Un cowboy attraversa la frontiera in silenzio

Carpoolers #5, 2011-2012Dopo aver raccontato la guerra dei narcos e la loro spietatezza, Diego Osorno con “Un cowboy attraversa la frontiera in silenzio” (laNuovafrontiera editore, euro 10, pp. 121, traduzione di Francesca Bianchi) sceglie una piccola storia di famiglia, quella di suo Zio Gerónimo González Garza, che dal Nuevo León va in Texas da clandestino. Fa un giro enorme, attraverso i migranti, per poi tornare alla violenza del Messico. È una storia di intimità e silenzi – apparentemente – di intimità perché questo Zio farà un gesto enorme, e di silenzi perché il cowboy è sordo, e quindi anche muto. Con una essenzialità da deserto, una pulizia di parole e pensieri, Osorno racconta e ci mostra, un altro Messico, quello visto da chi è dovuto fuggire, rimanendo congelato negli Usa, con nelle tasche la speranza di tornare. Geronimo potrebbe essere un personaggio di Cormac McCarthy, solitario, coraggioso e soprattutto estraneo ad ogni luogo. Quando sembra che tutto sia incentrato sullo Zio, ecco il cambio di registro, Osorno, alza lo sguardo e ci mostra il contesto, e compaiono le pagine di illustrazione geografica sul potere dei narcos, visto però con una domanda diversa, da scrittore: “Come si può raccontare il silenzio?”. Non solo quello dello Zio ma dei morti, delle nuove stragi, e delle città che subiscono. È inseguendo la possibilità di darsi una risposta, che si sviluppa il libro, attraverso la vita dello zio cowboy e del suo viaggio, con questa domanda, ossessiva, cercando il romanzo che manca alla frontiera nord est del Messico. Ad unire la storia di Geronimo e quel posto: è il silenzio, che avvolge la vita del cowboy e copre i massacri dei narcos. Tanto che come dice lo scrittore Juan Villoro non esiste un sistema linguistico capace di contenere tutto l’orrore prodotto in questi anni dal Messico. Osorno non scrive un romanzo ma la cronaca di una storia collettiva usando il singolare, prova a fornire delle risposte, monta il paesaggio dietro il viaggio dello Zio, mostra la vita diversa di un uomo che non ha parole, fa parlare la città di San Fernando in un moto liberatorio. Raccontando una discriminazione: quella di suo Zio; e un torto enorme: quello al suo paese. Il suo intento – seguendo Tom Waits – è di costruire una strada, dicendo al suo prossimo che non è solo, che avrà compagnia durante il viaggio.

foto di Alejandro Cartagena

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