Quarant’anni di solitudine

Quarant’anni e un giorno dopo, davanti a un trampolino, in una vasca russa, di un palasport a Kazan, Tania Cagnotto si sarebbe ricordata di Klaus Diabasi, tornando a vincere una medaglia d’oro in un mondiale; e di quando suo padre Giorgio gliene parlava accompagnandola in piscina a Bolzano. Sì, è un giorno epico per l’Italia e per i tuffi, Tania si riprende quello che aveva mancato per poco a Londra e Barcellona – «Mi hanno maledetto» urlò –, questa volta no, entra in acqua come una pistolettata, e batte le due cinesi: Shi Tingmao (argento) ed He Zi (bronzo). «Goditi questa adrenalina, perché poi ne avrai nostalgia», si è ripetuta come sempre, e dopo la formula: due salti, sul trampolino, arrampicandosi altissima sull’acqua sottostante, prima di avvitarsi, chiudersi, girare e scendere. Una chiave in una serratura: 310,85 punti complessivi e oro, come immaginato da lei e sognato dalla sua migliore amica la notte prima. Il resto sono lacrime, per buttarsi alle spalle il peso di tutto, per portare in bacheca un’altra medaglia e in petto la certezza di poter ancora vincere. Senza scomodare i fratelli Marx che si ammucchiavano nella cabina di una nave, bastava guardare la faccia delle due cinesi per capire che la vita non è facile per nessuno, nemmeno se sei programmata per infrangere record e ripetere alla perfezione un gesto. «Si allenano 14 ore al giorno da quando hanno 4 anni, non vanno a scuola, vengono rimpiazzate al primo passo falso e non possono avere una vita privata: è giusto che almeno vincano, no?» A volte no, non è giusto e non vincono, perché incontrano una ragazza che colora la noia delle piscine cambiando sempre costume, alternando tessuti e pettinature, portando a bordo vasca la leggerezza del ballo che ama e sistemando con grazia feroce la sua volontà sul bordo di un trampolino e provando e riprovando attraverso mille sfumature d’entrata in acqua, quella che per brevità chiamiamo perfezione. E, quando gli sforzi pareggiano con i risultati, quando una medaglia compensa e copre tutti i sacrifici fatti – e da fare – allora sì può piangere. Tania Cagnotto è un prodotto familiare: il padre Giorgio – ora suo allenatore – è stato un campione di tuffi (due argenti e due bronzi alle Olimpiadi): «Le gioie sono doppie, come le delusioni, se ad allenarti è tuo padre. Nelle sconfitte avrei voluto un estraneo, per potermi chiudere in santa pace nella mia sofferenza»; e sua madre, Carmen Casteiner, che è stata campionessa dalla piattaforma 10 metri: «È stata la mia prima allenatrice: mi ha insegnato la determinazione e l’aspetto giocoso del mestiere». Tania ci è apparsa a Sidney a 15 anni, Olimpiade, ma lei, in pratica, è nata in acqua, seguendo i genitori: una samurai delle piscine, con tutti i riti e l’enorme disciplina che non vediamo – quella dietro i salti – dalla cura degli occhi alla ricerca della dinamicità, poi c’è la ginnastica, infine le creme per le prese. Perché per i tuffi come per ogni gesto che richiede allenamento, disciplina, sacrifici vale quello che disse Bruce Lee: «Prima di cominciare pensavo che un calcio e un pugno fossero solo un calcio e un pugno, poi ho pensato che un calcio e un pugno fossero qualcosa in più di un calcio e un pugno, e alla fine ho capito che un calcio e un pugno sono soltanto un calcio e un pugno». Ma ti ci devi consumare in questa ricerca passando attraverso campionati ed olimpiadi, fino a banalizzare il tuo gesto, a renderlo naturale. È un percorso che richiede un mucchio di rinunce, e la consapevolezza che si può sbagliare, perché ogni movimento contiene una afflizione implicita, che si bordeggia, sfiora; che non si vede, ma c’è. Tania lo sa bene, a Londra nel 2012 è stata perseguitata dalle afflizioni, rimanendo fuori dal podio: «Ho pianto tutte le lacrime che potevo. È stata la più grande delusione della mia vita». Intanto, un mese fa, ha cannibalizzato gli Europei di Rostock, in Germania, con tre ori. Ancora un po’ e sarà casa, amore, matrimonio, torte da preparare e “Grey’s Anatomy” da guardare, perché Tania Cagnotto è una normale ragazza italiana, con sorriso da discoteca e un concentrato elettrizzante di vertigini da consumare. Oscilla tra la famiglia e la sentenza di un salto, in una apocalisse di disciplina, aspettando che l’acqua smetta di ingoiarla, in attesa di passare il segreto a quelli che salteranno dopo.

[uscito su IL MATTINO]

Foto: Adam Pretty/Getty Images

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