Carmela, la più grande balena di San Giovanni a Teduccio

NZEALAND-ANIMAL-WHALEIl sottomarino Nestor, progettato dal dottor Marcus, è una nuvola di ripensamenti e glorie, fatto di linee morbide e accelerazioni tecnologiche. È una macchina di precisione e forza, zoccoli, metallo e fantasia. L’oceanografa Zazie, è quella che comanda, equipaggio e ricerca. Nestor non è un sottomarino come altri, non solo perché pensato da Marcus, ma perché nasce per una precisa missione: cercare il mostro Carmela, una balena cresciuta a San Giovanni a Teduccio, tra veleni, rifiuti e canzoni di Nino D’Angelo, che poi ha preso l’oceano Atlantico.  Dall’oblò, Zazie scruta i fondali, il suo è un mestiere strano, «evanescente» le dice il suo fidanzato, «una missione da Achab degli abissi, che non porta da nessuna parte». Carmela è più scaltra di Moby Dick, e «la sua immagine ovale di latte che bolle o sboffi di farina», come l’ha definita il dottor Marcus, è un ricordo passato a sentire gli esperti militari. Di sicuro la lontananza dal golfo ha portato delle influenze sul colore, l’ultimo bollettino la tinge di ocra, ma «è una bugia» ha detto Zazie, «Carmela non è una balena di facili colori, e il bianco è la sua natura». L’ostinazione dell’oceanografa non è per l’appetitoso successo o per l’osso di balena che prima o poi verrà esposto con tanto di storia di chi l’ha presa, ma dei danni che Carmela produce fuori dal golfo, per capirci è come se nell’Atlantico vagasse una città di frittura oleosa e calda, siropposa e a tratti dolciastra, e fosse governata da uno stomaco avido di sangue e carne, carburante del suo andare. Insomma, non c’è un filosofico pensiero inquisitore, ma al contrario, un bisogno di andare a riprendersi quello strano mammifero che contamina i mari molto più delle petroliere, e che sparge morte e putridume. In più, come ha detto Zazie nella conferenza stampa che annunciava l’impiego del  sottomarino Nestor, «Carmela, grugnisce». E ha chiuso con preoccupazione: «Tutto questo è avvilente come una notte di vomito, ma va fatto. In pochi si rendono conto del reale pericolo di questo esemplare unico, ma le sue abitudini, le sue fisime, i riti, di un posto fuori dal mondo come San Giovanni a Teduccio, l’hanno resa un mostro. Con molta superficialità le si è lasciato spazio, ma col tempo, la sua minaccia è cresciuta, e ora è al culmine, per questo la troveremo e la sopprimeremo, con buona pace anche di Greenpeace». Queste parole di Zazie avevano fatto molto scalpore e per diversi giorni – mentre il sommergibile Nestor era lanciato verso l’oceano – c’era stato un dibattito serrato, poi messo a tacere dalle immagini arrivate da Capo Verde, dove la balena Carmela aveva aggredito un peschereccio e ammazzato 6 uomini, ma quello che aveva colpito tutti era la chiazza oleosa che era rimasta in superficie, e l’odore di fritto da zeppole, rimasto nell’aria, sconosciuto alle narici dei capoverdiani, non alle creature dell’aria che si son tuffate in acque attratte e ci son rimaste. Il filmato è stato sequestrato e spedito a Zazie, che l’ha studiato. A colpirla gli occhi del mammifero marino, che le hanno ricordato che Carmela ha navigato nei tubi degli stabili napoletani quando era un cucciolo che si è nutrita della melma e anche dei cattivi pensieri che in quel quartiere tutti mandano giù per gli scarichi, e che ora ha una forza incontrollata, dovuta proprio a quei cattivi pensieri da due stanze e servizi. Alla fine l’hanno presa, e per come sono andate le cose, abbiamo scelto di dare la versione dei fatti meno cruenta, possibile. Una balena, in principio, Carmela, arrivata per caso, su una spiaggia sbagliata, la sua colpevolezza: l’essere socievole, scambiando per scivoli i tubi di un palazzo, sali e scendi fra la merda e le bestemmie, non diventi certo santa con la trapunta, e nuova, ma vai oltre Sandokan, e lo squalo bianco e così e stato, e se provano a fermarti, scappi, uccidi qua, uccidi là, prima o poi qualcuno che ti chiede il conto passa, è arrivata Zazie, teneva Nestor, che è figlio di Marcus, e tra arpioni e reti chiodate, radar e raggi beta, è caduta Carmela dalle parti di Martim Vaz. Dispiace che da parte delle autorità non ci sia stato contegno, ma quando un animale uccide, è sempre così, Zazie si è rifiutata di partecipare alla festa brasiliana dell’uccisione, e si è portata via il peso di aver dato l’ordine di uccidere.  E mentre si allontana ripensa ai grotteschi tentativi di reagire di Carmela, e a come un animale – anche il più feroce – appaia indifeso davanti alla tecnologia del male militare. Ha ripensato anche al suo fremere nel farla finita, a quanto desiderio di cattiveria accumuliamo per via di pensieri che non sono nostri, ma che acquisiamo, perché annaffiano le radici peggiori che ci portiamo in petto e in testa, quelle dell’odio, che si fa rigore di durezza e necessaria esplicitazione tramite gesto, liberazione di respiro, mista a normalità, di carne e ossa, azione concreta di ricomposizione dei sentimenti esatti, ma questo si capisce dopo, dopo molti esercizi privi di pietà, verso gli altri, verso il mondo – terrestre o marino che sia – e quello che contiene, e che adesso si identifica come anima esangue.

Photo Michael Aw

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