. En plein centre des jardins de l’hivernage. Restaurant. Bar. Salons. Patio. Jardin. Parking. Così dice il pieghevole (dépliant). E c’è una giunta, posteriore non so di quanto. Notre piscine, costruite dans un cadre enchanteur, est réservée exclusivement a notre clientèle. Ah, ecco la data, sono appena cinque anni che funziona. Terminée en 1963, suivant les normes les plus modernes, elle vous donnera toutes le joies qui procurent le soleil, l’eau et les fleurs, pendant toute l’année. Modernissima sì, ma forse con un po’ troppo cloro. Ed il clima è proprio quello di cui sempre parlavo a Maria, quando il discorso cadeva su Marrakesh, che pure non avevo mai vista. Dicevo sempre così: «Allora vai a Marrakesh!». Lo dicevo quando Maria si lamentava, su a Milano, nel freddo, o nella nebbia, o nella pioggia. «Ma esiste un posto dove faccia sempre caldo?» Chiedeva Maria. E io, in risposta: «Esiste sì, si chiama Marrakesh». Parlavo per sentito dire, o per visto scrivere. E ora siamo a Marrakesh, con il termometro che di rado scende sotto i quarantacinque all’ombra, a fare il bagno in una piscina di acqua verde e clorata. Oppure seduti in loggia, a fare colazione, oppure tutti e quattro nel patio, a bere pastis.

 

[Luciano Bianciardi, Viaggio in Barberia]

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