Alessandro Manzoni, ala destra

«Il privato è privato, altrimenti sarebbe pubblico», interrogato da tv e giornali sulla sua storia d’amore con la presentatrice di Sky Sport, Ilaria D’amico, così rispondeva Gianluigi – che tutti chiaman Gigi – Buffon, e uso questa espressione non so più se manzoniana o del trio Marche­sini Solenghi Lopez – una linea d’attacco niente male per i loro anni –; perché ho sempre pensato che I promessi sposi fosse il libro italiano che ci contiene tutti e anche un libro “sorte” di quelli che apri a caso e trovi la frase che ti conforta o serve, io lo faccio con l’Ulisse di Joyce, perché amo il calcio irlandese, però conosco gente che lo fa con Manzoni, addirittura uno scrittore tutto cultura americana famoso per la sua esterofilia, mi disse, che da ubriaco prendeva a recitare pezzi della Colonna infame come se fosse l’Italia di Bearzot82.

Per l’insoddisfazione mostrata nelle immagini che lo ritraevano nell’atto di calciare, ho sempre pensato Alessandro Manzoni – Don Li­sander per Brera – come un Eric Cantona seduto, anche se poi a scuola lo depuravano dai dribbling a vuoto, dalle discese sulla fascia concluse da cross «neutralizzati» dal portiere avversario, e dai tiri finiti in tribuna. Busillis. Insomma, l’ho sempre visto come un mago, sarà che identifica­vo i suoi favoriti con il colletto alzato di Cantona, a sopperire una faccia che credevo glabra e che invece poi è fiorita di barba quando è uscito dai campi di gioco ed entrato nelle inquadrature di Ken Loach. Il lancio tutto verticale che da Manzoni arriva a Cantona ho potuto vederlo solo molti anni dopo il liceo, quando andando a casa del maestro Roberto De Simone – una sorta di Gigi Riva musicale – a parlare del suo libro Satyricon a Napoli ‘44, questi apparecchiò una lezione sull’esoterismo con-tenuto ne I promessi sposi e culminante nell’incontro tra il cardinale Borromeo e l’Innominato, come una finale di Champions League.

Avrete capito che sto provando a raccontare la tesi del libro, in modo da rassicurare editor e casa editrice, e sto provando ad estendere il pubblico da generazionale e maschile – aprendo un varco – in generazionale con possibilità femminili, sì, perché Alessandro Manzoni ha una certa presa sulle professoresse di italiano, anche se oggi tendono a staffettarlo con la Mazzucco (Melania) mancando la problematica omosessuale nel povero Sandro, nonostante i ministri della pubblica istruzione – cocciuti commissari tecnici, modello Lobanovski – continuino a farlo giocare titolare.

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