barrier

Una barriera è sempre un desiderio diviso, e spesso non in parti uguali. Impedisce il trasferimento da una zona all’altra senza autorizzazione, a volte persino il passaggio di calore tra essere umani. Con conseguente diminuzione dell’appetito. Se avete mai subito una situazione simile vi sarà capitato di pensare a un fluido, ecco un fluido capace di oltrepassare l’ostruzione, o anche di travolgerla (vedi tsunami). Persino i cani se ne lamentano, con improvvisi latrati, invocazione di corrente sonora, anche il suono a volte passa, senza bisogno di consenso. Essere testimoni di un episodio di barriera è imbarazzante, a meno che non siate dei voyeur (in quel caso è piacevole), negli sforzi di ricerca per il superamento dell’ostruzione ci sono molti esercizi fisici che ricordano quelli sessuali, poi sta al testimone scorgere i momenti di maggiore energia e assimilarli traendone immagini di complicità/eccitazione. Nel caso di vetro (come in foto) la parola diventa rumore che non migra, ma sbatte. Un suono non udito, un fonema che non trova nessun varco e si spreca come pioggia. A mano a mano che i messaggi si accumulano, con la negazione di ricevimento, la parola finisce per assillare il testimone, o gli eventuali testimoni, quindi disperdendosi crea anche fastidio. La variabile sta tutta nella forza di trovare una nuova soluzione. Il moto dei suoni si fa elusivo, fino a sparire, in funzione di un meccanismo sperimentale, improvvisato, talvolta buffo. I tipi di società che adottano le barriere sono quelli che appartengono alle parti avanzate del mondo, dove ci sono sistemi e tecniche per rilevare la posizione di ognuno e impedire i passaggi delle zone. Il movimento diventa azione da tassare, usare, colpire. In alcuni paesi si stanno sperimentando tecniche sofisticate basate sull’accelerazione dei battiti cardiaci, con culmine all’arrivo della barriera e maggiore uso di quella frazione di tempo. Ci sono percorsi direzionati, labirinti di moto che gradualmente conducono alla negazione, per ora non sono previste cadute, ma l’uso di queste si richiede necessariamente per i colpi di scena nei reality a premi che si stanno pensando. La direzione e la misurazione del corpo in rapporto alle barriere è studiata attentamente, dal dottor Marcus, e presto ci sarà: “L’agglomerato di Blair”, una sorta di laboratorio per le sperimentazioni di ogni tipo ed emozione a ridosso degli ostacoli. Con pellicole vulcanizzate e tessuti che captano le onde costanti emesse dai corpi in agitazione. Il tutto viene scannerizzato a frequenza continua e restituito in grafici (che poi saranno venduti alle aziende di stato con una asta di beneficenza). Per i rigettanti del tessuto e delle emozioni è prevista la cancellazione, ma in quadricromia con album ricordo per i familiari. Per quelli che masticheranno il tessuto o tenteranno con la violenza di superare le barriere ci sarà il titolo di “padre” e l’ammissione a delle prove che li porteranno a far parte della guardia di stato. Gli altri, tutti gli altri, vengono considerati essere umani da barriera, quindi idonei al progetto.

Photo of  Maria Vittoria Trovato 

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