Alla fine il calcio sarebbe ancora uno sport

Gira sempre di meno per gli stadi è stanchezza o si è scocciato?
«Un po’ mi sono scocciato è inutile negarlo, li ho visti tutti i campi, mi sono fatto da parte per quelle che sono le trasferte, poi le vedo in televisione perché ne devo scrivere, però è un calcio che fa di tutto per non essere amato, francamente. Ormai si parla soprattutto di soldi, anche in questo precampionato non ho sentito parlare degli schemi di gioco, dei giocatori se non in termini monetari, si parla solo di investimenti, delle banche, di fideiussioni, di coperture, sarebbe ancora uno sport, dico alla fine il calcio sarebbe ancora uno sport. Sembra che sia più importante vendere due magliette del Milan a Pechino che fare un gol».
Mancano anche i Facchetti, Scirea, Di Bartolomei.
«Sì, mancano i giocatori, ma se anche ci sono, voglio dire Totti c’era, Maldini c’era, la grande irritazione per Higuain mi sembra ingiustificata se viene da De Laurentiis, e invece capisco molto il tifoso, perché Higuain era più che un giocatore, era una specie di apripista verso una possibilità di crescita, forse di scudetto».
Era un profeta.
«Sì, però non si può pretendere che tutti si comportino come Totti o come Maradona o come Paolo Maldini, ci sono quelli che lo fanno di mestiere e di mestiere si cambia squadra, facendo le cose regolari. La Juve ha fatto due operazioni uguali, di una forza devastante, perché non si è solo rinforzata, ha anche tolto i due punti di forza alle due che la inseguivano».
Acquistando Pjanić e Higuain ha indebolito Roma e Napoli, agendo in modo spregiudicato.
«È calciomercato cinico, ma dal loro punto di vista è una operazione perfetta. Loro hanno più soldi da spendere e li spendono».
Che cosa la stupisce ancora?
«Le cose che mi stupiscono quasi sempre appartengono all’estetica del gioco: certi gol, di pallonetto, in rovesciata, certe azioni di prima. La bellezza del gioco colpisce. E quello che mi stupisce o mi colpisce positivamente è quando trovo dei gesti umani: quello che sbaglia il rigore e il compagno che lo consola, soprattutto quando succede da parte degli avversari. Zola espulso contro la Nigeria ai mondiali, a consolarlo ci va il libero nigeriano non un compagno, è indimenticabile. Mi stupiscono tante cose, mi stupisce Gasperini che quest’anno fa i nomi e cognomi dei tifosi che gli rompono le scatole. Non è mai successo, questo sì, che mi stupisce e molto. Infatti non so quanto sia da mettere in collegamento col fatto che ha cambiato città. Mi stupisce anche pensare a quanto guadagna Pellè in Cina».
Molto più di Maldini.
«Ma anche molto più di Maradona. A volte penso che un calciatore sia vendibile anche in funzione del look. Ho letto che già in Olanda c’erano i bambini che si pettinavano come Pellè, adesso avremo qualche migliaia o milione di cinesi che lo faranno. Non so a cosa gli servirà, ma so che lo faranno. Penso che se oggi fosse vivo e giocasse uno come Scirea non lo comprerebbe nessuno».
Nemmeno Di Bartolomei comprerebbero.
«Certo, anche Agostino non sarebbe vendibile: senza tatuaggi, senza orecchino. Io penso sempre a questa gente che nel calcio ha rappresentato molto anche come comportamento, perché parliamo di due signori, e di due ottimi capitani».
Oggi Icardi è capitano.
«È cambiato tutto. Come si fa ad amare un calcio così? Lo puoi studiare, puoi ironizzarci su, però non puoi ignorare se fai questo lavoro da cinquant’anni che la direzione che ha imboccato è questa qua e difficilmente tornerà indietro. E sarà sempre più condizionato dai flussi economici».
Penso che si finirà come l’NBA, alla fine toglieranno anche l’antidoping, bisogna correre di più, mostrarsi di più, fare spettacolo.
«Lo so, però, per esempio tutte queste partite precampionato che han fatto in America con le altre squadre europee, non le han trasmesse nessuno o no?»
Non lo so, non le vedo, credo a pagamento siano state trasmesse, ma solo un malato poteva vederle.
«È un calcio che gli allenamenti non te li fa vedere perché c’hanno i droni o studiano uno schema su corner che Dio sa poi quanto serve; le partite non se ne parla: quelle che una volta i tifosi che so del Napoli andavano a vedere Maradona a Madonna di Campiglio, quelli della Roma a Riscone, c’era questo flusso interno di tifosi; oggi le amichevoli le fanno in nord America o in Cina o Australia vedi Juve, sapendo benissimo che facendo queste amichevoli che ti rendono economicamente c’hai la squadra che prima di carburare ci vuole un bel po’. È un calcio che si allontana».
C’è qualcuno che salva? Per esempio tra gli allenatori che sembrano ancora avere tratti umani.
«Uno è Sarri, anche se l’ho trovato a schiuma leggermente frenata rispetto a Empoli, però era normale. È uno che insegna un calcio e in tempi abbastanza brevi lo ottiene. Un altro bravo è Gasperini che però ha un caratterino particolare. Bravo è Giampaolo. Come bravo è Spalletti».
Che ormai sembra un patriarca.
«Sembra un patriarca ma soprattutto mi piace perché dal primo giorno non ha messo quella divisa da beccamorto che ormai hanno quasi tutte le squadre: completo nero, camicia nera, cravatta grigio scuro, che aveva sempre Garcìa, e si mette, invece, una camicia bianca e un maglione. Mi piacciono quelli che si mettono in tuta. Sono contro gli allenatori indossatori».
E tra i calciatori? Soprattutto tra quelli non famosi?
«Zieliński che ha preso il Napoli lo avevo messo nei miei cento nomi dell’anno scorso, giudicandolo molto interessante, l’ho visto a Udine da mezzapunta adesso sembrano, dopo Empoli, orientati ad averlo costruito come tuttocampista, comunque ha molto talento. Poi ci sono due della Juve Primavera che mi piacciono: il primo è un terzino che si chiama Pol Lirola che credo l’abbia preso il Sassuolo, e l’altro è Filippo Romagna, è uno stopper, biondo. Poi un giocatore che a me piace tantissimo e Borja Valero: un altro che puoi fargli fare qualunque cosa. Come portiere ho un debole per Bizzarri. Uno che verrà fuori è Kondogbia, forse nell’Inter riuscirà a funzionare perché Banega è buono e lo può aiutare, e mi piace anche Ansaldi, che già avevo adottato quando giocava in Russia, dico adottato come gusti: perché non gioco al fantacalcio».
Un altro nel Napoli?
«Trovo molto importante Allan, che come generosità è quasi sempre il migliore. Poi può andare bene, male, ma recupera un sacco di palloni, veramente impressionante».
E tra le altre squadre?
«Mi diverte Salah perché sembra Beep Beep, ti dà cinque metri su venti. Non andavo pazzo per Pogba, penso che la cifra sia esagerata, mentre invece sono convinto che Dybala, se non gli mettono troppi steccati intorno, se non si mettono in testa di rinforzargli i muscoli, è un grande giocatore, tra un paio d’anni sarà uno dei top cinque».
E invece la Premier League degli italiani?
«Per la scuola italiana è una bella soddisfazione, continuerò, anche se le cose andranno diversamente, a tenere per coerenza per il Leicester».
Io tenevo per il Tottenham, mi piaceva l’estetica del suo gioco, il lavoro di Pochettino.
«Sì, gioca bene. Ma mi tengo il Leicester».
E dei due Manchester?
«No, non me ne frega niente di loro. Invece sono curioso di vedere l’impatto di Conte con l’Inghilterra. Non tanto col calcio inglese ma in generale con l’Inghilterra con la stampa, con le abitudini, con il loro aplomb».
Se ne innamoreranno.
«Può darsi, se si sono innamorati di Mourinho».
Per questo lo dicevo.
«E allora però non la menino tanto con gli inglesi impassibili eccetera, se poi basta fare due tre cose alla Masaniello e ti porti via il cuore».
Si ama quello che non si è.
«Allora mi dispiace non ci sia mai andato Oronzo Pugliese».

 

[questa è una parte di una lunga intervista a Gianni Mura, il resto uscirà nei prossimi giorni su IL MATTINO]

foto di Jacky Naegelen

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3 thoughts on “Alla fine il calcio sarebbe ancora uno sport

  1. Pepito ha detto:

    Un articolo interessante e pieno di spunti. Comunque a Dimaro c’erano 7-8000 persone 🙂

  2. […] anni fa, in una prefazione a Jorge Valdano. Gianni Mura è il gioco che dalle strade del ciclismo e dai campi di pallone arriva alle pagine. Etica ed estetica che trovano forma nella parola, senza perdere le radici di […]

  3. […] insieme – era insonne; quello che non è mai stato uno degli “allenatori indossatori” – come li chiama Gianni Mura –, ma uno capace di andare oltre, sconfitta e vittoria, uscendo dalla normalità, così tanto da […]

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