Ogni lavatrice è una boccia e i birilli son l’umanità

Bob Savelli era stato a lungo il re delle istruzioni per lavatrici: le grandi aziende se lo contendevano, al punto di arrivare ad una asta per averlo. Fin da subito, visto il suo nuovo metodo sull’uso dell’elettrodomestico, si capì che Bob era diverso, un ragazzo che sapeva come abbattere i tempi di apprendimento, come aiutare gli interi Stati Uniti a far funzionare le grandi lavatrici americane. Il metodo di Bob Savelli era semplice e partiva da una base sociale – mi limito a ripetere la sua lezione e mi scuserete se non ho le sue pause e la sua gestualità –: sapere che il corretto funzionamento di una lavatrice innescherà un processo di felicità nella famiglia che la utilizza, per questo lui trattava risciacquo, lavaggio a secco e centrifuga, come il processo per l’atomica e ci fossero ancora i sovietici, amando ripetere: «anche le lavatrici hanno una coscienza». Bob era un gran cerimoniere, spiegava con precisione ogni singola caratteristica e poi passava alle funzioni, aveva un aneddoto per ogni tasto, uno zio, una nonna, un amico, un conoscente gli fornivano il plot per far arrivare il comando, le lavatrici diventavano oggetti di favola, tanto che le casalinghe americane, e non solo, erano pazze di lui; tanto se ne parlava nella provincia come nelle grandi città che fu chiamato in tivù per farsi libretto delle istruzioni vivente, e quindi fornire un grande servizio al suo paese, e persino Michelle Obama e suo marito vollero invitarlo alla Casa Bianca per ringraziarlo e per fargli dare una controllata alle loro lavatrici. Bob Savelli riscontrò del pericolosissimo calcare in una delle lavatrici e per questo fu premiato dal presidente con la medaglia della nazione e per una volta il vecchio volto di Lincoln lasciò il passo a una lavatrice Jefferson. Fu proprio questo vezzo a innescare una serie di casini che poi portarono anni dopo a quella che fu chiamato “washing machine – gate”, ma prima ci furono le minacce a Bob Savelli e l’attentato che fece saltare la sua auto e lo costrinse a vivere sotto scorta e copertura, ad apparire fuggevolmente in ogni tg e talk americano ad essere su ogni manifesto pubblicitario e a mettere sul mercato una linea di abbigliamento per uomini in fuga, lavabile seguendo i consigli contenuti dal libretto in regalo. Da Bob Dylan a Rihanna tutti volevano Bob Savelli alle loro feste e per un selfie nelle loro lavanderie, e lui – generosamente – non mancò mai, praticando anche sconti del 21% sul suo onorario, con l’intenzione chiara di voler ancora una volta mettersi al servizio del paese. Bob macinava soldi a palate, ma nel paese le donne che prima lo amavano cominciarono a dimenticarlo, anche perché il suo differenziare investimenti e interessi, racconti e apparizioni lo aveva portato lontano dal loro amore: le lavatrici. E quando il suo agente con molto ritardo cominciò a misurare le perdite, per Bob Savelli arrivò la fine. Un ingegnere tedesco aveva passato in rassegna tutti i libretti d’istruzioni scritti dal grande Bob e poi quelli di una azienda coreana scoprendo che l’italo-americano (è nel momento della disgrazia che escono fuori le origini e nel dichiararle si segna la distanza, ma questa è una storia diversa) doveva il suo metodo al vecchio costruttore di lavatrici di Ulsan: Park Chu-Young, che intervistato dalla Cnn aveva dichiarato: «il vento d’estate che viene dal mare intonerà un canto fra mille rovine, fra le macerie delle città, fra case e palazzi, la bugia lenta si sgretolerà». Le associazioni dei consumatori che molto avevano contato nell’ascesa di Savelli, attraverso il loro portavoce Charles Bailey, fecero sapere che avrebbero chiesto la radiazione dell’italoamericano dall’albo degli scrittori di istruzioni. Bob, da parte sua, provò in una conferenza stampa a giustificarsi dicendo che le sue erano traduzioni anche cattive, riadattamenti e che il suo coreano era moderno rispetto a quello scritto e parlato dal vecchio Park Chu-Young, e aggiunse: «sono le aziende concorrenti che non sopportano il mio successo, invidiose, cercano di distruggere un grande figlio dell’America», e poi aveva chiuso con una delle sue frasi ad effetto che un tempo sarebbe diventata il titolo per giornali e telegiornali, siti e blog: «ricordatevi ogni lavatrice è una boccia e i birilli son l’umanità». Ma non ci fu nulla da fare, dove prima sentenziava adesso pisciava, le stesse tivù, gli stessi tiggì e gli stessi talk show che ne avevano fatto la Voce dell’america, il Frank Sinatra delle lavatrici, lo stavano affossando, cancellando, distruggendo.

 

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